Il prezzo negativo dell’energia 

Il prezzo negativo dell’energia elettrica si forma in borsa quando il produttore è disposto a pagare per farsi comprare l’energia che produce. Il produttore paga fino a quando diventa più conveniente per lui fermare l’impianto.

Questo succede in Europa ma non ancora in Italia.

Se, anche alla borsa italiana dell’energia, il prezzo potesse girare in negativo, i produttori dovrebbero decidere se spegnere l’impianto o guadagnare meno, restituendo ai consumatori parte degli incentivi che comunque incassano.

In Italia, non solo il prezzo dell’energia non può girare in negativo, ma l’energia prodotta da fonte rinnovabile viene riversata in rete per prima.

In tutta Europa, il prezzo può diventare negativo, in alcune ore al giorno anche per centinaia di euro/MWh, in presenza di alta produzione di energia, rinnovabile e non, e bassa domanda.

In Italia, il produttore di energia da fonte rinnovabile incassa gli incentivi quando produce e poi se il prezzo in borsa sale guadagnerà ancora, se scende a zero avrà comunque incassato gli incentivi.

Con bassa domanda l’energia prodotta da rinnovabile sbilancia la rete e una parte delle nostre bollette è destinata proprio al suo ri-bilanciamento.

In Italia, i business plan dei primi impianti di energia rinnovabile, prevedevano, oltre a trionfali incentivi, un prezzo di borsa di 100-150 €/MWh per la felicità teorica di banche e produttori.

Negli altri paesi europei, prima si è regolato il mercato e poi si sono incentivati gli impianti.

In Italia, nel 2011 e nel 2012, il prezzo medio in borsa dell’energia viaggiava intorno ai 75 €/MWh, negli ultimi due anni è stato di 50 €/MWh. Alcuni produttori di energia fotovoltaica incassano anche 7/8 volte l’attuale prezzo in borsa.

Michele Governatori, presidente di AIGET, ne parlava su Linkiesta mentre Carlo Stagnaro e Simona Benedettini giudicavano un’anomalia tutta italiana, l’impossibilità per il prezzo di passare in negativo in presenza della priorità di dispacciamento delle rinnovabili.

Scontata la posizione di Assorinnovabili: Pagare la gente perché acquisti un bene, quale che sia il bene e quale che sia il mercato, non ci sembra sia una soluzione economicamente efficiente”. 

Invece dello spalma-incentivi di Renzi, che non risolve alcun problema se non dilazionarne il loro pagamento, imporre il prezzo negativo non avrebbe potuto essere contestato da nessuno, anche perché in Europa funziona già così da tempo.

Troppo semplice per non essere osteggiata dai fondi che controllano l’energia verde in Italia mentre i buontemponi blaterano di grid parity.

2 pensieri su “Il prezzo negativo dell’energia 

  1. Tanto per restare sulle anomalie, la sistematica riduzione della quota di energia importata dalle varie frontiere a Nord in questo periodo dell’anno contribuisce a far che il costo dell’energia in Italia durante il weekend sia più alto rispetto a quello registrato nei giorni feriali. Così mentre la Germania, in presenza di elevata produzione rinnovabile, esprime sulla domenica una media baseload negativa l’Italia chiude con una media domenicale più alta di quella registrata sul mercoledì…

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