I signori dell’energia: Terna

“In 10 anni di lavoro e con 10 miliardi di euro di investimenti, abbiamo creato una delle reti più moderne in Europa, con tecnologie all’avanguardia. Questo ha già consentito a cittadini e imprese di risparmiare 7 miliardi di euro, che grazie ai futuri sviluppi diventeranno 33 miliardi. Un grande risparmio firmato da Terna: utili per il Paese”

Terna campa essenzialmente sulle nostre bollette: realizza due miliardi di euro di fatturato all’anno; é facile quindi annunciare risparmi futuri visto che gli oneri di sistema delle nostre bollette, che includono anche Terna, sono letteralmente esplosi.

Una parte dei soldi delle nostre bollette finisce ai cinesi, per le lungimiranti scelte del governo Renzi, che non si é limitato ad accoglierli nella più importante infrastruttura elettrica del paese, ma anche nella Snam, quella del gas.

Occupandosi del trasporto in alta tensione, e dovendo garantire che l’Italia non resti al buio, Terna ha carta bianca su progetti che, secondo il MISE e con l’avvallo dell’Autorità per l’energia, possono essere o meno utili al paese come, per esempio, i  progetti  di interconnessione. Progetti che stanno in piedi solo perché pagati dai consumatori.

E così Terna rileva la rete elettrica dalle Ferrovie, che i cittadini avranno pagato chissà quante volte e stabilisce quali siano le centrali elettriche essenziali a garantire l’energia elettrica nel paese con risultati a dir poco sorprendenti.

Dovendo garantire il bilanciamento dell’energia in rete, un’attività alla quale provvede decidendo in modo poco trasparente, quali centrali sono essenziali le é stato anche conferito il compito di decidere quali traders di energia potranno sopravvivere perché, secondo l’Autorità per l’energia, avrebbero sbilanciato la rete.

Troppo potere a Terna?  E senza alcun controllo!

 

 

 

 

 

 

 

 

Il prezzo negativo dell’energia 

Il prezzo negativo dell’energia elettrica si forma in borsa quando il produttore è disposto a pagare purché qualcuno rilevi l’energia che produce; é più conveniente per lui pagare che fermare l’impianto.

Succede principalmente nei paesi del nord Europa dove c’è molto vento e in certi periodi gli impianti eolici diventano dominanti, ma non in Italia dove i prezzi minimi sono invece garantiti.

Se, anche in italia, il prezzo potesse girare in negativo liberamente i produttori dovrebbero decidere se spegnere l’impianto oppure guadagnare meno, restituendo parte degli incentivi che incassano.

In tutta Europa, il prezzo può fluttuare libero e diventare negativo, anche per centinaia di euro/MWh, ma in Italia no.

In Italia, il produttore di energia da fonte rinnovabile incassa gli incentivi quando produce e poi, se il prezzo in borsa sale, guadagnerà ancora, e se scende a zero avrà comunque incassato gli incentivi.

Con bassa domanda l’energia prodotta da rinnovabile sbilancia la rete e parte delle nostre bollette è destinata proprio al suo ri-bilanciamento!

In Italia, i business plan dei primi impianti di energia rinnovabile, prevedevano, oltre a trionfali incentivi, un prezzo di borsa di 100-150 €/MWh per la felicità teorica di banche e produttori.

Negli altri paesi europei, prima si è regolato il mercato e poi si sono incentivati gli impianti.

In Italia, nel 2011 e nel 2012, il prezzo medio in borsa dell’energia viaggiava intorno ai 75 €/MWh, negli ultimi due anni è stato di 50 €/MWh. Alcuni produttori di energia fotovoltaica incassano anche 7/8 volte l’attuale prezzo in borsa.

Michele Governatori, presidente di AIGET, ne parlava su Linkiesta mentre Carlo Stagnaro e Simona Benedettini giudicavano un’anomalia tutta italiana, l’impossibilità per il prezzo di passare in negativo in presenza della priorità di dispacciamento delle rinnovabili.

Scontata la posizione del presidente di Assorinnovabili: Pagare la gente perché acquisti un bene, quale che sia il bene e quale che sia il mercato, non ci sembra sia una soluzione economicamente efficiente”. 

Invece dello spalma-incentivi di Renzi, che non risolve alcun problema se non dilazionarne il loro pagamento, imporre il prezzo negativo non avrebbe potuto essere contestato da nessuno, anche perché in Europa funziona già così da tempo.

Troppo semplice per non essere osteggiata dai fondi che controllano l’energia verde in Italia mentre i buontemponi blaterano di grid parity.

No nuke francese? Ecco il carbone!

In Francia, una centrale nucleare su tre é in manutenzione.

Normalmente importiamo dalla Francia quasi il 20% di quanto produciamo e quindi dobbiamo correre ai ripari.

Il Ministero dello Sviluppo ha così chiesto a Enel di prorogare la chiusura di alcune centrali del nord-ovest già destinate alla dismissione.

Torna in funzione lo storico impianto a carbone di Sampierdarena (GE) che doveva essere chiuso l’anno scorso per diventare la Tate Modern della Lanterna.

La riaccensione della centrale é una misura precauzionale, sollecitata da Terna che deve garantire l’equilibrio della rete.

Sarà un intervento a termine, il tempo necessario per il riavvio delle centrali francesi.

Per la gioia dei genovesi, tutto tornerà a funzionare come in passato, con l’arrivo di navi cariche di carbone sulle banchine del porto.

Torneranno al lavoro i soci della compagnia “Pietro Chiesa” e si svilupperà di nuovo quel ciclo di lavoro indotto che fino alla chiusura della centrale, con una serie di servizi, garantiva comunque occupazione a questa fetta di porto a oltre duecento persone.

Ci sarà un po’ di fumo, ma solo con vento dai quadranti meridionali.

Ma proprio quella centrale andava riavviata? Una centrale di 65 anni con un rendimento inesistente?

Quanto ci costerà in bolletta un kWh prodotto da quella centrale?

MPS e Sorgenia

Corre voce che i business plan delle ultime centrali a ciclo combinato realizzate da Sorgenia si basassero sull’unico presupposto: “se non le facciamo noi le fa qualcun’altro, e dei numeri chissenefrega”.

All’inizio del nuovo millennio l’economia tirava e nessuno prevedeva che la domanda di energia elettrica si sarebbe arrestata e che gli incentivi avrebbero fatto esplodere le energie rinnovabili.

Due variabili che mandarono in letargo, per anni,  le centrali a ciclo combinato appena costruite, alcune proprio da Sorgenia.

E infatti la lista degli incagli MPS comprendeva Sorgenia, il ramo elettrico della famiglia De Benedetti, indebitata per 1,8 miliardi con il sistema bancario.

La sola Mps si era caricata di ben un terzo di quel fardello: seicento milioni erano ad appannaggio del solo istituto senese che ha fatto lo sforzo più ingente rispetto al pool di 15 istituti che avevano finanziato la società elettrica finita gambe all’aria.

I De Benedetti, di fronte alla crisi irreversibile, non si sono resi disponibili a ricapitalizzare come richiesto dalle banche che hanno così convertito l’esposizione creditizia in azioni.

Mps si ritrova ora azionista della Nuova Sorgenia con il 17% del capitale e, per rientrare dal debito, occorrerà risanare la società, magari ogni tre anni come Alitalia, e poi venderla. Nel 2015 la banca ha svalutato i titoli Sorgenia per 36 milioni di euro.

Oltre ai debiti dell’ingegnere, che sembra pagheremo noi, va ricordato che il “capacity payment” che paghiamo con le bollette proprio per non utilizzare anche le centrali della Sorgenia e per tenerle semplicemente a disposizione, vedi mai ….un domani…

La Nuova Sorgenia vi telefonerà anche a casa, proponendovi nuovi contratti di fornitura di gas e luce ma senza alcun sconto, anche se avrete pagato i suoi debiti.

I signori dell’energia: gli energivori

Lo scambio epostolare tra Massimo Mucchetti e Qualenergia é una pessima notizia per i consumatori che vedranno rincarare le bollette.

Mucchetti, che dalle pagine del Corriere combatteva le lobbies, é presidente della commissione industria del Senato mentre Qualenergia difende da sempre le energie rinnovabili.

Tutto nasce da un’interpellanza del M5S in merito all’esplosione degli oneri di sistema,che pesano per più di un terzo del valore delle bollette.

Oggi si parla delle società energivore che, proprio perché energivore, pagano l’energia a prezzi di favore, scaricando tutti gli oneri su quelli che consumano meno.

Il tema é quello degli interconnectors e cioè del vantaggio per le società energivore, di approvvigionarsi direttamente all’estero, in cambio del solo impegno a partecipare alla realizzazione di linee di trasmissione internazionali.

Per farle passano anni, o alla fine neppure si fanno, l’impegno resta solo un impegno ma nel frattempo qualcuno ci sguazza.

Le posizioni sono chiare: da una parte c’è Mucchetti che difende le società energivore, e i due miliardi di euro all’anno che costeranno ai consumatori, con la giustificazione che sono solo una parte dei 13 miliardi che i produttori di energia rinnovabile già scaricano sui consumatori.

Alcuni passaggi della lettera di Mucchetti vanno letti con attenzione: “la tentazione di incassare il beneficio senza investire davvero nei nuovi elettrodotti transfrontalieri ad altissima tensione è stata grande …… si deve dunque scegliere tra il lasciar morire l’operazione interconnector (mandando in cavalleria gli “aiuti” fin qui dati) e il concedere una proroga che, nell’arco di altri sei anni, consenta a Terna di costruire queste nuove linee transfrontaliere fermando, mano a mano che si completano, la corresponsione dell’anticipo dei benefici futuri”

Ma é ovvio, caro Mucchetti, che tutto finisce in cavalleria e che si compensare una distorsione – quella degli abnormi incentivi alle rinnovabili – con distorsioni ancora più devastanti, come gli interconnectors o il capacity payment. Non si capisce perché tutti i consumatori debbano pagare un tributo alla crisi, tranne i pochi privilegiati settori che invece vivono di rendita.

E anche se le linee di interconnessione, alla fine, si facessero avremmo energia a prezzi più bassi ma oneri di sistema più alti, mentre il problema è proprio quello di ridurre gli oneri di sistema invece di compensarli con altri provvedimenti.

E così se scopriamo che gli interconnectors  non si fanno, poco male, continuiamo a sperare che prima o poi si facciano! C’era l’impegno dei privati a investire ? Bastava l’impegno ma ora, dice Mucchetti, devono impegnarsi di più.

Tedeschi e francesi hanno capacità da vendere ed ecco servita l’Italia che importa per quasi il 20% della sua produzione, pur potendo produrre energia per due volte il suo fabbisogno.

Ecco come fanno i soldi gli energivori; la lista é lunga e sorpresa, c’è ancora Alcoa! Come mai ? 

La crisi francese e la tempesta perfetta

Il PUN – Prezzo Unico Nazionale – dell’energia elettrica si forma in borsa, e vale più di un terzo della bolletta.

Negli ultimi anni il PUN é calato costantemente ma non ce ne siamo accorti perché le altre voci della bolletta, tra cui gli oneri di sistema, sono letteralmente esplosi.

In ottobre, numerose centrali nucleari francesi sono state fermate e il prezzo dell’energia europea é decollato.

Da noi il PUN é raddoppiato rispetto a sei mesi fa.

Nei prossimi mesi l’Italia potrebbe restare senza l’energia, che importa da sempre dalla Francia, una media di 4,5 TWh al mese, quasi il 20% dell’energia che produce. Saremo quindi costretti a produrla con il fossile a due/tre volte il prezzo dell’energia nucleare francese che importavamo.

Sequestrate le centrali a carbone perché inquinano, bisognerà usare il gas.

Come ogni inverno, si ripresenterà il problema ucraino: ogni anno ci mettiamo i soldi: paghiamo ai russi il gas con il quale si scaldano gli ucraini, cosicché gli ucraini permettono che ci arrivi il gas russo.

Probabile quindi un aumento del prezzo del gas, anche perché i russi da anni lo vendono a prezzi di saldo.

Anche se i modelli prevedono un inverno mite, e speriamo sia così, l’aumento delle bollette é scontato.

Il presidente dell’Autorità per l’energia “numeri non ne dà” ma, entro l’anno, dovrà aggiornare le tariffe applicabili nel primo trimestre del 2017.

Ma, per chi potrà pagare sarà il male minore perché, sia in Francia che in Inghilterra, si prospetta anche razionamento dell’energia elettrica.

In questa situazione, eccezionale e imprevista,si aggiunge il conguaglio degli incentivi agli energivori che verrà scaricato sulle bollette, assieme a tutto il resto.

In questo modo chi consuma di meno pagherà di più.

A botte di miliardi di euro da pagare in più, il 2017 potrebbe essere un anno indimenticabile.

La situazione si sta facendo talmente grave che il governo sta valutando il trasferimento di una parte degli oneri di sistema sul bilancio dello stato.

A giugno il presidente dell’Autorità per l’energia dichiarava: “é competenza del Decisore politico affrontare la riforma complessiva della ridistribuzione degli oneri generali di sistema, componenti parafiscali delle forniture di famiglie e imprese, prendendo in considerazione il trasferimento, anche parziale, del fabbisogno annuale su voci di fiscalità generale, a garanzia della maggiore sostenibilità economica della bolletta elettrica”.

‘O paese do’ sole

“Con il crollo del prezzo del petrolio ormai la mia auto va ad accise”.

La pressione fiscale sul carburante é vergognosa.

Applicate la tabella al consumo stimato annuo che é di cinque miliardi di litri.

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Stesso destino per energia elettrica e gas.

La voce “materia prima energia” vale oggi un terzo della bolletta e tutto il resto, oltre a imposte e IVA, finisce nelle tasche di molti che non sono certo terremotati.

E questo perché in Italia si é incentivato di tutto: dalle centrali CIP6 alle biomasse, dal fotovoltaico all’eolico, dai certificati verdi ai bianchi e all’efficientamento energetico.

E tutto finisce nelle bollette, per decine di miliardi di euro all’anno! 

Li distribuisce il GSE, Gestore dei Servizi Energetici.

Una buona parte ai fondi green lussemburghesi, che incassano e spediscono tutto all’estero esentasse.

Noi ci mettiamo il sole, i terreni, i maneggioni che hanno fatto merenda con i comuni, i debiti delle banche e qualche elettricista che ha montato in fretta parti d’impianto fabbricate all’estero.

Ci sono 150.000 società, con partecipazioni e interessi incrociati, e i passaggi di mano sono continui.

Sono 19.000 MW installati con ritorni, per i tempi che corrono, stellari.

 

Quale politica energetica?

Consumiamo l’energia elettrica più cara in Europa e la domanda cala da anni.

Perché le bollette sono sempre più care se la domanda cala e il prezzo del petrolio è ai minimi?

Dimenticati i 350 TWh annui di un tempo, la produzione del 2015 è stata di 271 TWh e il calo previsto nel 2016 è di un ulteriore 3%.

Le industrie se ne sono andate, quelle che sono rimaste producono meno e il risparmio energetico ha fatto il resto.

L’energia da sole e vento rappresenta 15% del totale; le centrali a fossile producono la metà di quanto producevano otto anni fa.

La potenza installata è due volte il picco della domanda, eppure importiamo quasi il 20% del fabbisogno, prevalentemente dalla Francia, e ce ne stiamo accorgendo in questi giorni.

Vecchie centrali a olio combustibile e nuovissime a gas sono spente.

Non  sbottigliamo al nord l’energia prodotta dal sole al sud e neppure quella prodotta al sud verso la Sicilia.

Invece delle linee di trasmissione, abbiamo costruito centrali e ora ne paghiamo la sola disponibilità, cioè anche se non producono.

Solo ora Enel ne chiude 23 dopo che ci sono costate miliardi di euro per produrre poco o niente per anni o produrre in emergenza a prezzi stellari.

L’obiettivo europeo è stato raggiunto otto anni prima del 2020 ma le rinnovabili ci costeranno 13 miliardi all’anno, per i prossimi quindici.

Senza il nucleare, il carbone resta il combustibile più economico e sicuro al mondo per disponibilità. Tutti lo usano ma noi no perché non filtriamo gli scarichi dei camini.

In Francia producono energia da nucleare che noi importiamo per miliardi di euro. Ci renderemo conto nei prossimi mesi di quanto ci costerà questa dipendenza.

Da noi é stato molto più semplice chiedere al popolo cosa ne pensasse del nucleare, subito dopo l’incidente di Chernobyl.

Recentemente é stato chiesto al popolo cosa pensasse delle trivellazioni marine, ma il popolo é andato al mare.

Nel ’92, quando Tangentopoli scoprì il marcio delle commesse Enel, inventarono il CIP6 che finanziava impianti a energia rinnovabile e “assimilata” nella quale finirono rifiuti, scarti di raffineria e porcherie varie; dopo 24 anni, lo paghiamo ancora con le bollette.

In Spagna, Germania e Danimarca l’energia eolica prodotta è doppia della nostra; la Germania ha investito nell’industria del fotovoltaico, mentre noi arricchivamo i cinesi, che producevano i pannelli su licenza tedesca, le banche e i fondi.

La mancanza di una strategia energetica di lungo termine ha permesso la costruzione di inutili centrali a gas e allo stesso tempo ha esageratamente incentivato le rinnovabili, indebitando i consumatori di questa e della prossima generazione.

Bisognerebbe fare reti di trasmissione e di distribuzione, e dedicare risorse allo sfruttamento delle ultime centrali idroelettriche reversibili, a quelle a carbone e agli accumuli di energia.

Bisognerebbe poi cominciare a pensare all’elettrificazione del trasporto su strada.

Il ruolo dell’energia rinnovabile, devastante per gli incentivi che paghiamo con bolletta, e  clamorosa rendita per quelli che la producono, è sempre più importante.

Secondo Terna é un fenomeno “repentino e inatteso e le centrali sono distanti dai luoghi classici di consumo, nei quali sorgono gli impianti manifatturieri, ossia al nord”

Se per le rinnovabili, e per il fotovoltaico in particolare, la naturale localizzazione era il Sud, perché sono state costruite centrali convenzionali a gas al Sud se non servivano?

Così paghiamo noi  il capacity payment, con le bollette abbiamo salvato Sorgenia indebitata per miliardi con MPS.

Dovevamo diventare un hub europeo del gas ma abbiamo tenuto sotto embargo i russi mentre i tedeschi ci facevano affari e il proprio personale gasdotto sotto il Baltico..

Aver lasciato il settore in balia delle “libere” forze di mercato, dal decreto Bersani in poi, ci ha portati allo sfascio a totale carico dei consumatori e dei cittadini: la logica di mercato è di breve termine, mentre il ciclo degli investimenti di questa entità è su scala trentennale.

Il mercato va bene se limitato ai beni di consumo ma sulle infrastrutture energetiche occorreva una logica nazionale, o europea, coerente e univoca, per non distruggere valore.

Tutti s’illudono che il mercato sia la forma di allocazione ottimale delle risorse ma questa teoria, e il mercato elettrico ne è un chiarissimo esempio, non sempre funziona: ne stiamo pagando e ne pagheremo le conseguenze.

Il frettoloso e raffazzonato documento di Strategia Energetica Nazionale, firmato da Clini e Passera sul letto di morte del governo Monti, non é altro che una dichiarazione d’intenti presa per buona dai saggi di Napolitano, qualcuno dei quali finito nei guai, da quelli di Letta e infine da Renzi.

Con il risultato che continueremo a perforare il paese tra un terremoto e l’altro.

 

Il far west dell’energia

Dopo quindici anni di liberalizzazione all’italiana, non c’è un albo delle società che vendono energia elettrica.

Sarebbe invece utile sapere chi non opera correttamente e non vigila sulle proprie forza vendita, dedite più che altro a fregare la gente.

Un elenco invocato dalle stesse imprese, a tutela della loro reputazione del settore ma che non è ancora previsto dalla legge.

Così il “Ddl concorrenza”, arenato al Senato: “al fine di garantire la stabilità e la certezza del mercato dell’energia elettrica, dal 1o gennaio 2016 è istituito presso il Ministero dello sviluppo economico l’Elenco dei soggetti abilitati alla vendita di energia elettrica a clienti finali”.

Si legge che a una semplice richiesta di informazioni, il ministero dello Sviluppo economico, primo sponsor del decreto, si sia semplicemente “rifiutato di rispondere”.

 

La sbornia verde

Nel 2016, le bollette pagheranno quasi 13 miliardi di euro ai produttori di energia rinnovabile più due miliardi per gli oneri di sbilanciamento.

Un terzo dei duecento miliardi di euro, che verranno incassati fino al 2032, finirà esentasse nelle tasche dei fondi stranieri.

Solamente questa immensa quantità di denaro ha reso l’Italia la prima al mondo nel fotovoltaico con il  – 9% dell’energia elettrica prodotta – superando già nel 2015 gli obiettivi europei del 2020.

E c’è anche qualche buontempone che se ne vanta.

Dieci anni dopo il primo conto energia, che finanzia impianti che incassano anche dieci volte l’attuale prezzo dell’energia in borsa, si sveglia anche Nomisma: “potevamo risparmiare almeno 3-4 miliardi ed elargirli nei prossimi anni: avremmo evitato di gonfiare troppo un settore che poi si è improvvisamente afflosciato …..questo ha provocato un arresto nella creazione di impianti, visto che senza incentivi nessuno investe nel fotovoltaico”.

Dopo aver messo l’intero conto nelle bollette, si sveglia anche l’Autorità per l’energia, con le dichiarazioni di Bortoni.

Anche il ministro Calanda riconosce che “se la bolletta è cara la colpa è degli incentivi” e promette interventi nella prossima legge di stabilità.

Ma siccome c’è da pagare il pregresso, chi vorrà installare nuovi pannelli dovrà farlo senza agevolazioni ma non sfuggirá agli oneri di sistema perché dovrà restare connesso alla rete.

La pioggia di incentivi ha favorito i produttori cinesi di pannelli che alzarono i prezzi alle stelle, approfittando del boom del mercato italiano, e adesso sono un terzo di prima.

Dopo la grande sbornia, su 600.000 impianti sparsi per il paese, non si sa neppure chi produce davvero, quanto produce o se incassa incentivi illecitamente.

Bisogna far capire, ai tanti che continuano a straparlare di energia rinnovabile, che il gioco é finito e d’ora in poi ci sarà solo il conto da pagare, per i prossimi sedici anni.

 

Cambiare fornitore

Nei prossimi mesi, milioni di utenti dovranno saranno costretti a passare al mercato libero: sarà impossibile sottoscrivere un contratto di “tutela simile” senza internet e un corso d’informatica.

Così saranno in molti a concludere contratti al telefono e senza capirli, diventando preda di fornitori senza scrupoli.

Pochi verificano la lettura finale del vecchio contratto che permette al vecchio fornitore di fregare per l’ultima volta l’utente che ha deciso di lasciarlo.

L’operazione dipende dal distributore che, per abitudine, non legge i contatori pur essendo pagato per farlo.

Succede così che il vecchio fornitore addebiti una quantità di energia stimata maggiore di quella effettivamente consumata, lasciando all’utente l’unica possibilità di rivalersi sul fornitore che subentra, il quale invece non c’entra nulla e comincerà a fatturare energia partendo da un dato di consumo sbagliato.

Inizia così una serie di azioni di rivalsa da parte dell’utente che ha tutto il diritto di non pagare una bolletta falsa.

Il cambio di fornitore dovrebbe prevedere la lettura contestuale del contatore cosa che invece, inspiegabilmente, l’Autorità per l’energia nega.

 

Valvole termostatiche e ripartitori

Comunicato di Annamaria Terenziani, presidente dell’Associazione Proprietà Edilizia di Confedilizia Reggio Emilia.

“Le bugie di alcuni amministratori stanno per stravolgere i conti di molte famiglie.

Affermano che non esiste alternativa all’installazione dei contabilizzatori e termoregolatori: la legge lo impone e basta!

Delle due l’una, o non si conosce la normativa o si vuole coprire il fatto di aver fatto deliberare un’operazione che, se non attentamente valutata prima, non solo costituisce una spesa inutile, ma addirittura porterà ad un vertiginoso aumento dei costi per moltissime famiglie.

Quali in particolare? Quelle che abitano in palazzine costruite prima del 1990, ovvero quelle realizzate prima dell’introduzione della Legge 10/90 che già richiedeva la predisposizione dell’impianto centralizzato ai sistemi di contabilizzazione individuale. Praticamente il 90% dei Condomini con impianto centralizzato!

Questa incredibile superficialità si è già manifestata nei suoi effetti più nocivi in quei condomini in cui è stato presentato il primo consuntivo dopo l’installazione dei contabilizzatori: chi spendeva mediamente 1.500 €, ora ne spende 4.000!

Perché il problema non è solo il costo immediato dell’installazione dei contabilizzatori o delle termovalvole!

Il vero costo è quello che deriva dal nuovo sistema di funzionamento dell’impianto.

Prima vi era un bilanciamento derivante dall’irrogazione di calore uniformemente ed ora, visto che alcuni appartamenti (completamente vuoti o non abitati per la maggior parte della giornata) rimangono freddi per la chiusura delle singole termovalvole, gli impianti di quelli con più lati esposti al freddo dovranno produrre un consumo di energia molto più elevato.

Questo però non porta a quel risparmio energetico che è la finalità tanto della nuova normativa nazionale – D.Lgs 102 del 2014 – quanto di quella regionale – Delib. Emilia Romagna 967 del 20.07. 2015.

Entrambe le norme (art. 9 comma 5 lettera “b” D.Lgs. 102/2014 e punto D.6 comma 1 lettera “b” Delib. 967/2015) recitano a chiare lettere che nei Condomini con impianti centralizzati devono essere installati sistemi di contabilizzazione e di termoregolazione per singola unità immobiliare “solo” e “nella misura in cui sia tecnicamente possibile, efficiente in termini di costi e proporzionato rispetto ai risparmi energetici….gli eventuali impedimenti di natura tecnica alla realizzazione dei predetti interventi devono essere evidenziati nella relazione tecnica”.

Alla lettera “c” degli articoli citati si precisa che ove l’installazione di sistemi di contabilizzazione per singola unità immobiliare non sia tecnicamente possibile o non sia efficiente in termini di costi, le norme citate richiedono l’installazione di ripartitori applicati a ciascun radiatore, ma anche in questo caso “salvo che l’installazione di tali sistemi risulti essere non efficiente in termini di costi”.

Quali sono i casi in cui l’intervento non risulta efficiente in termini di costi e proporzionato rispetto ai risparmi energetici?

Proprio i casi che sono già all’esame della nostra Associazione, ovvero quelli in cui i costi per le famiglie sono triplicati ed i consumi energetici complessivi non sono diminuiti e non diminuiranno perché gli appartamenti più freddi richiedono un funzionamento costante dell’impianto per far raggiungere le temperature di comfort.

Questi condomìni potevano risparmiare i costi tecnici dell’intervento, i maggiori costi dei consumi, così come le liti che si stanno già producendo e che aumenteranno.

Prima di tutto l’amministratore avrebbe dovuto consigliare all’assemblea di incaricare da subito un valido tecnico per valutare, attraverso la diagnosi energetica, se la modifica dell’impianto avrebbe prodotto effettivamente “efficienza in termini di costi” o fosse “proporzionato rispetto ai risparmi energetici”.

Non avendo fatto eseguire tale indagine preventiva, a cui in molti casi sarebbe seguita una dichiarazione di esonero dall’obbligo, il danno è sotto i nostri occhi nelle bollette spaventosamente lievitate.

Di fronte ai tanti reclami che ci stanno giungendo ed alla conclamata negligenza di alcuni amministratori, abbiamo deciso come Confedilizia di aprire lo “sportello calore” per informare i condomini prima che compiano passi che potrebbero portare a danni economici ingenti. I nostri termotecnici saranno a disposizione gratuitamente anche delle assemblee per illustrare la normativa e per consentire a queste una scelta consapevole”.

 

Liberi tutti:paga il consumatore!

In un paese dove:

  • il trasporto dell’energia elettrica é controllato indirettamente dallo stato con Terna.
  • la distribuzione dell’energia elettrica é controllata indirettamente dallo stato con Enel;
  • la misurazione dell’energia elettrica é controllata indirettamente dallo stato con Enel
  • una buona parte della produzione dell’energia elettrica é controllata indirettamente dallo stato con Enel;
  • il parlamento e i governi decidono cosa dobbiamo pagare con le bollette e l’Autorità dell’energia stabilisce come lo faremo;
  • sulle tariffe dell’energia elettrica vengono scaricati gli errori di altri

parlare di liberalizzazione é improprio.

Il sistema infatti non é assolutamente liberalizzato e ingrassa società statali in mano a manager che millantano efficienza e poi, quando il Codacons scopre che tutto è fuori controllo, l’Autorità, non sapendo che pesci prendere, invoca goffamente vaghi principi di “autoregolamentazione” , avendo fallito nell’imporre regole chiare, delega ai singoli operatori di mettere in atto azioni virtuose.

Come può un’autorità regolatoria richiamare nelle sue delibere la prudenza, la diligenza,la perizia e la previdenza che i produttori e i traders di energia elettrica avrebbero dovuto rispettare e che, secondo l’Autorità, non lo hanno fatto?

Così le regole, che non c’erano, vengono deliberate dall’Autorità in tutta fretta a luglio ma con effetti retroattivi al 2015; traders e produttori dovrebbero pagare Terna, solo perché Terna non è stata in grado di gestire gli sbilanciamenti della rete, come invece avrebbe dovuto essendo profumatamente pagata per farlo.

Il giochetto è sempre lo stesso: per bilanciare la rete Terna chiama l’accensione di centrali che così vendono la loro energia a più di dieci volte il valore di mercato; ci sono bilanci da sistemare, ci sono banche che devono rientrare dei crediti e una bella miliardata scivola per intanto nelle bollette di ognuno di noi.

 

 

La dignità della misura

Al Festival del Diritto di Piacenza si é parlato anche di misure che, se non sono affidabili, mettono a rischio la dignità del cittadino.

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Ricadono in questa categoria le misure dell’energia elettrica, realizzate con contatori illegali, e del gas addebitate in unità di misura illegali.

La strada resta in salita per tutelare gli utenti e la distanza con l’Europa è evidente.

Tutti in Nevada:ridicoli!

Frenetica attività di Enel all’estero con i soldi delle nostre bollette.

Tutti con il nuovo aereo di Renzi in trasferta turistica retribuita!

In Italia, Enel chiude le centrali, ma all’estero vince concessioni per la fornitura di energia rinnovabile, a prezzi anche dieci volte inferiori a quelli italiani.

Dopo Perù e Messico, é la volta dell’impianto di Stillwater in Nevada (USA).

Si tratta dell’aggiunta di un impianto a concentrazione solare per scaldare il fluido geotermico esistente.

2 MW di potenza in più a un costo di 15 Milioni di $.

Raggiante il premier:”l’esempio dell’Italia tecnologica e vincente nella economia globale” 

Traduzione: l’impianto, che ospitava già quattro turbine geotermiche e un impianto fotovoltaico tradizionale, é stato implementato con impianto solare termodinamico a concentrazione, per aumentare la temperatura del fluido geotermico con uno scambiatore.

Tecnologie arcinote e componenti – specchi, parti impiantistiche, scambiatore etc. – che forse non sono neppure italiani.

Il processo è l’efficientamento di ciclo termodinamico che un qualsiasi studente di ingegneria può affrontare.

L’impianto fotovoltaico è avulso dall’impianto geotermico e già dedicato alla produzione di energia; nasce così il dubbio che l’impianto sia stato realizzato solo per mantenere gli impegni di cessione energia elettrica tra Enel Green Power e gli americani. 

Il campo geotermico é infatti in esaurimento e richiederebbe la perforazione di altri pozzi e così, prima é stato realizzato l’impianto fotovoltaico e ora il solare termodinamico.

Altra questione, anche se sono affari di Enel, é la redditività dell’investimento rispetto al suo conto economico: i 2 MW aggiuntivi sarebbero costati 7500 $ per kW installato, che rappresentano il costo di un ben più sofisticato impianto greenfield.

Sparita ogni possibilità di verificare il ritorno dell’investimento,visto il recente delisting di Enel Green Power, con incorporamento in Enel.

Chi verrà dopo Starace e Renzi farà quattro conti e chiuderà tutto in perdita.

Forse andrebbero colti ben altri esempi della tecnologia italiana nel mondo.

 

Dalla banda larga al monopolio con i contatori

Per il nuovo AD di Enel: “l’operazione banda larga ha senso se si coprono i 33 milioni di contatori. La nostra proposta è di posare la fibra nel cosiddetto ultimo miglio.  Se si fa coincidere questa disponibilità con il nostro piano di sostituzione di 33 milioni di contatori che abbiamo installato 15 anni fa, a partire dal 2016 gli oneri per il sistema diventano decisamente inferiori”.

La benedizione di Renzi non si è fatta attendere.

Traduzione: se voi del Governo ci fate succhiare qualche miliardo dalle bollette, noi sostituiamo decine di milioni di contatori illegali, prima che vengano tutti sequestrati.  Fate pure rientrare l’operazione nella banda larga telefonica, che con i contatori non  c’entra nulla. Così manterremo il monopolio e in cambio vi promettiamo cospicui dividendi per i prossimi vent’anni.

Attenzione quindi perché potrebbero farci lo stesso scherzetto di quindici anni fa quando Enel iniziò a installare senza farli omologare da nessun ente terzo indipendente con il risultato che oggi non è possibile verificare legalmente se misurino correttamente né quanto tempo possano durare senza perdere la precisione di misurazione.  

Con l’aggravante che solo Enel, che li gestisce da remoto, sa come funzionano.

Il Ministero dovrebbe pronunciarsi sul sistema di misura comprensivo di: contatore, protocolli di comunicazione e sistemi remoti perché l’Autorità per l’energia non ha alcuna competenza in Metrologia.

Enel potrebbe, per assurdo, decidere quanto un utente deve consumare o quanto un produttore di energia rinnovabile produrre.

Breve storia dell’energia (5):ritorno al monopolio

“In Italia, Enel è la più grande azienda elettrica. Opera nel campo della generazione di elettricità da impianti termoelettrici e rinnovabili con quasi 31 GW di capacità installata. Di questi, più di 3 GW sono costituiti da impianti di generazione da fonti rinnovabili gestiti attraverso EGP. Inoltre, Enel gestisce gran parte della rete di distribuzione elettrica del Paese e offre soluzioni integrate di prodotti e servizi per l’elettricità e il gas ai suoi 31 milioni di clienti italiani”.

Lo si legge oggi sul sito di Enel e lo denunciava l’Antitrust, già nel 2007.

Il picco della richiesta di energia elettrica del luglio scorso é stato di 53 GW.

Enel avrebbe potuto coprirne il 58%, condizionando il mercato.

Il nuovo AD, appena insediatosi, definì “parassiti” i traders e ricordò il passato:

“In Italia è stata avviata, tra i primi paesi al mondo, una importante innovazione tecnologica per un’intuizione di Franco Tatò che oggi ha reso il nostro paese l’unico a livello globale ad avere completamente digitalizzato la rete di distribuzione con l’istallazione di 36 milioni di contatori digitali all’interno di un sistema completamente digitalizzato. 

La rete oggi è in grado di gestire grandi complessità, come i 600 mila impianti di generazione presenti sul territorio dai quali affluisce l’energia, senza particolari problemi. 

E posso annunciare che presto si compirà un ulteriore salto in avanti: dal 2016 metteremo in funzione un nuovo contatore digitale, per dare una serie di servizi aggiuntivi e ulteriori capacità di gestione di questa rete”

L’intuizione del kaiser Franz Tatò fu quella di piazzarci in casa un contatore illegale che, ancora oggi, viene sequestrato mentre il sistema “completamente digitalizzato” lo conosce solamente Enel.

Enel avrebbe poi dovuto separare da anni l’attività di distribuzione da quella di vendita ma l’ha fatto solo un mese fa, dopo aver perso il ricorso al TAR, contro l’Autorità per l’energia che le imponeva semplicemente la direttiva europea.

Secondo Enel, l’Autorità non aveva autorità per imporlo.

Quando invece serve, l’Autorità ha l’autorità di approvare i contatori di seconda generazione che, con la scusa della banda larga, Enel ci vorrebbe rimpiazzare in casa.

Il mercato tutelato finirà tra un anno e mezzo e in questa situazione sarà facile per Enel rafforzare la posizione offrendo contratti di lungo termine come spiegava Starace:

“Nel 2003 l’Unione Europea decise che i contratti a lungo termine tra i produttori e i consumatori dovevano essere impediti, inserendo obbligatoriamente una clausola che garantisse ai clienti la possibilità di recedere senza alcuna penale in ogni momento. Una scelta che in quella fase era corretta, perché in Europa in quel momento c’era scarsità di produzione e un eccesso di potere contrattuale dei produttori…..i clienti andavano dunque protetti. Dopo 11 anni lo scenario è cambiato. Il potere di mercato si è addirittura invertito, con un eccesso di capacità produttiva a livello europeo che consentirebbe a qualunque consumatore di avere un vantaggio contrattuale importante a patto di mettere di nuovo in gioco anche la durata nel tempo del contratto….. Sì, sono sicuro che contratti più lunghi e quindi più vincolanti sarebbero davvero più convenienti”. 

Qui finisce la breve storia dell’energia e l’illusione della liberalizzazione del mercato.

(fine)

Il nuovo contatore della luce

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Poche notizie sul nuovo contatore della luce se non che sarà “un oggetto di design“.

“Enel sta per sostituire 35 milioni di contatori elettrici. Il nuovo contatore renderà possibile lo sviluppo di servizi energetici postcontatore. Ciò favorirà ulteriormente la crescita della consapevolezza del cliente e permetterà di indirizzare la tematica del demand/response e di incrementare i servizi di domotica. Saranno le aziende, tra cui c’è ovviamente Enel Energia, a cavalcare queste nuove opportunità grazie a un’interfaccia aperta in grado di dialogare con tutti gli elettrodomestici e i dispositivi della casa”

Restano peró alcuni problemi da risolvere come  l’umbundling e il protocollo di comunicazione dei dati di consumo, che dev’essere aperto a tutti gli operatori.

Poi c’è la MID: “il misuratore deve essere dotato di un visualizzatore metrologicamente controllato, facilmente accessibile al consumatore senza alcun ausilio”.

È’ sicuro invece che pagheremo di nuovo noi, anche se i vecchi contatori hanno funzionato per pochi anni, e nessuno dice quanto ci costerà.

Con l’avvento del mercato libero Enel rafforzerebbe la posizione dominante, allargandosi sulla telefonia.

I gruppi telefonici e Terna sono però scesi in campo e stanno studiando un proprio contatore.

Quanto ci costa l’Autoritá per l’energia 

Luigi Gabriele di Codici ha fatto i conti di AEEGSI.

Un bilancio trionfale per i tempi che corrono , un servizio inesistente per i consumatori ma utile per il sistema che li vessa.

Basta confrontare le nostre bollette con quelle europee, pubblicate nel blog.

L’attività principale dell’autorità è negoziare con il “sistema” il modo di spalmare in bolletta i costi che lo mantengono per poi denunciare che gli oneri di sistema sono ormai fuori controllo: 16 miliardi all’anno.

Così paghiamo l’energia più cara d’Europa. 

Invece dimettersi,come voleva Renzi, regoleranno anche i rifiuti.

E si permettono di comprare, con i nostri soldi, un immobile a Milano per 40 milioni e ce ne vorranno altrettanti per la ristrutturazione.

Il consumatore mantiene tutti

Dopo Alcoa, ci prepariamo a pagare i debiti dell’ILVA e, dopo l’ILVA, arriverà altro da salvare con le bollette più care d’Europa.

Il misericordioso consumatore italiano  ha già salvato Sorgenia, l’interconnector,le centrali siciliane,le centrali da fossile solo perché restassero ferme.

La lista è lunga.

Basta digitare su Google “decreto salva” per capire che, come cittadini o come consumatori, abbiamo sempre qualcosa da salvare in questo paese, perché i conti non tornano mai.

Siamo chiamati a rimediare di tasca nostra agli errori di una classe politica inesistente e ignorante.

Se le tasse non sono sufficienti allora si colpiscono i consumi ma fino a quando può durare?

I madornali errori di politica energetica, come l’abbandono del nucleare e la folle incentivazione dell’energia fotovoltaica, faranno sentire il loro nefasti effetti per i prossimi 15 anni, con oneri di sistema che arriveranno ai 20 miliardi di euro all’anno anno.

E quelli che consumano meno “salveranno” di più!

Cosa si sarebbe potuto fare con 20 miliardi di euro all’anno?

Abbiamo scaricato sulla prossima generazione un’immane quantità d’impegni ad unico vantaggio delle lobbies che hanno cavalcato il vuoto politico degli ultimi dieci anni.

Cosa succederà quando il prezzo del petrolio tornerà a salire ?

Possibile che nessuno si renda conto di cosa sta succedendo?