La vicenda CDP Reti–State Grid va letta come una sequenza di decisioni distinte.
Nel novembre 2013 il CdA di Cassa Depositi e Prestiti avviò la valorizzazione del veicolo CDP Reti e il conferimento della partecipazione in Terna, con l’obiettivo dichiarato di favorire l’ingresso di investitori terzi mantenendo il controllo in capo a CDP.
Lazard era l’advisor e aveva già avviato contatti con potenziali investitori.
Nel luglio 2014 State Grid International Development fu ammessa alla fase finale della procedura d’asta iniziata nel dicembre 2013.
Il 30 luglio 2014 il CdA di CDP approvò la cessione del 35% di CDP Reti a State Grid per un corrispettivo non inferiore a 2,101 miliardi di euro.
Il 31 luglio l’accordo fu firmato a Palazzo Chigi alla presenza del Presidente del Consiglio Matteo Renzi.
Il closing avvenne il 27 novembre 2014. Formalmente il venditore fu CDP; ilprocesso era iniziato sotto il Governo Letta, mentre la scelta finale, la firma, il vaglio governativo e il closing avvennero durante il Governo Renzi.
State Grid non entrò come investitore puramente passivo: ottenne due amministratori su cinque in CDP Reti, un sindaco su tre, diritti di veto su determinate delibere, la possibilità di proporre candidati alla gestione operativa e il diritto di designare un amministratore nei consigli di Snam e Terna. Il controllo di CDP Reti rimase comunque a CDP, oggi titolare del 59,1%.
L’operazione fu esaminata nell’ambito del Golden Power. La Relazione al Parlamento registra il procedimento 2/2014 e riferisce che il Comitato di coordinamento, pur non ravvisando gli estremi per l’esercizio dei poteri speciali, raccomandò cautele su sicurezza degli approvvigionamenti, efficienza delle reti, riservatezza dei dati sensibili e monitoraggio.
Il Consiglio dei ministri del 23 ottobre 2014 deliberò tuttavia il non esercizio dei poteri speciali, senza tradurre tali cautele in prescrizioni interdittive.
Sul piano economico, il prezzo del 2014 non appare, sulla base dei dati pubblici disponibili, manifestamente inferiore al valore di mercato delle partecipazioni sottostanti dell’epoca.
La convenienza dell’investimento per State Grid emerge soprattutto ex post: crescita dei valori di Terna, Snam e Italgas, flussi di dividendo regolari e permanenza della quota.
Dal 2015 al 2025 CDP Reti ha distribuito complessivamente circa 5,017 miliardi di euro; il 35% corrisponde teoricamente a circa 1,756 miliardi lordi attribuibili alla quota State Grid, prima di fiscalità e senza includere distribuzioni 2026.
A fine 2025 CDP Reti indicava un valore di mercato delle proprie partecipazioni pari a 13,877 miliardi e un indebitamento finanziario netto della capogruppo di circa 1,613 miliardi.
Un NAV puramente indicativo è quindi nell’ordine di 12,26 miliardi; il 35% equivale a circa 4,29 miliardi. Questo non è un prezzo di vendita: la quota non è quotata e diritti, vincoli, liquidità e patti parasociali possono produrre premi o sconti.
Conclusione
L’operazione del 2014 fu la cessione di una minoranza qualificata di CDP Reti, veicolo controllato da CDP, con diritti di governance significativi e partecipazioni strategiche.
L’investimento è stato molto remunerativo e oggi un’operazione equivalente sarebbe sottoposta a uno scrutinio Golden Power più ampio e strutturato