Gli oneri generali di sistema: una scelta di politica economica per il Paese

La discussione sul costo dell’energia richiede una valutazione preliminare: quale sarebbe l’impatto effettivo per la finanza pubblica se una parte significativa degli oneri generali di sistema fosse rimossa dalle bollette elettriche e ricondotta alla fiscalità generale?

Dal 2013 al 2024, attraverso le bollette sono stati prelevati circa 150 miliardi di euro di oneri generali di sistema: una cifra enorme, che non può essere considerata solo come una voce tecnica.

Un intervento ipotetico da venti miliardi di euro non dovrebbe quindi essere letto solo come minore entrata immediata, ma come una riallocazione di risorse con effetti potenziali su consumi, investimenti, occupazione e gettito futuro.

Quelle risorse resterebbero infatti nella disponibilità di famiglie e imprese e continuerebbero, almeno in parte, a circolare nell’economia reale.

Inoltre, lo Stato rinuncerebbe nell’immediato anche al gettito IVA collegato a quella componente della bolletta, ma una parte del valore potrebbe rientrare attraverso canali fiscali diversi.

Una famiglia che paga meno l’energia elettrica dispone di una quota maggiore di reddito per consumare, risparmiare, ridurre il proprio indebitamento o affrontare altre spese.

Un’impresa che paga meno l’energia può investire, assumere, restare competitiva, ridurre i prezzi o mantenere in Italia produzioni che, con costi troppo elevati, rischiano di diventare non sostenibili.

Il profilo rilevante non è soltanto il mancato incasso iniziale, ma la quota di risorse che può rientrare nel circuito della finanza pubblica attraverso una maggiore attività economica.

Maggiori consumi generano IVA; maggiori redditi e occupazione producono imposte e contributi; maggiori utili delle imprese ampliano la base imponibile.

Quanto rientrerebbe nelle casse pubbliche dipenderebbe dalla risposta dell’economia: dai consumi, dagli investimenti, dalle importazioni e dalla capacità produttiva del Paese.

C’è poi un secondo effetto, meno visibile ma decisivo: l’effetto sul prodotto interno lordo.

Un importo di questa dimensione rappresenta una leva macroeconomica rilevante, soprattutto in un sistema produttivo esposto alla concorrenza internazionale e ai costi dell’energia.

Se una parte di queste risorse, invece di essere prelevata attraverso la bolletta, alimenta consumi, produzione e investimenti, il PIL può risultare più alto rispetto allo scenario in cui quel prelievo resta invariato.

E quando cresce il PIL, cambia anche il rapporto debito/PIL: uno degli indicatori più importanti per la finanza pubblica italiana e per il confronto con l’Europa.

Il debito non si valuta soltanto in valore assoluto: si valuta anche rispetto alla forza dell’economia che lo deve sostenere.

Se cresce il denominatore, cioè il PIL, il rapporto debito/PIL può migliorare anche senza una riduzione immediata dello stock del debito.

Naturalmente, questo non significa che l’operazione sia neutrale o automatica. Tutto dipende da come viene costruita.

Se ci limitiamo a togliere venti miliardi dalle bollette e a trasferirli, senza alcuna revisione, sul bilancio dello Stato, rischiamo solo di spostare il problema da una tasca all’altra.

Il cittadino pagherebbe meno in bolletta, ma lo Stato dovrebbe comunque trovare altrove le stesse risorse.

La rimozione degli oneri dalla bolletta dovrebbe pertanto essere accompagnata da una revisione puntuale della loro natura, della loro attualità, della loro dimensione e delle modalità di finanziamento. In particolare, occorre valutare:

  • È ancora giusto finanziare attraverso il kilowattora politiche pubbliche che riguardano l’intera collettività?
  • È necessario mantenere tutte le componenti nella loro dimensione attuale?
  • Quali voci devono essere sostenute dalla fiscalità generale e quali possono essere ridotte o superate?
  • Quali misure hanno esaurito la funzione per cui erano state introdotte?

La valutazione centrale riguarda quindi il costo economico complessivo dell’attuale modalità di finanziamento.

Sono domande essenziali per un Paese con un debito pubblico elevato e con margini di bilancio limitati.

Per questo togliere gli oneri dalla bolletta non deve essere raccontato come un semplice sconto ai consumatori.

Deve essere valutato come una scelta di politica economica: quanto costa nell’immediato, quanto può rientrare attraverso la crescita, quanto PIL aggiuntivo può generare, quale effetto produce sul deficit e quale sul rapporto debito/PIL.

La questione, quindi, non è soltanto se lo Stato possa rinunciare a venti miliardi nel breve periodo, ma dove quelle risorse producano il maggiore valore economico e sociale per l’Italia.

C’è una differenza profonda tra venti miliardi prelevati e venti miliardi lasciati nell’economia reale.

I primi vengono indirizzati verso destinazioni determinate attraverso un meccanismo obbligatorio collegato al consumo di energia; i secondi restano distribuiti tra milioni di famiglie e imprese e possono trasformarsi in consumi, investimenti, lavoro, produzione e nuova base imponibile.

Non dobbiamo decidere a priori quale impiego sia migliore. Dobbiamo misurarlo, con serietà e trasparenza.

Ed è proprio questo confronto che per troppo tempo è mancato.

Abbiamo imparato a calcolare quanto valgono gli oneri generali di sistema. Ma non abbiamo misurato con la stessa attenzione quanto costa all’economia raccoglierli attraverso l’energia.

Se una riduzione strutturale del costo dell’energia elettrica aumenta il reddito disponibile delle famiglie, rafforza la competitività delle imprese, amplia la base imponibile e sostiene il PIL, allora una parte del costo iniziale può rientrare nella finanza pubblica attraverso la crescita.

La domanda conclusiva dovrebbe quindi essere posta in termini di interesse generale: quale costo sostiene l’Italia mantenendo in bolletta oneri che potrebbero essere riconsiderati, ridotti o finanziati in modo più coerente con la loro natura pubblica?

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Autore: edoardobeltrame

“Ho scoperto il modo di ingannare i diplomatici. Io dico la verità, e loro non mi credono mai.” (C.B.C)

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