Come possono, i grandi gruppi energetici, scontare del 30 o del 50% le bollette?
Quale effetto avranno gli sconti sui concorrenti che non dispongono della stessa forza economica e finanziaria?
ENI ed Enel sono grandi gruppi energetici, con dimensioni, integrazione industriale e capacità finanziaria enorme.
Un piccolo venditore, anche se un migliaio in Italia sono effettivamente troppi, acquista energia sul mercato e deve vivere del margine della vendita. Non può senz’altro permettersi di comprimere per lungo tempo quel margine per inseguire i grandi.
Il rischio è che un vantaggio immediato per alcuni consumatori possa trasformarsi in un formidabile strumento di concentrazione del mercato.
Con gli sconti, i grandi restituiscono, ai propri clienti, una parte dei maggiori margini disponibili mentre ai piccoli non resta che chiudere.
Quindi il governo non interviene sugli extraprofitti ma la modificata strategia di vendita dei grandi crea sollievo ai consumatori “predestinati”, ricevendo il plauso del governo.
C’è poi il problema del prezzo marginale: produzioni con costi marginali molto bassi vengano remunerate al prezzo della produzione più costosa, necessaria a soddisfare la domanda, generando ricavi inframarginali molto rilevanti. E i grandi gruppi non solo distribuiscono e vendono energia elettrica, ma anche la producono.
Vero è che i ricavi degli inframarginali servono a remunerare investimenti, capitale e rischio, ma quando diventano eccezionalmente elevati, perché non individuare nella quota eccedente una congrua remunerazione e restituirla al sistema, abbassando il costo dell’energia per tutti e non solo per i “predestinati”.
Questo competerebbe al governo, che però ha demandato alle sue controllate.
L’Europa ha già sperimentato, durante la crisi energetica, un meccanismo temporaneo di limitazione dei ricavi di determinate produzioni inframarginali, destinando i ricavi eccedenti a misure per i consumatori.
Perché quindi utilizzare la forza economica dei grandi operatori per fare “mega sconti” soltanto ai loro clienti, quando si potrebbe studiare un meccanismo generale che restituisca gli eventuali extra-ricavi a tutti i consumatori, senza alterare la concorrenza tra venditori?
I venditori indipendenti non sono un ostacolo al mercato libero ma dovrebbero essere la garanzia dell’esistenza dello stesso.
Vogliamo abbassare il prezzo dell’energia per tutti i consumatori italiani o utilizzare gli extra-margini per una guerra commerciale che rischia di lasciare sul mercato soltanto i più grandi?
Forse il gioco è veramente finito e con la scusa dell’emergenza tanto vale riconcentrare il tutto su pochi operatori, esattamente come 25 anni fa.