Al freddo o al buio?

Stiamo per riaccendere le caldaie, che bruciano quasi tutte gas e, quando farà freddo, potremmo restare proprio senza gas, essenziale anche per produrre metà dell’energia elettrica nazionale.

Il nostro confort invernale, a Milano, costerà comunque il 40% in più rispetto alla scorsa stagione termica. Questo dicono a settembre, poi vedremo.

Prima del Covid, il gas costava 10 €/MWh, 100 quando i russi hanno invaso l’Ucraina, 300 al massimo della speculazione sempre nel 2022, e oggi il trend è questo:

Il prezzo, all’ingrosso, dell’energia elettrica é 2/3 volte quello del gas e, con l’attuale sistema di formazione del prezzo, viene stabilito da quello del gas.

Non si scappa, è matematico: moltiplicate il TTF per due, o meglio per tre, trovate il prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica, poi moltiplicate di nuovo il risultato per altre due volte o tre, e trovate il prezzo che pagherete in bolletta.

Soluzioni sembra non essercene: aprire i gasdotti russi non se ne parla, è una questione di principio, cambiare il metodo di formazione del prezzo neppure perché sono troppi gli interessi del “sistema” inteso come Stato o come governo, che sulle bollette campa.

In attesa che la tempesta passi, se passerà, bisognerebbe, sensibilizzare la gente raccontando, per esempio, come andò nel 1973 e quanto durò l’austerity. In Cina c’era ancora Mao e non si produceva nulla.

Magari razionare come gli addetti ai lavori, quelli bravi e pochi, dicono da mesi.

La guerra nel golfo durerà, i treni di liquefazione del gas del Qatar sono distrutti, da Hormuz passa solo chi paga. La situazione è molto più complicata degli anni ‘70.

Diciamo che non sarà più come prima.

In una recente intervista, Angela Merkel, che raddoppiò il gasdotto Nord Stream, che avrebbe portato gas russo direttamente in Germania, riconosceva che l’Europa compra poco gas russo.

Stesso messaggio di Claudio Descalzi e di Franco Bernabè di qualche mese fa.

Ursula Von Der Leyen era invece di parere contrario: basta gas, solo rinnovabili!

E così tutti a blaterare di transizione energetica, di centrali nucleari, contro le fossili, che rappresentano comunque il 50% della produzione elettrica.

Senza dire, ma non si può, ai russi: “stiamo pensando di diminuire le fonti fossili, ma avremo ancora bisogno del vostro gas, mettiamoci d’accordo sul prezzo, torniamo ai contratti take-or-pay”.

Contratti scaduti quelli con o che stanno scadendo, a vantaggio del gas naturale liquefatto americano, che doveva arrivare in Europa, ma chissà a quale prezzo, e che nel frattempo finisce in Cina.

Il gas costa 10 volte quello russo da tubo? A chi interessa?

Nel 2021 successe la stessa cosa, ma noi importavamo ancora dalla Russia, ora non più.

Il cambiamento climatico invia segnali chiari e gli eventi atmosferici estremi s’intensificano con conseguenze difficili da prevedere, come il calo del vento in Germania con i parchi eolici che non producono, oppure in UK, patria del vento, dove i produttori falliscono.

Da tempo ci si chiede quale sia l’affidabilità delle rinnovabili, sulle quali abbiamo deciso di puntare perché “lo ha chiesto l’Europa” ma la rete non è progettata per tre milioni di produttori!

È la vecchia rete di enel, enormi centrali sul mare dove c’era acqua per raffreddare e carbone o olio da ricevere e bruciare. E dopo il gas da bruciare arrivava con i tubi da Algeria e Libia.

Ma, oltre ai problemi locali della Libia, anche i gasdotti ormai sono obsoleti, e gli stoccaggi sono talmente “strategici” che non si sa mai quanto gas c’è, o ci sarà.

Il “sistema” che vive di bollette, ci fa i soldi anche con quelli.

Le centrali nucleari francesi ci tengono acceso il nord e garantiscono il 15% dei nostri consumi. Base load non “se c’è bello” o bonaccia.

Alla fine le centrali francesi saranno finanziate dall’Europa perché, l’energia delle nucleari é carbon free, noi invece continueremo a pagare la tassa sulla CO2 che ormai costa come l’energia.

Speriamo che non si ripeta quanto successo nel 2003, quando restammo al buio per un fantomatico albero caduto in Svizzera.

Ora,tutto é interconnesso e ci vuole poco per far saltare il sistema. Basta vedere quello che è successo in Spagna e la linea di interconnessione con la Francia.

C’è bisogno di un serio piano di resilienza energetica, che faccia tesoro degli errori del passato.

Partendo proprio dagli stoccaggi, visto che statisticamente il grande freddo di gennaio/febbraio da noi dura al massimo una settimana, e i consumatori già pagano in tariffa il gas stoccato per le emergenze.

Quando serve, ci deve essere gas per resistere una settimana, fatecelo pagare quanto volete ma la gente non può ammalarsi perché fa freddo.

Ogni inverno, invece, appena arriva un po’ di freddo andiamo in confusione.

Come nel 2012, quando fa molto freddo e Scaroni, AD di ENI, informa il governo e il popolo che si consumano 440 milioni di m3 al giorno. (ndr. un volume da ricordare per i prossimi mesi). Viene fuori che c’è gas solo per tre giorni: stoccaggi vuoti!

Preso dal panico il governo Monti accende le centrali a olio combustibile, che restano pronte a produrre fino a luglio, mentre Mucchetti, ancora al Corriere prima di finire al Senato, scrive di metaniere che vagano nel Mediterraneo.

Nel Gennaio 2015 arriva poco gas dalla Russia e si pompa troppo dagli stoccaggi.

Il ministero dichiara l’allarme che “prevede che siano gli operatori a mettere in campo tutte le azioni di mercato più opportune per consentire il ritorno alla normalità”.

Detto fatto: il giorno dopo, con un tempismo perfetto, una metaniera scarica GNL a Livorno.

Nel 2015 i russi sospendono le forniture all’Ukraina perché non paga il gas. Infatti il gas dei russi agli ucraini, oltre al nostro, lo abbiamo pagato sempre noi europei.

Attraverso l’Ukraina passava il gas per l’Europa e, se l’Europa non scaldava l’Ukraina pagandole il gas, il gas non arrivava.

Per questa ragione i tedeschi volevano ricevere gas direttamente dalla Russia con il Nord Stream e per questo gli ucraini, con il permesso di Biden, lo hanno distrutto.

In Marzo 2017 l’incidente di Baumgarten in Austria blocca il gasdotto del nord e nel dicembre dello stesso anno il prezzo del gas raddoppia a 35 €/MWh (ndr. un prezzo da ricordare per i prossimi mesi) perché il gasdotto va in manutenzione e la portata dimezzerà per due anni.

Nel 2018 una nuova crisi con l’Ukraina, che si risolve di nuovo con i soldi dell’Europa.

Comunque tutti i contratti di fornitura di gas sono secretati: dove finisca il gas e a quale prezzo nessuno può saperlo, tanto meno il liquefatto.

Bisognerebbe pensare nel lungo periodo perché se i prezzi energetici resteranno a questi livelli, soccomberemo.

E’ un cambio epocale e le scelte, difficilissime, condizioneranno il nostro futuro.

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Autore: edoardobeltrame

“Ho scoperto il modo di ingannare i diplomatici. Io dico la verità, e loro non mi credono mai.” (C.B.C)

2 pensieri riguardo “Al freddo o al buio?”

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