Il malloppo “commissariato”

Con il decreto Milleproroghe di fine anno il governo ha deciso il commissariamento del GSE – Gestore Servizi Energetici – società interamente partecipata dal MEF.

Da tempo al GSE c’era una situazione imbarazzante: baruffe,licenziamenti… una suburra indegna per un ente che gestisce i nostri soldi!

Il GSE gestisce gli incentivi alle rinnovabili, che noi tutti paghiamo con le bollette: 14 miliardi di euro previsti nel 2020. Gestire significa ricevere gli oneri di sistema delle bollette e girarli ai produttori, dopo aver verificato che ne abbiano diritto.

Commissariare il GSE senza dare giustificazioni plausibili è inaccettabile e quindi cerchiamo di capire cosa sta succedendo, perché i 14 miliardi li mettiamo noi.

Ed è nostro sacrosanto diritto sapere cosa ne fanno, fino all’ultimo centesimo e, se il governo si sente libero di commissariare il GSE senza ragione, il consumatore ha tutti i diritti di non pagare gli oneri di sistema della bolletta. Forse questa eventualità sfugge al “sistema” che da vent’anni  blatera di liberalizzazione.

Dunque, dal GSE dipende l’ Acquirente Unico che acquista energia energia elettrica per i venti milioni di utenti serviti ancora da contratti “tutelati”, le cui tariffe sono stabilite trimestralmente da Arera.

Bisognava uscire dal mercato tutelato da anni ma, proroga dopo proroga, sembra chiaro che non ci usciremo mai e ci stanno preparando il futuro.

Appena il GSE viene commissariato, il capo di Acquirente Unico, che dipende dal GSE, chiarisce che: “Il commissariamento non riguarda le società controllate…posso fare tutto io!”

Il Milleproroghe di fine anno viene emanato “salvo intese” ed ecco il colpo di mano, che per ora non sembra andato a buon fine, ma che prima o poi verrà ritentato.

Viene fatta girare la bozza di un emendamento al decreto che prevede che l’Acquirente Unico passi dal GSE, commissariato, al controllo diretto del MEF, che ne venga modificato lo statuto e che si metta a fare altre cose.

A cosa mira l’emendamento ? L’obbiettivo è evidente: mettere in sicurezza la parte del malloppo che rischia di dissolversi con gli insoluti : la morosità aumenta e, se il cliente finale non paga la bolletta, mancano gli oneri di sistema; fino ad oggi li hanno messi i fornitori, per conto dei clienti, ma é ovvio che non può durare.

La bozza dell’emendamento è creativa: vanno determinate  “le modalità e le condizioni con le quali i venditori di energia elettrica che fatturano ai clienti finali conferiscono mandato di pagamento irrevocabile in favore di Acquirente Unico”.

Definire in pratica le modalità “attraverso cui garantire che, mediante un unico pagamento da parte dei clienti finali, si proceda all’imputazione delle somme fra coloro che ne hanno titolo nonché le modalità e le condizioni in base alle quali i venditori di energia elettrica, decorso un periodo di tempo durante il quale abbiano posto in essere azioni idonee ad ottenere il pagamento delle fatture emesse nei confronti dei clienti finali, possano conferire ad Acquirente Unico S.p.a. mandato irrevocabile all’incasso dei propri crediti insoluti e non contestati”.

Per farlo AU avrebbe accesso “alle informazioni relative alla fatturazione e all’incasso dei corrispettivi a copertura degli oneri” nella disponibilità dei venditori mediante gli “specifici flussi informativi” del servizio informativo integrato.

Il servizio informativo integrato si basa sui dati raccolti dai contatori di seconda generazione che Enel sta installando in tutto paese.  Enel distribuisce infatti l’86,5% dell’energia venduta con il mercato tutelato, i dati sono tutto e il cerchio si chiude.

Un autentico delirio: AU sarebbe allo stesso tempo trader,”grande fratello” del sistema elettrico nazionale, cugino di Enel, esattore e recupero crediti pregressi!

Sembra che l’emendamento sia stato ritirato, dopo che il Mise ne ha disconosciuto la paternità, ma cosa resta di tutta questa torbida faccenda?

Il commissario deve essere ancora nominato e, viste le premesse, dovranno cercarlo sulla luna. Il governo,o chi per esso, non ha alcuna intenzione di perdere il controllo degli oneri di sistema, non ha alcuna intenzione di ridurli ma vuole avere la certezza che si paghino!

Cambiare qualche statuto o azzerare qualche controllata vale 14 miliardi di euro!

 

 

Secretato il sequestro dei contatori

Interpellato alla Camera, il Ministero  non lo ammette, ma a Milano il locale Ufficio Metrico fa sequestrare i contatori illegali dalla Prefettura.

Uno degli ultimi provvedimenti riguardava  64 contatori, installati in un edificio del centro di proprietà del Comune.

Sono previste sanzioni per il distributore, cioè la società che li ha installati e li gestisce, e per il fornitore, che incassa quanto gli viene comunicato dal distributore.

Sono decine di milioni i contatori che operano nella stessa situazione e se tutti gli Uffici Metrici si comportassero come a Milano, 700 € di sanzione per ogni contatore farebbero una bella cifra.

La responsabilità principale é quindi del distributore, che ha installato strumenti illegali, e il fornitore dovrà rivalersi su si esso.

In una puntata di Rai Report del 2005, alla domanda della giornalista:

“Posso chiedere al MAP se un contatore della luce, voi che siete il Ministero delle attività produttive e vi occupate di metrologia legale, se pensate che sia uno strumento metrico o no e mi potete rispondere no o mi potete rispondere si”

venne risposto:

“No! No perché capisco come è capziosa questa domanda è questo il mio problema. Nel senso che questo significa che a un certo punto poi la conclusione è allora i contatori non sono controllati da nessuno e c’è un mercato che non è controllato e il consumatore non è cautelato. Io questo non riesco a capire e quindi a questa domanda non rispondo. Domande capziose che possono essere capovolte anziché nel ben fare nel cattivo fare”

Dopo dieci anni, gli ispettori dell’Ufficio Metrico di Milano non sono stati interdetti e continuano a fare il loro lavoro mentre il Ministero, come dieci anni fa, fa finta di niente.

 

Contatori e Carabinieri

Un utente di Sestri Levante si oppone alla sostituzione del contatore di energia elettrica: è un suo diritto, come gli ha confermato il call center indicato sull’avviso di sostituzione, lasciato sulla porta di casa.

L’addetto della società incaricata della sostituzione prima minaccia l’utente di chiamare i Carabinieri e poi li chiama davvero!

Arrivati sul posto, come se non avessero cose più importanti da fare, dopo i saluti di rito, non verbalizzano nulla perché non c’è nulla da verbalizzare: il vecchio contatore resta al suo posto e se ne vanno soddisfatti.

C’è qualcosa che non torna in questa incredibile farsa, che dovrebbe essere chiarita.

Come dovrebbero essere riviste le delibere di Arera che hanno creato questa giungla.

Queste forzature trovano giustificazione solo dai soldi succhiati ai consumatore per installargli un sistema di misura illegale.

Siccome il distributore,più contatori sostituisce e più viene premiato in tariffa, tenta l’intimidazione utilizzando nientemeno che i Carabinieri.

Bisognerebbe capire quanto è isolato questo caso.

Per non farvi sostituire il contatore, in effetti, è sufficiente chiedere a chi interviene se ha intenzione di verbalizzare e sottoscrivere i consumi letti sul contatore vecchio.

La risposta sara negativa perché non sono autorizzati a farlo eppure, quei dati sono l’unica cosa legale dell’operazione.

 

 

 

Il MISE sui contatori

Rispondendo a un’interrogazione di Davide Crippa (M5S), il sottosegretario Gentile, ritiene che i dispositivi remoti di rilevazione dati, non avendo “funzioni di misura” non rientrano nell’ambito di applicazione della direttiva europea MID, recepita dall’Italia proprio per tutelare i consumatori.

Quindi, perché farci sostituire i contatori, buttando via soldi, se non servono a nulla?

Prosegue Gentile: “nel recepire le norme europee il Mise ha tenuto conto della circostanza che l’ambito di applicazione delle norme per essa stabilite è riferito esclusivamente agli strumenti di misura e non si estende ad altri dispositivi eventualmente ad essi collegati, posto che questi ultimi non devono, in ogni caso, influenzare le caratteristiche metrologiche degli strumenti”.

“Posto che non devono in ogni caso influenzare” é esattamente ciò che i consumatori pretendono da un sottosegretario più sobrio e da un ministero che lo deve garantire, senza darlo per scontato o ritenendo che sia compito di altri.

E invece cosa succede?

Se non pagate le bollette, vi riducono la potenza da remoto ma nessuno controlla che non lo facciano anche se le pagate; senza rendere conto a nessuno, intervengono poi sulla variabile tempo per modificare le fasce tariffarie.

Quali sono le altre operazioni effettuabili da remoto senza che nessuno controlli e quindi senza tutela per il consumatore?

I requisiti essenziali della direttiva MID sono talmente chiari da non richiedere alcuna circolare di chiarimento, come il sottosegretario promette.

Occorre solamente definire e codificare la tele-metrica e la tele-gestione.

Dovrebbe essere ormai chiaro che la misurazione può essere fatta solamente in accordo alla direttiva MID, per essere addebitata al consumatore, se no non è una misurazione.

Con la scusa del nuovo contatore, assistiamo invece alla surrettizia imposizione di servizi indebiti e costosi che vanno ad aggiungersi alla bolletta più cara in Europa.

Il contatore diventa inoltre un “grande fratello” che ci entra in casa e trasmette dati sensibili al distributore che, essendo controllato dalla stessa società che vende l’energia, potrebbe essere indotto a passarglieli.

La sostituzione non é un obbligo e può essere rifiutata perché il decreto di recepimento della MID prevede che i contatori possono restare lì dove sono, evitando al consumatore un’ulteriore inutile spesa inutile.

L’Autorità per l’energia non risponde.

L’incombente creativo

“La nuova offerta con tre ore di componente energia gratis ogni giorno. Scegli le tue ore free, cambiale in libertà e monitora con un click i tuoi consumi”

L’incombente creativo – ENEL – è alla caccia di clienti perché, tra sette mesi, sembra che venti milioni di utenti dovranno cambiare fornitore.

Dopo avergli sostituito il contatore, ecco come tratta il consumatore gonzo che non capisce nulla ma “gratis” è una parola che lo affascina da sempre, e l’incombente creativo, che con il gonzo gioca in casa, lo sa.

Quattro conti per capire di cosa stiamo parlando: un’utente domestico, con una potenza a disposizione di 3 kW, in un ora può consumare 3kWh, in tre ore 9 kWh.

La “componente energia” di 9 kWh vale circa 50 centesimi e, per 365 gg all’anno, 180 €.

Improbabile però che il gonzo resti a casa per tre ore al giorno, tutti i giorni dell’anno, solo per non pagare la componente energia della luce. Facendo funzionare contemporaneamente lavatrice, lavastoviglie, forno, asciugacapelli, e tenendo accese tutte le luci di casa per informare gli altri gonzi che la luce costa meno.

Senza dimenticare che, se il gonzo sfora, il contatore salta e deve riarmarlo.

I 180 euro teorici annui diventano così 40, o anche meno, ma il gonzo non lo sa.

Ma cercare di ottenere il risparmio,sul sito dell’incombente creativo, non è facile!

Prima di tutto il gonzo deve avere già il contatore di seconda generazione, il c.d. contatore 2G con il quale l’incombente creativo saprà tutto di lui.

Il gonzo infatti deve digitare il numero di POD e se il sistema scopre che il contatore non è un 2G il gioco finisce, ma non prima di aver dato all’incombente creativo un’informazione preziosa: il contatore deve essere ancora sostituito!

Il gonzo vorrebbe sapere “come fanno a saperlo, chi glielo ha detto” ma poi scopre che chi ha installato i nuovi contatori è uno stretto parente dell’incombente creativo e quindi è meglio lasciare perdere.

Con le altre domande del sito, l’incombente creativo fa una bella radiografia del gonzo che non potrà più scappare.

Resta il problema del cambio tariffa in funzione delle ore scelte, una procedura che la legge non prevede, ma cos’è la legge rispetto alla creatività di un incombente?

 

Contatori in Francia:truffa?

Aumentano le proteste contro Linky, il nuovo contatore elettrico francese.

Due giornali, Capital e l’Humanitè, si chiedono se si tratti di progresso o di truffa.

Enedis – che controlla il 95% della rete elettrica francese – ne dovrebbe installare 35 milioni entro il 2021, in linea con una direttiva europea sull’efficienza energetica.

Dal 2016 sono stati sostituiti 11 milioni di contatori.

La sostituzione del contatore saràa carico del consumatore e il distributore incasserà 5,7 miliardi di euro.

Per la Corte dei conti francese, il programma Linky si tradurrá in un beneficio finanziario per il distributore di mezzo miliardo di euro, che verrà scaricato sulle tariffe, senza alcun reale vantaggio per il consumatore.

Le proccupazioni dei consumatori francesi, che si stanno opponendo alla sostituzione, sono: protezione dei dati personali, sicurezza informatica dei dati di consumo, problemi sanitari, diritto dei consumatori e controllo della domanda di energia da parte del distributore.

I metodi per imporre la sostituzione vanno dalle minacce di distacco a non meglio definite ritorsioni economiche, metodi questi particolarmente efficaci con i male informati o con le persone anziane.

Inoltre sembra che, all’atto della sostituzione, non venga effettuato alcun controllo alla rete alimentata con rischi d’incendi.

Vista la sempre maggiore protesta, dei consumatori e in Parlamento, i giornali si chiedono se non sia il caso di abbandonare il progetto come già successo in Belgio e in Germania.

In nessuna altro paese europeo l’installazione dei contatori ha creato una reazione come in Francia.

In Italia, per esempio, non c’è alcuna fronda, anzi, si accetta senza batter ciglio la sostituzione dei vecchi contatori,illegali, con sistemi di misura altrettanto illegali, cosa che in Francia, forse non hanno ancora apprezzato.

Tuttavia, anche in Italia la sostituzione può essere rifiutata e non sono applicabili sanzioni.

Energia bio

Siamo tutti sensibili all’ambiente e, quando ci propongono un contratto di “energia verde”, siamo disposti a pagarla di più, se serve a salvare il pianeta.

Ma siamo sicuri che l’energia che ci venderanno come “100% verde” lo sarà veramente?

Anche in base ai dati che Terna pubblica mensilmente, c’è il sospetto che la quantità di energia venduta come “100% verde” sia maggiore di quella prodotta da fonte non fossile.

Il problema è che nessuno fa un bilancio tra l’energia venduta e quella prodotta.

Il GSE – Gestore Servizio Energetico – incentiva la produzione dell’energia rinnovabile mentre, ma nella vendita, ogni fornitore è libero di promettere e vendere quello che vuole, con un evidente vantaggio economico, tanto nessuno controlla.

Il consumatore, che forse non si rende conto di incentivare già l’energia prodotta da fonti rinnovabili con gli “oneri di sistema” quando sottoscrive un contratto di “energia verde” la pagherà ancora più cara.

Così oltre ai circa 6 cents/kWh che, per legge, paghiamo ai produttori se ne aggiungono altri 2 per i venditori.

Ma se consumiamo 2.700 kWh all’anno non facciamo già la nostra parte?

E cambiando argomento, che dire poi dei certificati verdi, che vengono negoziati, privatamente, tra i produttori da fossile e di rinnovabile.

Cosa significa: “il fornitore s’impegna all’annullamento a favore dell’utente di appositi certificati previsto dalla normativa vigente, i quali garantiscono che l’energia fornita è stata effettivamente prodotta da impianti alimentati da fonti rinnovabili”.

Chi garantisce che i certificati verdi siano effettivamente “annullati a favore dell’utente”?

L’annullamento dei certificati, ammesso ma non concesso che certifichino il vero, permetteranno al produttore – che fa parte dello stesso gruppo societario del fornitore – di produrre la quantità equivalente di energia da fonte fossile, e quindi fare il contrario di quanto il consumatore si aspetta sottoscrivendo un contratto di energia verde.

Mettetene insieme milioni, fatevi quattro conti e vedrete com’è facile fare soldi raccontando balle.

Il regolatore dorme.

Il ricalcolo dei consumi

Un lettore segnala il suo caso di ricalcolo dei consumi tutt’altro che chiaro, che può essere spiegato solo ricorrendo all’esempio del salumiere:

“Signora, in merito al prosciutto che le vendo ogni giorno dal 2011, volevo dirle che credevo che la bilancia funzionasse bene e invece mi dicono solo ora quelli che la leggono da sei anni, che non è così. Per sei anni ho creduto di venderle ogni giorno un etto di prosciutto ma mi accorgo solo ora che pesava un etto e dieci grammi e quindi ora, dopo sei anni, mi deve pagare i dieci grammi in più per ogni suo acquisto degli ultimi sei anni. Se vuole, può pagarmi a rate”

La bolletta certifica come reale la lettura del 2011 e da qui parte il ricalcolo.

Questo è solo un esempio del sistema perverso utilizzato per la misurazione dell’energia elettrica che, come si nota dalle letture successive indicate nella bolletta, continua a basarsi su consumi stimati, nonostante l’utente paghi il corrispettivo della gestione del contatore che, associato al trasporto, vale in questo caso 355€.

Perché tutta questa attività di recupero credito proprio adesso? Perché, con il  mercato libero alle porte, bisogna mettere a posto i numeri e chissenefrega se non ho letto i contatori per sei anni anche se venivo pagato per farlo.

I casi di ricalcolo sono numerosi.

D’altro canto la stessa TERNA conguaglia, a suo piacimento, gli sbilanciamenti tenendo in scacco le società di trading.

#contatorillegali

I danni ambientali del metano

Dimenticato troppo in fretta quello che viene considerato uno dei peggiori disastri ambientali perché minacciava la politica energetica di Trump, basata sulle nuove trivellazioni alla ricerca di shale gas.

Il metano é più leggero dell’aria e se non viene bruciato sale fino agli alti strati dell’atmosfera.

Si stima che circa l’1,5% dell’intera produzione mondiale, cioè 60 miliardi di metri cubi, che equivale al consumo italiano, venga liberato ogni anno in atmosfera.

In base alle osservazioni della Nasa, i modelli prevedono che, se la quantità di metano liberato in atmosfera aumentasse al 2% della produzione, verrebbero meno i benefici derivanti dal bruciare gas invece che carbone.

Il nuovo metodo di ricerca del gas, utilizzato prevalentemente in USA con effetti ambientali devastanti, consiste nel fratturare le rocce di tanti piccoli pozzi di produzione.

In questo modo, le perdite sono risultano molto maggiori di quelle che deriverebbero dallo sfruttamento di un unico giacimento, che però, come accaduto in California, comporta rischi ben maggiori.

Inoltre il processo di  liquefazione del gas, per renderlo trasportabile via mare, è pesantemente energivoro.

L’idea quindi che il metano, sia esso gassoso o liquefatto, possa essere considerato un combustibile pulito, e per questo alternativo al carbone, risulta totalmente errata.

I ripartitori di energia termica – 5

La Commissione europea ha deferito la Spagna alla Corte di giustizia dell’UE per non aver garantito il rispetto delle prescrizioni relative alla misurazione individuale nei condomini e negli edifici polifunzionali, stabilite dalla direttiva sull’efficienza energetica(direttiva 2012/27/UE).

La direttiva prevede l’installazione di misuratori individuali per il riscaldamento, il raffreddamento e l’acqua calda per uso domestico in tutti i condomìni e gli edifici polifunzionali in cui tali servizi sono forniti agli occupanti da un impianto centralizzato.

La prescrizione si applica, se tecnicamente possibile ed efficiente in termini di costi, a tutti gli edifici esistenti mentre le misure nazionali di recepimento adottate dalla Spagna la impongono solo per gli edifici costruiti dopo il 2007.

Negli edifici in cui i misuratori di energia termica non rappresentano una soluzione tecnicamente possibile, o efficiente in termini di costo per il riscaldamento d’ambiente, su ciascun radiatore  vengono installati, i c.d. ripartitori che non sono strumenti di misura omologati dalla Direttiva MID e non sono quindi strumenti legali.

Quindi le due direttive contrastano, ma a Bruxelles stanno pensando all’elezioni.

 

 

 

 

Gli omissis delle autorità

Le liberalizzazioni vengono spesso sbandierate da chi non sa neppure di cosa parla oppure da chi pretende di distorcere la realtà.

Dopo ben dodici anni di presunta liberalizzazione del mercato elettrico, è utile leggere questo documento di Arera, disseminato di omissis, messi lì apposta per non innervosire il vecchio monopolista – Enel – che adesso si fa chiamare “incumbent”.

Enel che, tra parentesi, ma resta il maggior finanziatore di Arera.

Anche se il processo di liberalizzazione del mercato elettrico è cominciato nel 1999,  solo dal 2007 ognuno, inteso come ognuno, può vendere energia elettrica.

E così, ad oggi, sono 550 le società attive nella vendita di energia elettrica senza che nessuno, inteso come nessuno, possa stilare una lista di buoni/cattivi per la privacy.

Il trasporto e la distribuzione sono monopoli,nazionali e locali, e i contatori, che ci stanno sostituendo a decine di milioni, sono tutti marcati Enel.

Con venti milioni di consumatori, che dovranno passare tra un anno al mercato libero, senza sapere cosa significhi, si indaga ancora sul mancato umbundling e sulla mancata separazione tra produttore, distributore e venditore che guarda caso, nella liberalizzazione all’italiana, fanno sempre capo ad un unica società.

Contro la chiusura dell’istruttoria dell’Antitrust sullo stesso argomento, un documento ineccepibile ma anch’esso pieno di omissis, Enel ha fatto ricorso al TAR.

La sentenza arriverà a tempo scaduto e saremo quindi tutti più liberi di acquistare energia elettrica dall’Enel.

La tariffa “obbligatoria”

La tariffa è il prezzo di un servizio e definirla “obbligatoria“, anche se non c’è il servizio, è sbagliato.

Ci sono bollette che fatturano consumi inesistenti, solamente per addebitare altre voci di costo; ci spiegano che sono consumi “obbligatori” e che comunque vanno pagati.

La tariffa della distribuzione di energia elettrica é applicata a tutti i clienti finali.

Per le utenze domestiche, con una potenza contrattuale di 3 kW, la tariffa si compone di tre voci, aggiornate annualmente da Arera:

  • SIGMA1 = 20,28 €/anno 
  • SIGMA2 = 63,72 €/anno
  • SIGMA3 = 0,00724 cent/kWh.

Per tutte le utenze domestiche in bassa tensione, SIGMA1 comprende la tariffa MIS – servizio di misurazione – che copre i costi di installazione e di manutenzione del contatore, di rilevazione e registrazione delle letture di consumo..

In bolletta troviamo la voce: “trasporto e gestione del contatore”.

Quindi, senza consumare neppure un kWh, non c’è ovviamente alcun trasporto ma i distributori, che ci stanno sostituendo i contatori, incassano 84 € ogni anno per i prossimi quindici.

Quanto ci costano i nuovi contatori? Non doveva essere tutto gratis? A chi servono? E per le seconde case quanto incassano?

 

 

Interrogazione alla Camera

Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-01835

presentato da TRAVERSI Roberto

testo di Mercoledì 3 aprile 2019, seduta n. 155

TRAVERSI. — Al Ministro dello sviluppo economico. —

Per sapere –

premesso che:

la metrologia legale, che tutela la fede pubblica in quelle transazioni commerciali che utilizzano strumenti di misura, compete unicamente al Ministero dello sviluppo economico;

è in corso, su scala nazionale, la sostituzione di decine di milioni di misuratori di energia elettrica e di gas naturale;

i misuratori, una volta installati, diventano parte integrante di un sistema che permette al distributore di energia elettrica e/o di gas, di «gestirli» da remoto;

il sistema, inteso come misuratore in campo e struttura di gestione dello stesso, predisposta presso i centri operativi dei distributori, non è mai stato definito legalmente dal Ministero dello sviluppo economico;

la gestione da remoto dei misuratori è espressamente vietata dal decreto legislativo del 22 febbraio del 2007, n. 22: non è cioè ammesso modificare da remoto le variabili metrologiche che concorrono alla formazione del dato di consumo;

lo stesso decreto legislativo stabilisce, inoltre, che l’unico dato legalmente valido della transazione è quello che si forma sul posto e non quello letto da remoto;

a fronte di quanto premesso i consumatori devono sostenere il costo di sistemi di misurazione dubbi. Un costo che, per gli utenti che consumano meno, rappresenta un cospicuo aggravio della bolletta, già oberata di oneri e tasse che stanno diventando insostenibili;

per come è stato predisposto, il sistema sembra essere molto più utile ai distributori, di energia elettrica e di gas, che ai consumatori: i nuovi misuratori, che dovrebbero facilitarli nella rilevazione dei propri consumi, sono invece oggettivamente complicati;

tenuto conto che la quasi totalità dei misuratori di energia elettrica è controllata da Enel, tramite E-distribuzione, e decine di milioni di clienti Enel dovranno passare al mercato libero, questa operazione sui contatori sembra all’interrogante rafforzare il monopolio di Enel –:

quali iniziative intenda mettere in atto per definire regole e strumenti per rendere chiara la misurazione relativa ai contatori Enel e verificare, nel contempo, i reali costi e benefici per il consumatore della sostituzione dei contatori stessi.

(5-01835)

Il banco vince sempre

Grande enfasi della stampa alle sanzioni dell’Antitrust a Enel e Acea, per pratiche scorrette per “svuotare la tutela prima che arrivi l’Autorità” , sfruttando la posizione dominante.

Sorprende però la sproporzione delle sanzioni: 93 milioni a Enel e 16 ad Acea.

Dalle tabelle pubblicate nell’ultima relazione di ARERA, si evince che:

  • edistribuzione – società di distribuzione di Enel – distribuisce 50 TWh a 25 milioni di utenti domestici, mentre Areti – società di distribuzione di Acea – distribuisce  2,7 TWh a 1,3 milioni  di utenti;
  • gli utenti domestici in maggior tutela consumano un totale di 35 TWh;
  • enel vende 42 TWh ai clienti domestici, mentre Acea ne vende 1,3.

Qui non si tratta di sanzionare quante volte ha peccato Enel e quante Acea, ma di affrontare il peccato originale e cioè l’enorme vantaggio per Enel di conoscere vita, morte e miracoli di 25 milioni di utenti, attraverso l’utilizzo dei dati, rilevati dai nuovi contatori di proprietà di edistribuzione; un vantaggio che durerà fino al 2030, e cioè fino alla scadenza della concessione.

Per non dare troppo nell’occhio e magari essere accusata di lesa maestà, il problema viene solamente accennato nella nota a margine di pag. 5 del documento dell’Antitrust:

“Apparivano altresì emergere elementi idonei a suffragare l’ipotesi che nella propria attività commerciale EE sfruttasse l’appartenenza al gruppo Enel – verticalmente integrato nei mercati della distribuzione e della maggior tutela”

 

 

Sicurezza per decreto

La sicurezza degli impianti che trattano sostanze pericolose è fondamentale per la salute dei cittadini e, se a seguito dell’incidente di Seveso, la legge che ne prende il nome impone determinate regole, non ci si può permettere di interpretarle.

Non si può cioè disquisire su cos’è  uno stabilimento, o un’officina di gas, concludendo che un’area di dodici ettari è assimilabile a un tubo interrato. E’ pacifico che non si tratta di un tubo interrato e non c’è legge, o decreto che possano provare il contrario.

E’ quanto invece potrebbe accadere a Meledugno, in Puglia, dove dovrà essere costruita la stazione di ricevimento del gas che proviene dalla Grecia, attraverso la TAP,  la pipeline che collegherà l’Italia all’Azerbajian.

Stando al progetto, la stazione sarà composta da due parti distinte e contigue, una di competenza e gestione di TAP, la società che gestirà il gasdotto,e l’altra di Snam Rete Gas.

La perizia depositata dagli esperti conclude che la stazione, nella sua interezza, non deve sottostare alla legge Seveso perché le due parti che la compongono trattano quantità di gas che, singolarmente, non eccedono i limiti imposti dalla legge.

Non va cioè tenuta in considerazione la potenziale pericolosità dell’intera stazione, ma quella di ognuna delle due parti che la compongono e quindi, uno più uno fa uno e non due.

Per avvalorare la tesi, le cui ragioni restano ignote e oggettivamente  incomprensibili, la perizia prende in considerazioni le tonnellate di gas che, proprio per evitare l’applicazione della legge Seveso, non devono superare il limite di 50.

Non bisogna essere degli esperti per calcolare che l’intera stazione tratterà volumi di gas nettamente superiori alle 50 tonnellate, ma quello che sembra invece prevalere è un decreto e un giudice dovrà quindi decidere, non sulla potenziale pericolosità dell’impianto, ma se il decreto viene rispettato.

Qui non c’entra essere a favore o contro la TAP, non c’entrano ulivi o posidonie: se un area di dodici ettari è potenzialmente pericolosa, a prescindere dalle più fantasiose interpretazioni, dovrebbero essere messe in atto tutte le regole che garantiscono la sicurezza della popolazione.

Se la legge Seveso, nata dopo una tragedia come quella da cui prende il nome, è stata promulgata propio per evitarne altre, andrebbe applicata senza la necessità di interpretarla.

 

Concessioni senza rischi

Il differenziale tra i titoli italiani e quelli tedeschi si riflette sulla remunerazione degli investimenti, garantita a chi gestisce servizi regolati, per ripagare reti elettriche, elettrodotti, gasdotti, stoccaggi, contatori etc.

Uno spread di 300 punti base potrebbe costare agli utenti italiani circa 460 milioni di euro all’anno in più sulle tariffe di elettricità e gas.

Il parametro tariffario, calcolato in base molteplici fattori di natura finanziaria, fiscale e di rischio paese dovrà essere aggiornato dall’Autorità  entro fine anno e inciderà sulla voce “spese per il trasporto” di luce e gas.

Le reti del gas e dell’energia elettrica, come per le autostrade, pagate da generazioni di utenti, garantiscono un ritorno sull’investimento a due cifre, e senza nessun tipo di rischio, tanto meno il rischio paese il cui premio assicurativo è pagato da ogni bolletta.

Meglio per tutti quindi che lo spread non salga ma sarebbe anche il caso rivedere le concessioni, che nel caso della distribuzione dell’energia elettrica, è monopolio di Enel.

 

Abuso di Autorità

Ogni tre mesi, Arera aggiorna i prezzi di gas e luce del mercato tutelato, che serve tre consumatori su quattro.

I cospicui  aumenti degli ultimi due trimestri dipendono,secondo Arera, dalla stagionalità dei prezzi all’ingrosso – una balla perché il prezzo è in costante e anomala ascesa –  dal fermo estivo dei reattori nucleari francesi  – un’altra balla perché succede ogni anno – dal calo della produzione idroelettrica – che pesa pochissimo sul totale – e dall’aumento della domanda legato al caldo anomalo – tutt’altro che anomalo.

Nei due ultimi aggiornamenti stesso copione per mostrare una situazione migliore di quella reale, dando in pasto ai media notizie rassicuranti e facendo gridare i politici di turno che bisogna ridurre il costo delle bollette.

Ma c’è un importante novità: siccome gli aumenti sarebbero troppo elevati, Arera mette in piedi una piccola finanziaria, congelando un miliardo di euro di oneri di sistema, nella speranza di recuperali in tempi migliori.

In pratica fa come il governo, facendo debito con la speranza che PIL migliori.

Gli oneri di sistema incentivano anche l’energia rinnovabile e resta un mistero perché debbano calare in futuro.

Ma non è un mistero che, venendo a mancare una quota di oneri, lo Stato non incassa le relative imposte.

Se sussiste quindi il dubbio che Arera possa intervenire sulla fiscalità, prerogativa di  governo e parlamento, ne è chiara la ragione: non era bello che il collegio uscente di Arera presentasse in giugno un aumento a due cifre e non è bello che il collegio entrante, espressione politica del nuovo governo, faccia lo stesso

Il risultato è che stiamo facendo debiti anche con le bollette.

La bufala del gas azero

Il metano estratto in Azerbajan costa cinque centesimi, quello estratto dai russi, uno.

Inoltre, il trasporto dal Caspio costa il 50% in più rispetto ad altri tragitti.

Il gas del giacimento azero di Shah Deniz, nel Mar Caspio, che dopo 3.500 chilometri, e cinque nazioni, dovrebbe giungere con il TAP a Melendugno (Lecce), non si sa  se arriverà nelle quantità previste e costerà caro.

Lo afferma un rapporto dell’Oxford institute for energy con il il titolo è “Non esageriamo: prospettive del Corridoio sud del gas al 2030”.

L’Oxford institute ha tra i suoi finanziatori le maggiori compagnie del settore, comprese Bp (a capo del consorzio che ha in concessione Shah Deniz e tra i principali azionisti Tap), Snam (altro grande azionista Tap) ed Enel (cliente del nuovo gas). E infatti il ricercatore che firma il rapporto, Simon Pirani, autore di una lunga serie di pubblicazioni sull’argomento, avverte che la ricerca, basata su dati di autorità regolatorie, compagnie petrolifere, banche e Commissione europea, “non rappresenta necessariamente il punto di vista dell’Istituto”.

Gli 878 chilometri di gasdotto tra il confine greco-turco e l’Italia, 4,5 miliardi di dollari di spesa prevista, sono il proseguimento del Tanap (Trans anatolic pipeline) che va dal Mar Caspio alla Turchia. Per il governatore pugliese, Michele Emiliano, il Tap va fatto, ma non in prossimità del paradiso naturalistico di San Foca (litorale di Melendugno); per il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, “è superfluo, dato che i consumi di gas sono in calo”; per il premier Giuseppe Conte “è strategico”; mentre per il vicepremier Matteo Salvini serve perché “l’energia costerà il 10% meno”.

Affermazione, quest’ultima, smentita pochi giorni fa dallo stesso Viminale: “Questa amministrazione non detiene alcuna documentazione” in merito alle previsioni di risparmi nelle bollette del gas, per effetto del Tap, hanno 11 risposto al costituzionalista salentino Michele Carducci, che aveva richiesto un accesso agli atti per conto delle associazioni No Tap.

Lo stesso dai ministeri di Affari esteri, del Sud e dell’Ambiente; il Mise non ha risposto.

Il Tap rientra nel progetto del 2012 del governo Monti di fare dell’Italia un hub del gas, cioè un centro di smistamento e vendita.

Idea che, al di là di ogni altra valutazione, funziona se di gas ce n’è abbastanza e a prezzi convenienti.

Quantità.

La Bp ha siglato contratti di fornitura con nove clienti europei, tra cui Enel, Edison, Hera, la tedesca E.On e la francese Gdf Suez: oltre 10 miliardi di metri cubi di metano l’anno (il 2% circa dei consumi europei) per 25 anni. Verrebbero dalla fase II dello sfruttamento del giacimento azero, 16 miliardi di metri cubi l’anno previsti. La Turchia è tra i principali clienti anche in questa nuova fase di produzione, le prime consegne di un contratto da 6 miliardi di metri cubi annui sono arrivate nel giugno scorso. Un miliardo di metri cubi è inoltre destinato alla Grecia e uno alla Bulgaria. Vuol dire che quanto rimane per l’Italia e gli altri Paesi europei sarebbe già il 20% meno del previsto. Inoltre, secondo le stime, la nuova produzione di Shah Deniz raggiungerà un picco di 16 miliardi di metri cubi annui entro il 2022, per declinare dal 2030, scendendo a circa 6 miliardi nel 2035. La società Tap, interpellata dal Fatto Quotidiano, conferma che il gas contrattualizzato è quello annunciato da Bp, con consegne a partire dal 2020. Se anche il gasdotto fosse pronto per quella data, quantità di metano vicine a quelle previste, stando alle stime di Pirani, si avrebbero per solo un paio d’anni. “In realtà ci sono altri giacimenti nell’area – spiega Pirani – ma non si sa quando saranno sviluppati e a chi andrà il gas”.

L’Azerbaijan ha infatti aumentato i suoi consumi, così come la Georgia, e il gas del Caspio può essere venduto alla Turchia o, via Turkmenistan, ai mercati est europei e del subcontinente indiano, a costi molto minori.

Prezzi.

In Italia, 75 miliardi di metri cubi di consumi annui, il gas è acquistato per l’80% con contratti a lungo termine, i cosiddetti take or pay (paghi anche se non si ritiri); sono segreti industriali ben custoditi, ma ci sono stime. Secondo Nomisma Energia, i prezzi dei contratti take or pay e quelli del mercato libero, in Europa ora sono quasi allineati, circa 27 centesimi di euro i primi, 28 i secondi. Dice Davide Tabarelli, presidente del centro studi e favorevole all’opera: “Il gas azero, se anche arrivasse a San Foca a 10 centesimi al metro cubo, renderebbe il gasdotto conveniente”. Il problema è che mentre il costo di produzione del gas russo è attorno a un centesimo di euro al metro cubo, quello estratto di Shah Deniz II, 600 metri sotto il Caspio, costa, in euro, tra i 4 e 5 centesimi. Ma a renderlo caro è soprattutto il trasporto: tra i 27 e i 29 centesimi di dollaro al metro cubo, tra i 23 e i 25 centesimi in euro: almeno il 50% in più di quanto costa portarlo per altri tragitti. Tap, invece, non ha fornito sue cifre. Bollette. Fino a Melendugno il gasdotto è a carico di Tap.

La “bretella” da 55 chilometri che da lì si allaccerebbe al terminal di Brindisi, opera “di carattere strategico”, sarà invece pagata nelle bollette, voce “servizi di rete”. Quindi rappresenterà un costo in più. L’investimento (stimato da Snam in 210 milioni) è remunerato con un tasso stabilito dall’Autorità dell’energia al 5,5% circa. Inoltre, “per le opere definite strategiche c’è una sorta di garanzia dei ricavi – spiega Carlo Scarpa, ordinario di Economia all’Università di Brescia – se scendono i consumi la società mantiene i suoi ricavi aumentando le tariffe”. L’ultimo bilancio semestrale di Snam mostra ricavi a 1,2 miliardi, in aumento del 2,3% (utile netto più 3,8%) nonostante una domanda di gas naturale in calo dell’1,6%.

da Marco Maroni – Il Fatto Quotidiano, 19-09-18

La Cassazione sui consumi anomali

L’ordinanza della Corte di Cassazione – Cass. civ. Sez. III, Ord., (ud. 15-03-2018) 19-07-2018, n. 19154 – tratta un caso di  consumo anomalo di acqua.

La Corte stabilisce che, in caso di contestazione, è il gestore del servizio a dover fornire in primo luogo la prova del corretto funzionamento del contatore e l’utente può quindi limitarsi, in prima battuta e ove lamenti un non corretto computo dei propri consumi, a denunciarne il cattivo funzionamento.

Spetta quindi al gestore dimostrare il corretto funzionamento del sistema di misurazione, attività che non può essere illegittimamente addossata all’utente.

In tema di contratti di somministrazione, la rilevazione dei consumi mediante contatore è assistita da una mera presunzione semplice di veridicità, sicchè, in caso di contestazione, grava sul gestore l’onere di provare che il contatore era perfettamente funzionante, mentre l’utente deve dimostrare che l’eccessività dei consumi è dovuta a fattori esterni al suo controllo.

Le conclusioni della Corte, se applicate ai contratti di fornitura di energia elettrica, dove il gestore  non fosse  in grado di dimostrare lo stato di legalità, dei contatori o dei sistemi di misurazione, potrebbero riaffermare i diritti dei consumatori.

 

 

Proroga tutela a condizione che

ARERA ritorni alla sua missione originale e cioè ” la promozione della concorrenza e dell’efficienza nel settore dei servizi di pubblica utilita’, di seguito denominati “servizi”, nonche adeguati livelli di qualita’ nei servizi medesimi in condizioni di economicita’ e redditivita’, assicurandone la fruibilita’ e la diffusione in modo omogeneo sull’intero territorio nazionale, definendo un sistema tariffario certo, trasparente e basato su criteri predefiniti, promuovendo la tutela degli interessi di utenti e consumatori”.

Non intervenga in materie che non le competono, come la metrologia legale, della quale è unico responsabile il MISE. Nello specifico, vengono installati decine di milioni di sistemi di misurazione illegali, che funzionano male e che oltretutto il consumatore paga con la bolletta.

Denunci l’impossibilità di promuovere la concorrenza, e quindi la tutela degli interessi di utenti e consumatori, in presenza della chiara posizione dominante di Enel, che dalla fine del mercato tutelato, e con il monopolio della distribuzione, sarebbe l’unica a trarre vantaggio.

Metta in condizione i consumatori, attraverso una seria e mirata campagna di informazione, di capire quanto consumano e quanto spenderebbero passando al mercato libero. I comparatori di offerte non sono assolutamente adeguati, né fruibili  dalla quasi totalità dei consumatori.

Semplifichi radicalmente le bollette, sull’esempio di quelle degli altri paesi europei, che sono utili e non aggravano il lavoro dei fornitori, che in Italia viene poi scaricato sul prezzo.

Rediga, con il MISE, l’atteso albo dei fornitori per evitare in futuro situazioni oggettivamente sconcertanti.

Riveda il contratto di maggior tutela a garanzia dei consumatori. Quello attuale non funziona per evidente responsabilità dominante del distributore.

Annulli la procedura di conciliazione che allontana ulteriormente i consumatori dal far valere i propri diritti.

Quantifichi, con precisione, l’ammmontare degli oneri di sistema, che ormai pesano per più di un terzo sul valore delle bollette, da qui a dieci anni confutando, in modo molto più efficace del passato, gli ulteriori aggravi.