Dopo anni di proposte, confronti istituzionali e ricorsi, e dopo aver tentato di applicare al sistema i principi liberali proclamati dal decreto Bersani, è emerso un assetto rigido, poco incline al dialogo e scarsamente compatibile con una reale libertà economica.
Per comprenderne le ragioni, è stato necessario riesaminarne regole, gli atti fondativi, le evoluzioni giuridiche e le trasformazioni societarie.
Per capire come società e infrastrutture pubbliche, finanziate per decenni dalle bollette, fossero state trasformate in soggetti formalmente privati ma ancora inseriti in un perimetro di controllo pubblico rilevante.
Da questo riesame è emersa la formazione progressiva di un assetto concentrato, non presentato come monopolio ma capace di produrre effetti analoghi sul controllo delle funzioni essenziali.
Nei primi anni della liberalizzazione incompiuta, il problema sembrava la forza dei concorrenti; in realtà, il nodo era nell’architettura originaria del nuovo sistema.
La direttiva 1996/92/CE mirava a un mercato concorrenziale fondato su un accesso trasparente alla rete, basato su costi effettivi e non discriminatorio.
Nel 1999 l’Italia recepisce la direttiva con il decreto legislativo n. 79, noto come decreto Bersani, ma dal recepimento sembra derivare un assetto nel quale funzioni, flussi economici e poteri di intervento tendono a concentrarsi nuovamente.
Con l’articolo 3, commi 10 e 11, il decreto introduce gli oneri generali di sistema e li associa alla voce trasporto, attribuendo a componenti estranee al servizio un peso crescente nella bolletta e nell’accesso alla rete.
Poiché chi trasporta e misura l’energia può incidere sulla continuità della fornitura, il mancato pagamento di componenti inserite nel trasporto non produce solo effetti patrimoniali, ma può condizionare l’accesso al servizio.
Il meccanismo equivale a subordinare l’uso della strada al pagamento, attraverso il pedaggio, di finalità esterne alla circolazione.
Queste componenti non esprimono costi di trasporto o distribuzione, ma partite economiche estranee al consumo individuale, decise per finalità politiche, ambientali e industriali.
Il nuovo assetto consente al Ministero dell’Economia di incidere su snodi essenziali — Enel, Terna, GME, flussi degli oneri generali di sistema e componente fiscale — concentrando leve economiche, regolatorie e infrastrutturali.
Nel 2019, l’Europa interviene nuovamente con la direttiva 2019/944, il cui articolo 43, comma 5, ribadisce che produzione e trasmissione, quando riconducibili a enti pubblici, devono restare affidate a soggetti distinti e non sottoposti al medesimo centro di controllo.
In Italia questa distinzione appare indebolita dalla presenza di società formalmente private, ma inserite nel perimetro pubblico.
Enel, per esempio, modifica nel tempo la ragione sociale della controllata attiva nella distribuzione — da Enel Distribuzione a e-distribuzione — con costi riconosciuti secondo le regole stabilite dal regolatore.
All’interrompibilità internazionale, che per alcuni anni aveva prodotto vantaggi per il Paese, il sistema ha reagito intervenendo non sul prezzo o sulla qualità, ma sull’accesso alla rete e sugli oneri generali di sistema.
L’Europa voleva un mercato; l’Italia ha costruito un assetto che, nei suoi effetti concreti, concentra potere attraverso rete, oneri e funzioni essenziali.
Ne deriva una tensione con il quadro europeo e con i principi costituzionali che richiedono equilibrio tra regolazione, proprietà, benefici economici e poteri sanzionatori.
La Costituzione tutela i servizi essenziali, che devono garantire continuità, accessibilità e tutela dei diritti fondamentali, senza trasformarsi in strumenti di privilegio o discriminazione.
I soggetti,considerati separatamente, appaiono giustificabili; osservati insieme, mostrano la struttura del nuovo assetto.
I compiti risultano ripartiti tra:
- Produttori di energia, cioè la totalità dei soggetti che immettono energia in rete con obbligo di vendita al GME, di controllo governativo;
- Terna, incaricata della trasmissione dell’energia in alta e altissima tensione e dell’interconnessione con l’estero, garantisce l’equilibrio fisico della rete in ogni istante;
- L’attività di distribuzione — con capofila e-distribuzione, società del gruppo Enel, e le ex municipalizzate — assicura che l’energia arrivi ovunque e sempre, anche dove non sarebbe economicamente conveniente farla arrivare;
- Il GSE sostiene l’attuazione delle scelte di politica energetica trasformandole in flussi finanziari regolati, sostenuti dalla contribuzione dei consumatori;
- Acquirente Unico svolge una funzione di tutela per categorie di consumatori che il mercato non assorbe pienamente in condizioni ordinarie;
- Sogin gestisce il passato nucleare italiano, mai davvero chiuso, e svolge attività di bonifica anche in ambiti internazionali;
- ARERA garantisce che il sistema operi in modo coerente, ordinato e formalmente corretto.
Il sistema elettrico italiano non nasce da un disegno dichiarato, ma da decisioni stratificate nel tempo, ciascuna dotata di una propria giustificazione formale.
L’esito è una bolletta più onerosa e una crescente concentrazione di stabilità, controllo e benefici entro il perimetro pubblico.
Nel tempo, gli oneri generali di sistema hanno trasferito sui consumatori una quota rilevante del rischio economico, consolidando tale posizione.
La liberalizzazione finisce così per operare entro un perimetro che concentra concessioni, funzioni essenziali e flussi economici.
Mercato e concorrenza esistono, ma operano in un perimetro che non controllano.
Il venditore resta l’anello più debole della catena, mentre famiglie e imprese conservano una capacità limitata di incidere.
Le stesse associazioni dei consumatori sono approvate e pagate dal ministero.
Il sistema funziona tecnicamente, ma tende ad assegnare stabilmente vantaggio e potere a chi incide su reti, flussi, regole e tempi.
La complessità delle bollette impedisce a molti consumatori di sapere con precisione dove finisca il loro denaro e limita la possibilità di discutere o correggere il sistema.
Solo ciò che viene conosciuto a fondo può essere discusso e, se necessario, corretto.
(da “La luce tradita” di Filippo Giusto)