Il gas come la benzina?

La bolletta del gas di un utente dell’area milanese dimostra la tendenza.

Per un consumo di 130 m3 – 2300 m3/anno in tutela – vengono addebitati:

  • 46€   di gas                                      (16,2%)
  • 163€ di oneri di sistema              (57,6%)
  • 74€   di imposte e tasse                (26,2%)

La materia prima vale, in questa bolletta, il 16,2% del suo valore totale; trasportare, distribuire e neppure misurare il gas, perché l’utente effettua l’autolettura, costa tre volte e mezzo la materia prima.

Un nuovo fornitore che vi proponga di subentrare potrà scontare solamente la materia prima senza quindi alcun risparmio sostanziale.

Tra una settimana, l’Autorità per l’energia elettrica e il gas aggiornerà i prezzi del mercato tutelato validi per i prossimi tre mesi, facendo i salti mortali per dimostrare che l’utente domestico tipo pagherà di meno, ma voi dovrete fare i conti solamente sulle vostre bollette, prendendo in considerazione le bollette di un anno.

Emergenze e prezzi in salita

In alcune ore della giornata, l’andamento del prezzo dell’energia elettrica é spiegabile solamente dall’ingordigia dei produttori.

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A cosa serva la nuova linea di trasmissione con la Sicilia, dove il prezzo dell’energia elettrica presenta lo stesso andamento del passato, nessuno lo ha ancora capito.

In questi giorni il prezzo di mercato in Germania é un terzo di quello italiano,in Francia la metà, e  in una situazione del tutto tranquilla: non fa ancora troppo caldo, non c’è ancora alcun picco di domanda e il prezzo del gas é ai minimi.

Sembra una grande manovra speculativa e un’eventuale emergenza estiva partirà da queste basi di prezzo

Quando c’è emergenza, in Italia, qualcuno ci fa sempre i soldi.

Si temono temperature elevate e ridotta capacità di generazione nel Nord e Centro Nord e di possibili flussi vincolati nelle aree settentrionali e meridionali. Come ogni anno arrivano le raccomandazioni di Entso che denuncia l’inadeguatezza del sistema elettrico europeo e in particolare di quello italiano.

Come ogni anno, Terna predispone così le contromisure i cui costi verranno posti  a carico delle bollette: chiede ai produttori la disponibilità a riaccendere le centrali a turbogas, come peraltro succede già d’inverno, e riconosce l’interrompibilità per 500 MW ad un costo di 36 milioni di euro.

I produttori ringraziano, gli interrompibili anche e i consumatori preparano i soldi.

Se poi le previsioni non erano giuste, non importa, l’emergenza rimane. Tutto finirà nei c.d. oneri di sistema il cui valore si sta avvicinando pericolosamente all’80% del valore delle bollette, esattamente come per la benzina.

Il nuovo documento SEN ( strategia energetica nazionale ) accenna alla possibile cancellazione del PUN ( prezzo unico nazionale ) come prezzo di riferimento: sarebbe un disastro per i gattopardi siciliani dell’energia abituati ad acquistare a PUN e vendere al prezzo isolano squisitamente elevato, quanto la bellezza dell’isola.

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E io pago

Pochi verificano le cifre incomprensibili delle bollette e i consumi sui contatori, impresa più difficile con i nuovi smart meters.

Difficile quindi sapere con esattezza quanto si consuma anche perché le bollette fatturano sempre consumi stimati.

Invece sarebbe sufficiente leggere bene, perlomeno una volta, la bolletta e gli allegati. 

In questo caso si scopre che il prezzo unitario del kWh è venti volte il prezzo dell’energia all’ingrosso.

Una seconda casa inutilizzata costa 300€ all’anno solo perché connessa alla rete elettrica. 

Poi ci sono il gas, l’acqua e i rifiuti: in pratica una seconda IMU.

La liberalizzazione del monopolio

Il decreto Bersani del 1999 intendeva liberalizzare il settore dell’energia elettrica.

Nel 2014, una delibera dell’antitrust dimostrava che l’obbiettivo era ancora lontano,oggi lo é ancora di più e paghiamo l’energia più cara d’Europa.

Prima del decreto Bersani, Enel gestiva l’intera filiera: produzione, trasmissione, distribuzione e vendita.

Le municipalizzate gestivano le reti elettriche di alcune grandi città e i grandi gruppi industriali, che producevano energia per il proprio consumo, ne riversavano altrettanta o di più in rete, energia trionfalmente incentivata dal CIP6.

Enel ha poi venduto un terzo della sua capacità produttiva ma, con gli attuali 32 GW di potenza installata, é in grado di condizionare facilmente il mercato.

Nel 2014, Enel ha distribuito e misurato l’85% dell’energia elettrica consumata in Italia, per otto miliardi di euro prelevati direttamente dalle bollette. L’energia viene misurata da 35 milioni di contatori fabbricati, e gestiti da remoto, dalla stessa Enel.

L’Antitrust scriveva di posizione dominante, dell’esclusiva disponibilità di dati di consumo, di coefficienti di trasformazione dei contatori noti solo a Enel e di una “articolata strategia volta a ostacolare e danneggiare l’operatività e la crescita di società concorrenti e la possibilità di utilizzare la stessa linea elettrica per la trasmissione dei dati di consumo può costituire un rilevante vantaggio per Enel, che va a danno diretto dei consumatori e consolida la posizione del gruppo Enel sui mercati della vendita”.

Enel, che gestisce le reti di distribuzione, i contatori e i dispositivi di interconnessione nella maggior parte dei comuni italiani, ha deciso quest’anno di sostituire, a spese dei consumatori, 44 milioni di contatori che non potranno che consolidare la sua posizione di monopolio.

Posizione che si è rafforzata negli anni, perché i consumi, che il decreto Bersani ipotizzava in costante aumento, sono invece tornati a quelli di dieci anni fa.

Per la trasmissione venne creato il GRTN (Gestore della Rete di Trasmissione Nazionale) cui vennero assegnati la rete di alta tensione e il compito di organizzare il mercato.
Con il risultato che le bollette adesso pagano una struttura faraonica: TERNA (gestore della rete), il GSE (gestore dei Servizi Elettrici), il GME (gestore del Mercato Elettrico), l’AU (Acquirente Unico) e il RSE (ricerca).
E continuano a pagare l’Autorità per l’energia che organizza la scrematura dell’utente.

Per la vendita il decreto dava la possibilità di acquistare energia sul libero mercato, dai grandi consumatori (oltre 20 GWh di consumo) fino alla completa liberalizzazione di tutte le utenze, comprese quelle domestiche.

Chi non sceglieva il mercato libero continuava ad essere servito dalla società di distribuzione locale a un prezzo definito trimestralmente dall’Autorità.

Qual’è la situazione dopo 18 anni?

La capacità di produzione é sovrabbondante e con la bolletta paghiamo anche la sola disponibilità delle centrali, senza che debbano necessariamente produrre.

Come in occasione della recente emergenza del nucleare francese, Terna ha richiamato in servizio centrali a carbone di bassissimo rendimento e quindi costosissime.

Gli errori di valutazione sugli incentivi alle rinnovabili sono stati devastanti.

Dopo lo sviluppo completamente drogato, tra il 2006 e il 2012, senza incentivi ora si é fermato tutto e stanno raccattando gli ultimi polli.

Il prezzo di pannelli fotovoltaici e pale eoliche, tutti di importazione, non era legato al costo di produzione industriale ma agli incentivi che sarebbero stati erogati, per la soddisfazione di banche e finanziarie e non di un’industria che non é mai nata.

La scusa, politica e non tecnica, era di soddisfare le richieste europee sulle norme ambientali, raggiunte sì con anni di anticipo, ma che ci costano 70 €/MWh per la sola componente A3 delle bollette, su un prezzo della materia prima di 43.

Fanno 16 miliardi di euro all’anno, per i prossimi 10.

La trasmissione é in mano a Terna, che presenta trionfali bilanci, solo perché alimentati dalle nostre bollette, mentre Enel può sbilanciare la rete a piacimento mandandoci il conto in bolletta.

In merito a distribuzione e vendita al dettaglio, dal 2007 tutti possono scegliere il mercato libero, dove operano oltre 400 società di vendita delle quali, dopo dieci anni, non esiste ancora un registro ufficiale, per la gioia di truffatori e turisti energetici.

Ci sono circa venti milioni di utenti in maggior tutela, sui quali Enel, con i nuovi contatori , potrebbe mettere facilmente le mani, potendo stabilire da remoto quanto dovranno consumare.

Il mercato tutelato finirà solo nel 2019.

La quasi totalità degli utenti sa a malapena quanto spende ma non sa quanto consuma perché le bollette fatturano sempre consumi stimati in attesa di tragici conguagli.

L’Autorità per l’energia ha fatto di tutto per mantenere il parco utenti ignorante, con bollette incomprensibili.

Riceviamo decine di telefonate al mese con proposte di cambio di fornitore mentre da poco alla televisione vengono pubblicizzate le prime lotterie.

E il prezzo di mercato libero é più alto di quello tutelato, tanto per mantenere in vita un’ Autorità totalmente inutile e piegata agli interessi delle lobbies.

A nessuno interessa il contatore perché i distributori possono decidere da remoto quanto l’utente deve consumare, senza alcuna possibilità di controllo.

Non é interesse dello Stato risolvere il problema perché i consumi stimati, sempre maggiori di quelli reali, significano più accise, tasse e IVA.

Ma meno tasse per le società, che possono spostare in avanti enormi partite finanziarie.

Il perdurare di questa situazione non potrà che agevolare i gruppi societari, Enel per prima, che operano sia come venditori, che come distributori perché potranno accedere ai dati dei clienti allacciati alle loro reti: consumo, profilo orario, mancati pagamenti, richieste di stacco.

Circa il 70% dei passaggi dal mercato tutelato a quello libero avviene nell’ambito dello stesso gruppo societario.

 

Troppo tardi

Nella diatriba del PD sul ddl concorrenza, interviene l’Antitrust che spiega, se ancora non fosse chiaro, come la liberalizzazione del mercato dell’energia elettrica non abbia mai funzionato.

Ma l’Antitrust non menziona il problema dei contatori, anche perché contatori e umbundling sono sempre stati gestiti dall’Autorità per l’energia.

Le istruttorie su Enel, A2A e Acea sono state ora aperte in base alle denunce di fornitori che vedono diminuire il numero dei loro utenti e sono quindi chiaramente in difficoltà.

È ovvio che, se una società controlla sia la materia prima, l’energia elettrica, sia la rete di distribuzione, lo spazio per la concorrenza si riduce ulteriormente.

Con l’aggravante che, con i nuovi contatori, che nessuno sa come funzionino né come siano gestiti da remoto, la società che distribuisce e misura l’85% dell’energia elettrica nazionale, saprà tutto dell’utente, da quando accende la luce a quando paga la bolletta, e se la paga.

Se quindi fossero 20 milioni gli attuali utenti con un contratto di maggior tutela, 17 milioni avrebbero ottime possibilità di venire nel frattempo fidelizzati dal distributore di riferimento, così come succederà a Roma con Acea e a Milano con A2A.

Le tre istruttorie dell’antitrust si chiuderanno a giugno 2018, mentre i contratti tutelati finiranno nel 2019. C’è quindi tutto il tempo per la sostituzione massiva di milioni di contatori, meglio se in servizio su utenti in maggior tutela, e indipendentemente dal fatto che abbiano funzionato anche per pochi anni.

 

Il dato teletrasmesso ( Davide Crippa )

In una memoria depositata nel corso di un’audizione in Commissione Attività produttive, il Ministero dello Sviluppo economico sostiene che «la trasmissione del dato a valle dello strumento di misura – cioè del contatore, ndr – non è, ad oggi, affidato alle competenze di metrologia legale»: in poche parole nessuno controlla che i dati trasmessi siano quelli esatti.

Tocca all’Autorità e alle norme Cei, chiarire i protocolli di comunicazione tra contatore e trasmettitore del dato.

Peccato che ad oggi venga segnalato come non siano ancora stati programmati nemmeno i chiarimenti sulla gestione del dato post-misura.

Un’audizione dalla quale abbiamo avuto conferma di quanto sosteniamo da tempo: le fatture che riportano la quota potenza sono illegali perchè si riferiscono a una quantità non misurata e non oggetto di misurazione.

E lo dice la stessa Enel con 30 milioni i contatori.

AGCOM e AGID ne segnalano il rischio di sostituzione massiva.

Insomma, una sostituzione bis. Un danno per tutti i consumatori per un costo stimato di 4 miliardi di euro caricato sulle bollette.

Il MISE va oltre: «La lettura del dato del contatore di energia elettrica attiva, risultato della misurazione, è il valore che costituisce la base su cui è calcolato il prezzo che dovrà corrispondere».

In sostanza il MISE non riconosce la possibilità di modificare i parametri di misura del contatore, come avviene di fatto con la tele gestione a distanza del contatore stesso.

Per dirlo con parole più semplici: già oggi è possibile che il distributore modifichi i parametri di misura del contatore, ad esempio potenza massima erogabile, ed incidendo anche sulla variabile tempo può incidere sulle fasce di misura. Insomma una gestione prima della misura che il Mise sembra non conoscere.

Qui ci si sta dimenticando il fatto che il consumatore paga anche in base alla potenza disponibile massima del suo contatore 3, 4,5,6 kW. Insomma il dato è gestibile anche a distanza: è possibile che a nessuno venga in mente di verificare che quel parametro sia tracciato e correttamente fatturato?

Senza considerare che si pagherà la fattura in base alle ore di utilizzo dell’energia elettrica e pertanto c’è un leggero corto circuito – per restare in tema – su chi ci fornirà i tracciati delle nostre fasce di consumo.

Se si può agire a distanza anche sulla variabile tempo, di conseguenza si può agire a distanza sui kWh fatturati in bolletta, perché il MISE non assicura un “register counter”, un raccoglitore di eventi sui parametri di modifica sui contatori di tutti i consumatori.

Auspichiamo che il periodo di transitorietà ipotizzato dal Mise possa servire per conoscere i reali COSTI/BENEFICI del sistema per il consumatore finale, così come peraltro richiesta dalla direttiva sull’efficienza energetica .

Lo riportiamo per semplicità:

Articolo 9: “Gli Stati membri provvedono affinché, nella misura in cui ciò sia tecnicamente possibile, finanziariamente ragionevole e proporzionato rispetto ai risparmi energetici potenziali, i clienti finali di energia elettrica, gas naturale, teleriscaldamento, teleraffreddamento e acqua calda per uso domestico, ricevano a prezzi concorrenziali contatori individuali che riflettano con precisione il loro consumo effettivo e forniscano informazioni sul tempo effettivo d’uso.
Un tale contatore individuale a prezzi concorrenziali è sempre fornito quando:
a) è sostituito un contatore esistente, salvo ciò sia tecnicamente impossibile o non efficiente in termini di costi in relazione al potenziale risparmio energetico stimato a lungo termine;”

L’Autorità ha detto già diverse volte di NON aver eseguito alcuna valutazione dei COSTI/BENEFICI dei nuovi contatori 2.0.

L’Autorità non sembra aver chiaro che è necessario un unico sistema di trasmissione dei dati di misura rilevati per la gestione dei consumi gas, acqua e elettricità, e quindi si sta procedendo con protocolli di comunicazione non unitari e moltiplicazione dei sistemi di gestione dei dati.

Quel che è peggio è che l’Autorità ha riconosciuto che la potenza non è un termine oggetto di misura, pur essendo evidente che la stessa sia una caratteristica che deve essere costante nel tempo, visto anche che in fattura al consumatore viene inserito la cosìdetta “Quota Potenza” che viene espressa come €/Kw/anno.

Questo parametro è telegestibile, tanto che basta una telefonata per aumentare o abbassare la potenza, non viene registrato e non ha un riscontro di monitoraggio nel tempo, pertanto la domanda è: chi certifica che quella potenza contrattuale venga erogata e mantenuta nel tempo.

Immaginiamo questa situazione nel futuro immediato con il consumatore parte attiva nel mercato della domanda (limitando la propria potenza in deterninati periodi giornalieri, partecipamdo al bilanciamento della rete).

Fermiamo il percorso di sostituzione dei contatori, sino a quando non saranno note le modalità comunicative di trasmissione dei dati chain 2 e non venga chiarito come deve essere registrata la disponibilità di potenza.

Davide Crippa (Commissione Attività produttive-Camera dei Deputati)

Contatori o sistemi di misura?

La direttiva MID stabilisce che l’unico dato valido di una transazione di gas, di energia elettrica o termica, è quello prodotto dal contatore, visualizzato sul totalizzatore e facilmente leggibile dal consumatore.

La direttiva regola esclusivamente i contatori, definendone i requisiti necessari per poter essere commercializzati nella Comunità Europea.

Quando ìl contatore diviene parte di una rete, perché collegato ad altri strumenti con i quali interagisce, non é più sufficiente che il contatore sia di tipo omologato, ma è tutto il sistema a dover essere legalizzato: devono cioè essere riconosciute, codificate e legalizzate tutte le interazioni tra il sistema, che agisce sul contatore da remoto, e devono essere escluse quelle che possano influire sul dato di consumo, prodotto dal contatore.

Un contenzioso in Lituania si è concluso con una sentenza che, pur trattando strumenti diversi, conferma il principio.

In Italia, i contatori di energia elettrica sono da sempre gestiti da remoto e sono parte di un sistema di tele-lettura e di tele-gestione: da remoto, i distributori di energia elettrica modificano la potenza disponibile all’utente oppure il tempo, per applicare all’utente differenti tariffe orarie.

Operazioni che i distributori effettuano da sempre senza risponderne a nessuno.

E così, i distributori possono decidere da remoto il nostro consumo oppure quanto un impianto fotovoltaico può produrre.

In Italia questo sistema di misura non é mai stato definito dal Ministero dello Sviluppo Economico, al quale, da sempre compete la metrologia legale.

Nonostante il più che evidente buco normativo, e-distribuzione sta sostituendo i contatori, facendoli pagare agli utenti.

L’Autorità per l’energia, in nome della quale vorranno sostituirvi i contatori, non ha invece alcuna competenza in metrologia legale e quindi, in assenza dei necessari chiarimenti, la sostituzione può essere pacificamente rifiutata, non fosse altro perché i contatori li pagherete voi.

Consumi e voti

Il sistema che gestirà da remoto i nuovi contatori dell’Enel non sarà molto diverso dalla piattaforma operativa utilizzata dal M5S per la validazione dei voti o dal PD per le primarie.

Un autentico atto di fede, con la differenza che a un partito si può aderire volontariamente, mentre alla rete elettrica dell’Enel siamo collegati da sempre e senza alcuna possibilità di cambiare.

In questo modo, da remoto, qualcuno stabilirà, senza dover rendere conto all’utente e senza alcun controllo esterno, il consumo di energia o la produzione di un impianto fotovoltaico.

Così, se sulla piattaforma M5S votano 100.000 persone, e il sistema decide chi vince, sulle reti elettriche pochi individui e ignoti algoritmi, decideranno per 44 milioni di utenti.

La rete elettrica é un’evidente dittatura ed é il rovescio della medaglia della tanto osannata “internet of things ” utile a chi gestirà il potere da remoto.

Un contatore romano

Un utente romano ha chiesto al locale Ufficio Metrico delucidazioni sul suo contatore di energia elettrica ricevendo la seguente risposta:

“Con riferimento alla pec qui pervenuta in data 03/04/2017, si prende atto dall’allegato fotografico, che il contatore di energia elettrica matr. N. 0507420374308 non riporta le iscrizioni regolamentari, fra cui la marcatura metrologica supplementare, previste dalla Direttiva 2004/22/CE recepita con D. Lgs. 22/2007 e successivamente integrata e sostituita dalla Direttiva 2014/32/UE recepita con D.Lgs. 84/2016.

Tuttavia, si precisa al riguardo che, ai sensi dell’art. 22 del citato D.Lgs 22/2007, così come modificato dal D.Lgs 84/2016, gli strumenti di misura sottoposti a controlli metrologici legali che soddisfino le norme applicabili anteriormente al 30 ottobre 2006, potevano essere commercializzati e messi in servizio entro il 30 ottobre 2016.

Ciò premesso, questo Ufficio procederà con i dovuti accertamenti finalizzati all’ individuazione di eventuali violazioni alle norme vigenti.”

Come già ampiamente esposto nel blog, le osservazioni sono:

  • l’art.22 del D.Lgs 22/2007 non poteva legalizzare strumenti che legali non erano ( 692 C.P. ) ma li lasciava funzionare fino a quando fossero stati rimossi;
  • il D.Lgs 22/2007 permetteva la commercializzazione, fino all’ottobre 2016, dei soli strumenti legali, cioè omologati;
  • commercializzare e installare strumenti illegali, dopo l’entrata in vigore del D.Lgs 22/2007, é un reato come é un reato utilizzarli nelle transazioni commerciali.

A queste conclusioni non potrà che arrivare anche l’Ufficio Metrico romano, se intenderà procedere, come é auspicabile, ai “dovuti accertamenti finalizzati all’individuazione di eventuali violazioni alle norme vigenti”.

 

 

 

 

 

Gli aumenti calmierati

Ogni tre mesi, l’Autorità per l’energia aggiorna le tariffe dei contratti di maggior tutela che, per ora, riguardano 23 milioni di utenti che consumano un quarto dell’energia elettrica nazionale.

L’aumento del 3%, stabilito per il secondo trimestre del 2017, dicono sia dovuto allo spegnimento di alcune centrali nucleari francesi e al freddo (?). E in effetti il prezzo europeo dell’energia é esploso in gennaio, ma l’allarme era già rientrato a febbraio.

Leggendo la delibera si scopre che l’utente domestico tipo, che  secondo l’Autorità consuma 2700 kWh all’anno, paga

  • 40€ a copertura degli oneri finanziari di chi ci vende energia e totalmente ingiustificati visto che paghiamo consumi stimati, sempre maggiori di quelli reali.
  • 52€ per il funzionamento dell’ Acquirente Unico il cui compito di acquistare energia elettrica alle condizioni più favorevoli sul mercato e di cederla alle imprese di vendita al dettaglio per rifornire gli utenti domestici e le piccole imprese che non acquistano sul mercato libero. La perdita finanziaria dell’Acquirente unico é pari a circa 15 milioni di euro;
  • 120€ per gli oneri di sbilanciamento della rete
  • 12€ per l’aggregazione delle misure,

Ma la delibera fa intraveder un ulteriore aggravio massimo di 486€, di dubbia interpretazione, soggetto ad aggiustamenti sul pregresso che devono essere ancora calcolati.

Il 3% di aumento risulterebbe quindi essere solo un anticipo di aumenti ben più consistenti, continuando a far sembrare più vantaggioso il mercato tutelato rispetto a quello libero per il quale, dice l’Autorità, l’utente non é preparato.

Da parte sua, il presidente della commissione Industria del Senato, Massimo Mucchetti, annuncia che la fine del mercato tutelato, prevista per il 2018 dal ddl Concorrenza all’esame del Parlamento, “comporterà un aumento assai robusto” delle bollette.

In attesa di sapere quanto sarà robusto, ogni consumatore dovrebbe cominciare a fare adesso quattro conti sulle proprie bollette per prepararsi al peggio o sperare in un rinvio della fine del mercato tutelato, come sembra orientato ormai il governo.

La regolazione all’italiana

L’allegato di una delibera dell’Autorità per l’energia lasciava un buco normativo sul quale, per quasi un decennio, hanno campato in tanti.

  • 14.6 – Gli utenti del dispacciamento delle unità fisiche di produzione e consumo sono tenuti a definire programmi di immissione e prelievo utilizzando le migliori stime dei quantitativi di energia elettrica effettivamente prodotti dalle medesime unità, in conformità ai principi di diligenza, prudenza, perizia e previdenza.
  • 14.7  – Terna segnala all’Autorità significativi e reiterati scostamenti dall’applicazione dei principi enunciati al comma precedente, per l’adozione dei relativi provvedimenti di competenza.

L’Autorità avvertiva: “state attenti, non esagerate! Se Terna si sveglia e vi becca, noi poi vi puniamo”.

I principi di diligenza, prudenza,perizia e previdenza non erano quantificabili né era chiaro verso chi bisognava adottare queste condotte.

Il bubbone scoppia l’estate scorsa: con petrolio e gas ai minimi, le bollette aumentano del 5%. Qualcuno non la prende bene e l’Autorità richiama la delibera e chiede a Terna la lista dei cattivi che, dopo più di una anno, verranno sanzionati retroattivamente.

In ballo, forse, un paio di miliardi di euro.

Le società di trading, meno capitalizzate e più ingorde, sono destinate a sparire. D’altro canto,l’AD di Enel, appena insediatosi, aveva definito i traders “parassiti”.

In questa commedia, tutta italiana, Terna ha atteso anni per segnalare i traders che non si comportavano bene e che avrebbero, nientemeno, condizionato il mercato. Le delibere dell’Autorità, copiaincolla dello stesso documento, sono ad aziendam: i dati sono secretati.

La stessa Terna non deve rispondere all’Autorità sulla scelta delle centrali di produzione, chiamate per coprire gli sbilanciamenti, ma all’Antitrust.

La più cospicua capacità di sbilanciare é proprio di Enel e dei grandiproduttori; e-distribuzione (Enel) installerà 44 milioni di contatori, con l’auspicio del MISE che invece dovrebbe pronunciarsi sulla metrologia legale ma con la benedizione dell’Autorità per l’energia alla quale invece non compete. Così potrà gestirli da remoto come meglio riterrà opportuno, facendo rilevare a Terna le misure che avrà deciso, mentre il Servizio Elettrico Nazionale (Enel) venderà l’energia agli utenti ora in maggior tutela.

Non ci vuole molto a capire che la ricreazione é finita e la liberalizzazione pure.

 

Contatori illeggibili

In un condominio ligure, nel 2006, dodici contatori dinamici (ndr. quelli con la rotella che gira), furono sostituiti con gli elettronici e sistemati insieme in un armadio, dove sono tuttora.

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Undici contatori non sono omologati e uno riporta le marcature conformi alla Direttiva Europea MID.

Il display a cristalli liquidi, degli undici contatori illegali, è illeggibile: non é quindi possibile per l’utente verificare il consumo e se le bollette sono corrette.

I contatori fanno parte di un sistema complesso di lettura, concentrazione e gestione del dato di consumo e sono manipolabili da chi distribuisce energia elettrica nella zona.

Del sistema, il consumatore sa poco o nulla mentre il distributore, da remoto, può fare quello che vuole: se non paghiamo la bolletta, ci viene ridotta la potenza e, appena paghiamo, tutto ritorna normale.

Non esiste,allo stato, alcuna codifica delle operazioni che un distributore di energia elettrica può, o non può fare da remoto senza renderne conto a nessuno e tantomeno al consumatore.

E ciò é pacificamente illegale, anche se i contatori sono omologati.

In attesa che il MISE – Ministero dello Sviluppo Economico – a cui compete il problema chiarisca la situazione, se il display del vostro contatore è spento, sospendete i pagamenti fino alla sua sostituzione,per la quale sarà necessario il vostro assenso scritto,e alla ricostruzione storica dei consumi.

 

Ecco il conto

Il rapporto annuale del GSE – Gestore dei Servizi Energetici – è devastante.

Il cap. 4 valuta l’impatto degli incentivi sulla componente A3 delle bollette, che da sola rappresenta l’80 % della voce “oneri di sistema”.

Nel 2016, la componente A3 valeva 14,4 miliardi di euro.

Il tendenziale è impressionante e un terzo degli incentivi erogati é irregolare.

Tutti ora propongono di staccarsi dalla rete, con piccoli impianti fotovoltaici ma, in questo caso, chi pagherà gli oneri di sistema?

Come ogni anno, i consumatori saranno chiamati a ripianare il disavanzo del GSE che nel 2016 è stato di 400 milioni; a carico degli utenti domestici dai 102 ai 165 euro,in base al consumo.

Un anno fa, Bortoni, presidente dell’Autorità, auspicava l’anno di spostare, parte degli oneri di sistema, sulla fiscalità generale “a garanzia della maggiore sostenibilità economica della bolletta elettrica”.

Nel frattempo il buco di chi non paga si allarga e tra una settimana l’Autorità per l’energia aggiornerà le tariffe dei contratti in tutela.

Dopo la fiammata della componente energia degli ultimi mesi ci dovrebbero essere delle sorprese ma la verità spesso fa male e forse decideranno di procrastinare il disastro.

Una seconda casa che non consuma energia paga una bolletta di 30 € al mese.

Il cartello

Assorinnovabili si fonde con Assoelettrica, dando il via al progetto Elettricità Futura.

Dopo un decennio a pesci in faccia, il carbone si sposa con il sole e il gas va a braccetto con l’eolico con l’unico scopo di farci pagare la bolletta più cara d’Europa.

Lo stop del nucleare francese compattato i ranghi e tutti hanno capito che senza il fossile non si va da nessuna parte. Il ritorno alla produzione delle grandi centrali a gas ha fatto impennare le bollette, sulle quali gravano da tempo insostenibili oneri di sistema.

Meglio quindi allearsi e sedersi al tavolo con i grandi gruppi, storicamente fossili, prima che diano troppo fastidio a quelli che hanno coltivato con perseveranza incentivi e  priorità di dispacciamento al grido di “verde é bello, tanto lo pagano i consumatori”.

Le rinnovabili ci sono costate 14,4 miliardi nelle bollette del 2016, e sarà peggio nei prossimi dieci.  Avranno bisogno d’investimenti ma non ci saranno più incentivi.

E chi può venire in aiuto se non il fossile che, dopo anni di depressione, con le nuove idee di oltreoceano sullo shale gas, ritorna prorompentemente attuale.

Con il monopolio dell’Enel nella distribuzione e la sua capacità di sbilanciare la rete per GWh all’ora o di farsi dichiarare essenziali le centrali che più ritiene opportune, per il consumatore italiano, costretto a passare al mercato libero senza neppure aver capito cos’è, non può che andare peggio.

 

Idee confuse al MISE

Il D.M. 24 marzo 2015, n. 60 viene emanato ai sensi dell’art. 19, comma 2 del D.Lgs. 22/2007 (recepimento della direttiva MID): “Il Ministero dello sviluppo economico stabilisce, con uno o più decreti, i criteri per l’esecuzione dei controlli metrologici successivi sugli strumenti di misura disciplinati dal presente decreto dopo la loro immissione in servizio”.

La direttiva MID regola l’immissione sul mercato di dieci categorie di strumenti di misura, tra le quali i contatori di energia elettrica attiva e il decreto di recepimento, emanato in forza della delega conferita dal Parlamento al Governo, all’art.22 stabilisce che : I dispositivi ed i sistemi di misura di cui all’articolo 1, comma 1, se utilizzati per le funzioni di misura previste al comma 2 del medesimo articolo e per i quali la normativa in vigore fino al 30 ottobre 2006 non prevede i controlli metrologici legali, qualora già messi in servizio alla data di entrata in vigore del presente decreto, potranno continuare ad essere utilizzati anche senza essere sottoposti a detti controlli, purché non rimossi dal luogo di utilizzazione.

Questa clausola voleva “salvare” decine di milioni di contatori non omologati, installati da Enel a partire dal 2001; non essendo omologati non é possibile effettuare su di essi alcuna prova in contraddittorio, e a Milano vengono confiscati.

Il decreto 60, emanato dopo otto anni, non poteva che riguardare i soli contatori omologati MID , eppure l’art. 5, comma 6, recita: I contatori di energia elettrica, già messi in servizio ai sensi delle disposizioni transitorie di cui all’art. 22 del decreto legislativo 2 febbraio 2007, possono essere sottoposti a controlli casuali o, su richiesta, a controlli in contraddittorio, da parte delle Camere di commercio per accertare il rispetto degli errori massimi tollerati previsti dalle pertinenti norme o Raccomandazioni OIML”.

Il ministero dovrebbe chiarire:

  1. come sia possibile che i contatori  siano stati messi in servizio ai sensi delle disposizioni transitorie di cui all’art. 22 del decreto legislativo 2 febbraio 2007  essendo in realtà illegittimamente in servizio alla data di entrata in vigore del decreto.
  2. che non é possibile alcuna prova in contraddittorio su contatori non omologati.

 

Led e contatori

Le lampadine a risparmio energetico sballano i contatori elettronici.

Uno studio condotto dall’Università di Twente in Olanda ha scoperto che i contatori intelligenti conteggiano un consumo anche di cinque volte superiore a quello reale.

Lo studio prende in esame i contatori che operano in Olanda e in Inghilterra, dove i c.d. smart meters sono cinque milioni ed é previsto che, entro il 2020, vengano utilizzati in tutte le case. In Italia la sostituzione riguarderà 35 milioni di utenze.

L’errore di misurazione, a sfavore del consumatore, viene attribuito  al crescente utilizzo di dispositivi cosiddetti “verdi”, come le lampade a LED, che influiscono sulla corrente elettrica che viene male interpretata dal contatore.

I ricercatori hanno collegato i diversi dispositivi di una casa tipo e, dopo una settimana, li hanno confrontati con l’energia conteggiata dai contatori: cinque modelli su nove sovrastimavano l’energia realmente fornita.

E’ forse questa la ragione per la quale molte società elettriche italiane propongono nelle loro offerte i kit di lampade a LED? E tutte le ESCO che propongono l’efficientamento energetico con il cambio dei sistemi illuminanti lo sanno?

 

Contatori e privacy/1

Il parere di un avvocato, e lettore del blog, é che i contatori che Enel intende installare in più di trenta milioni di case, saranno talmente intelligenti da violare la nostra privacy.

Dopo la telefonia, con whatsapp e sms che rimangono nella memoria dei centri operativi, arriva il grande fratello anche in un altro servizio essenziale.

Misurandoci luce e gas ogni, e ad intervalli ristretti di tempo, sapranno di quanta potenza abbiamo bisogno, rispetto a quella che comunque paghiamo, quando ci facciamo una doccia o quando andiamo nella seconda casa, quando avviamo il condizionatore o il forno a microonde.

A cosa serve il garante per la privacy se uno dei suoi compiti é proprio di: “vietare in tutto od in parte, ovvero disporre il blocco del trattamento di dati personali che per la loro natura, per le modalità o per gli effetti del loro trattamento possano rappresentare un rilevante pregiudizio per l’interessato”.

The “internet of things” sbandierata continuamente da chi vuole metterci in casa i nuovi contatori, facendoceli anche pagare, violerà la nostra vita privata e darà in pasto a terzi le nostre abitudini. Gli stessi che poi ci telefoneranno ogni sera per proporci qualcosa. Si avvierà inoltre un florido mercato di dati sulle nostre tasche.

La sostituzione dei contatori

Ci stanno sostituendo i contatori del gas e un lettore di Milano riceve un avviso da una società che nemmeno conosce, perché non é quella che gli invia la bolletta.

L’avviso infatti é del distributore, quello che, in teoria, dovrebbe venire a leggerci il contatore,ma poi non viene mai e così paghiamo sempre consumi stimati.

Della sostituzione dovrebbe avvisarci il fornitore – che é la nostra controparte contrattuale – ma non é così: é il distributore che avvisa per conoscenza.

Invece di venire a leggere i contatori, come in tutta Europa, i distributori, con la benedizione dell’Autorità per l’energia, hanno deciso di sostituirli con quelli elettronici per un unica ragione, perché li pagheremo noi con le bollette.

Ci raccontano che é tutto gratuito ma non é vero: centinaia di euro spalmati negli anni per un servizio del tutto inutile per il consumatore, il quale già non legge il contatore meccanico e non leggerà neppure quello elettronico.

In compenso il nuovo contatore sarà letto e gestito da remoto consentendo a chi lo controlla di decidere cosa dovremo consumare.

Restano infatti irrisolti rilevanti problemi di metrologia legale di competenza del  MISE – Ministero dello Sviluppo Economico – che non si pronuncia da decenni.

Per il gas viene data facoltà al consumatore di chiedere la verifica metrologica del contatore installato, consigliata sempre e in particolare nel caso il vostro contatore sia stato fabbricato prima del 1980, perché costa solo cinque euro.

Ma la stessa facoltà non viene invece concessa per i contatori della luce che, essendo illegali non possono neppure essere provati in contraddittorio perché mancano le norme di riferimento.

La loro sostituzione comporterà quindi la distruzione della prova di misurazioni illegali.

 

Oneri di sistema: Bortoni

Più del 30% del valore delle bollette viene incassato da chi ci vende energia elettrica, per conto di terzi.

Per chi vende energia elettrica sono voci di costo passanti: oneri di sistema, trasporto, distribuzione e gestione del contatore.

Una recente sentenza del TAR sembra esonerare i venditori, non solo dall’obbligo di prestare garanzie, ma anche di versare ai distributori gli oneri che non siano stati effettivamente riscossi dai clienti finali.

Quella voce di costo resta così scoperta perché, per ora, i distributori non non hanno alcun titolo per riscuotere direttamente dai clienti e la morosità delle bollette, tra gas ed energia, vale miliardi di euro.

Così, per il presidente dell’Autorità “servirà un mix di soluzioni” e finirà male per che quelli che già pagano le bollette che dovranno pagare anche per quelli che non lo fanno.

Bortoni che non ritiene “opportuno che le imprese di distribuzione si interfaccino direttamente con i clienti, per ragioni di unbundling”  esprime “perplessità su soluzioni alternative che pesino in bolletta, quali un fondo ad hoc o l’imposizione della garanzia per gli oneri direttamente in capo al cliente finale”.

Il problema avrebbe potuto essere affrontato molto prima di una sentenza del TAR mentre Bortoni sa benissimo che i distributori s’interfacciano già con i consumatori, quando, senza alcun titolo, pretendono di sostituire il contatore.

Che gli oneri di sistema stessero esplodendo non é una novità, tanto che lo sempre Bortoni ipotizzava di trasferirli sulla fiscalità generale perché le bollette non sono più in grado di sostenerli. E infatti, anche per la precaria situazione del paese, la morosità aumenta.

Oggi si vorrebbe che i consumatori  fossero consapevoli dopo averli presi in giro per anni con bollette incomprensibili, imposte dalla stessa Autorità, con il risultato che nessuno conosce, tra canoni TV e letture stimate, quanto consuma.

Una regolazione seria avrebbe evitato il c.d. turismo energetico di consumatori che, nel portafoglio di agenti senza scrupoli, cambiavano fornitore ogni mese senza pagare.

La mancanza di una regolazione seria non solo ha danneggiato i venditori seri, ma tutti i cittadini che saranno chiamati, con le bollette e con le tasse, a coprire il buco.

Uno degli errori fondamentali dell’Autorità é stato quello di identificare il consumatore unicamente con un POD o un PDR, alimentando così un vero e proprio mercato illegale di questi codici, senza collegarli al numero di matricola del contatore.

Un errore che potrebbe essere evitato, adesso che vogliono sostituirceli ma, anche in questo caso, l’Autorità resta contro i consumatori.

La farsa del Montenegro

La connessione elettrica con il Montenegro é solo uno dei tanti progetti che vanno avanti solo perché non si può tornare indietro.

I numeri che giustificano l’investimento non ci sono, un’analisi costi/benefici condotta da un ente indipendente neppure.

Così, proroga dopo proroga, Terna procede nella costruzione di un elettrodotto considerato “un tassello del progetto europeo di interconnessione”.

E perché proprio con il Montenegro?

Dal tempo dei governi Berlusconi, sponsor dei nostri rapporti con il Montenegro, la geopolitica energetica dei Balcani é mutata eppure, come sempre, insistiamo su progetti nati male, vecchi e basati solamente sul fatto che verranno pagati dalle bollette dei consumatori.

Il progetto si basa su accordi pregressi tra Italia e Serbia e su un prezzo dell’energia da fonti rinnovabili da importare a 155 €/MWh.

Il catastrofico intervento di A2A, che è stata il volano di questa avventura, si conclude in questi giorni con una perdita secca per A2A di 186 milioni di euro e un piano di rientro, a rate annuali, tutto da verificare.

Tutti i consumatori italiani, che hanno finanziato questa avventura con le bollette e, in particolare, gli azionisti di A2A ringraziano per la brillante operazione.

La linea di trasmissione però non si può fermare!

Così il si esprimeva il Mise tre anni fa: “l’opera è meno pressante…….Terna rende noto che il progetto potrebbe accumulare notevoli ritardi e …. rilevanti aggravi dal punto di vista economico ancora non previsti negli attuali piani di spesa……. ridurre il costo dell’opera, a carico della parte italiana, che sarà caricato sulla tariffa di rete……il finanziamento di una quota del progetto sarà realizzata con il meccanismo dell’interconnector coinvolgendo i finanziatori privati, cui erano stati assegnati i progetti di interconnessione con il Nord-Africa, ritenuti poi tecnicamente non praticabili.  Agli stessi soggetti viene ora assegnata la capacità sulla frontiera con i Balcani”.

A quanto ammontano i finanziamenti privati? A quali condizioni viene ora assegnata la capacità in attesa del completamento della linea?

Cosa finisce in bolletta sotto la voce “oneri di sistema”?

Dopo aver manifestato perplessità, anche Terna ringrazia perché un paio di miliardi in più fanno comodo mentre dire che la linea “aumenterà la competitività del mercato” non costa nulla.

La borsa elettrica montenegrina non é mai esistita e fa riferimento a Ungheria e Romania, dove il baseload é di 34 €/MWh, cui andrebbero aggiunti i costi di trasporto verso l’Italia dove il baseload é di 37 €/MWh.

Perché, con questi numeri,le società energivore nazionali dovrebbero finanziare l’opera?

Per collegare la Calabria alla Sicilia ci sono voluti dieci anni e lo stretto di Messina non é l’Adriatico: in Italia i conti economici e le analisi costi/benefici sono inutili,come la Brebemi,la TAV o il TAP!