Le inutili delibere dell’Antitrust

Cosa é cambiato in sei anni? Dopo una multa, il ricorso al TAR etc.

Nulla!

“Svuotare la maggior tutela prima che arrivi l’Autorità”, “accelerare la migrazione” dal mercato tutelato al mercato libero “in attesa che si definisca il quadro normativo-regolatorio” sulla fine dei prezzi tutelati su cui incombe un rischio aste, “l’obiettivo da raggiungere è far migrare i 21 milioni di clienti” dal mercato tutelato di Enel ( SEN) al mercato libero (Enel Energia).

Secondo il Garante, Enel ha perseguito la finalità di favorire la migrazione dalla tutela al libero in “modo abusivo”, sfruttando informazioni non accessibili ai concorrenti laddove “avrebbe viceversa potuto legittimamente attuare azioni commerciali lecite alla luce della disciplina antitrust, quali la proposizione di offerte economiche convenienti alla generalità dell’utenza, individuata mediante liste disponibili sul mercato, e quindi anche per i competitors”.

Nella delibera l’Antitrust rileva “profonde interessenze” e “osmosi informativa” tra le società di vendita in maggior tutela (Servizio Elettrico Nazionale – SEN) e sul mercato libero (Enel Energia), che afferiscono entrambe alla struttura Mercato Italia Enel. SEN, si legge ancora, svolge attività commerciali per conto di Enel Energia in virtù di un contratto di servizio, con un certo numero di dipendenti che svolge attività per conto di entrambe le società, in funzioni condivise.

Il Garante fa notare come tale vicinanza si sia acuita con la riorganizzazione effettuata nel 2014 dall’attuale vertice, che ha fatto scalare in basso di due livelli organizzativi la separazione operativa tra le due attività. Una circostanza indicata come problematica, negli anni passati, dalla stessa funzione antitrust Enel, che in una mail del 2016 al Mercato Italia, giudicava “evidente che abbassando il livello organizzativo al quale si effettua la separazione fra i due mercati, aumenta il rischio che la stessa organizzazione possa essere considerata come non adeguata”, incrementando il “numero delle persone che hanno simultaneo accesso ad entrambe le banche dati peraltro con mansioni sempre più operative”.

Centrale è il passaggio della fine dei prezzi tutelati,prevista ora a luglio 2020.

E’ in vista di questo passaggio – in particolare per limitarne i potenziali impatti negativi, ad esempio in termini di riduzione forzata delle quote di mercato tramite cessione all’asta di pacchetti di clienti – che, secondo l’Autorità, le società del gruppo hanno messo in atto le condotte censurate.

Secondo l’Antitrust è emersa “piena evidenza” della “volontà strategica del gruppo di neutralizzare il più possibile gli effetti di una simile
eventualità (le aste, ndr)”. Un incentivo per Enel a cercare di accelerare la migrazione dei propri clienti dal tutelato al libero, prosegue il Garante, è stato il rischio “di perdere i clienti nella propria customer base a esito di un processo pubblicamente definito di riallocazione della clientela in maggior tutela, ovvero di poterli acquisire, nel caso di aggiudicazione delle aste competitive, con una marginalità non in anticipo prevedibile, ma in ogni caso ragionevolmente inferiore a quella ottenibile anticipando il processo di acquisizione a mercato libero”.

Invece dell’asta, si legge nella delibera, in vista del 2020 la preferenza di Enel è per il modello “simil-gas”, ossia il passaggio dei clienti ex tutelati alla società di mercato libero del fornitore in tutela dopo un avviso in bolletta che li avverta della scadenza dei prezzi tutelati e della possibilità di cambiare fornitore.

Al tempo stesso, si legge ancora, comprendendo la potenziale problematicità di una tale soluzione che avvantaggerebbe gli incumbent (molti nuovi entranti da tempo sostengono infatti la messa all’asta), in questi anni Enel aveva valutato anche cessioni volontarie di pacchetti di clienti con o senza ramo d’azienda annesso o, ancora, l’ipotesi di un’offerta a prezzo fisso particolarmente vantaggiosa per clienti ex
tutelati, per mantenerli nel gruppo e fare da ponte verso il modello “simil-gas”.

Negli impegni Enel aveva promesso di non usare più le c.d. “anagrafiche privacy”, liste di clienti in maggior tutela compilate tramite la raccolta del consenso dei clienti SEN alla condivisione con società del gruppo. Liste definite infatti “strategiche” per l’acquisizione di clienti liberi in un documento dell’area Mercato Italia di Enel.

Le contestazioni dall’Antitrust ruotano appunto intorno alla fornitura di tali liste da SEN a EE (e non ai concorrenti, per i quali è previsto un consenso separato da parte dei clienti) e al loro utilizzo da parte della stessa EE per la proposta di offerte libere, in particolare la c.d. “Sempre Con Te” a prezzo fisso, pensata proprio in vista della fine dei prezzi tutelati con l’obiettivo di mantenere ‘in casa’ il maggior numero possibile di clienti.

Il Garante non ha invece censurato altre pratiche di Enel relative all’organizzazione delle attività all’interno dei punti fisici sul territorio e a presunte politiche di winback praticate in particolare verso l’operatore concorrente Green Network.

“Ampie sono le evidenze – scrive l’Agcm – in merito all’esistenza di un costante scambio di informazioni tra Areti e AE (Acea Energia ndr), che ha dato luogo all’utilizzo, nell’ambito dei piani strategici di AE, di dati sull’esatta consistenza numerica della base clienti dei principali venditori di energia allacciati alla rete distributiva di Areti e, quindi, concorrenti di AE. Queste informazioni, che hanno determinato una trasparenza sull’evoluzione delle dinamiche di mercato a solo vantaggio delle Parti (gruppo Acea ndr) nella fase delicatissima di programmata cessazione del SMT (servizio di maggior tutela ndr), sono state, infatti, sistematicamente utilizzate da AE nella pianificazione della propria strategia commerciale focalizzata sul c.d. “svuotamento”, a proprio vantaggio, della base clienti servita in maggior tutela”.

L’Antitrust ricostruisce da un lato come con gli aggiornamenti dei sistemi informatici Acea degli ultimi anni sia stata creata una piattaforma condivisa tra AE e Areti, con una funzione che tiene traccia tra le altre cose dei profili di buon o cattivo pagatore dei singoli clienti.

Dall’altro evidenzia una “gestione sostanzialmente unitaria da parte di AE delle attività di esercente il SMT e di venditore sul ML”, con le informazioni da trasmettere alla Capogruppo per la predisposizione di documenti di rendicontazione dell’attività di vendita “gestite dalle stesse persone e con documenti unici” e la “possibilità di accessi promiscui al data base dei clienti serviti in regime di maggior tutela”.

I database con i clienti così profilati venivano messi a disposizione anche delle agenzie di vendita esterne, i cui operatori erano tra le altre cose incaricati di usarle per effettuare check creditizi sui potenziali clienti prima di inserire le proposte di contratto nel sistema.

 

Occhio alle bollette

“L’attuale crisi energetica ci pone di fronte a un bivio: iniziare a investire nelle risorse strategiche o continuare a essere pericolosamente esposti agli shock esogeni che impattano sul mercato dell’energia.

Ripensare il quadro normativo italiano relativo alle concessioni idroelettriche rappresenterebbe un primo (ma fondamentale) passo verso una maggiore sicurezza e resilienza del nostro settore energetico, con investimenti addizionali immediatamente attivabili pari a 9 miliardi di Euro (ed effetti a cascata fino a 26,5 miliardi di Euro) che potrebbero essere rilasciati con ricadute positive per i territori e le famiglie italiane.

Bisogna agire con tempestività e sbloccare gli investimenti. Non possiamo permetterci di perdere questa storica opportunità”.

(Valerio De Molli, Managing Partner & CEO, The European House – Ambrosetti)

Le nuove concessioni per le reti elettriche, e quelle per gli impianti idroelettrici, verranno poste a carico dei consumatori.

Il rinnovo ventennale delle concessioni senza gare competitive, come sembrerebbe deciso, comporterà un aumento dei costi in bolletta.

Criterio peraltro anticipato chiaramente dall’AD di Enel. E se lo dice lui non c’è Arera che tenga.

Questo perché i concessionari dovranno versare allo Stato un contributo una tantum per ottenere l’estensione della concessione, ma tale contributo verrà poi recuperato integralmente e maggiorato (secondo un costo del capitale regolato intorno al 6,5%) direttamente dagli utenti tramite le tariffe elettriche.

Di fatto, questo meccanismo rappresenta un trasferimento di denaro dalle famiglie e dalle imprese italiane agli azionisti delle società concessionarie, senza che ci sia un reale beneficio in termini di efficienza o concorrenza.

Inoltre, le incertezze legate al futuro delle concessioni idroelettriche rendono più difficile ridurre il prezzo dell’energia elettrica, che in Italia rimane tra i più alti in Europa, penalizzando la competitività industriale e aumentando la spesa energetica complessiva per famiglie e imprese.

In sintesi, le nuove concessioni, così come strutturate, rischiano di mantenere o addirittura aumentare il costo dell’energia elettrica in Italia, gravando sulle bollette degli utenti finali e favorendo i profitti dei concessionari senza un corrispondente vantaggio per il mercato o per i consumatori.

Grafici illusori, fuorvianti e premonitori

ILLUSORI perché trasmettono la falsa idea che le ore “a prezzo zero” possano aumentare proporzionalmente all’installazione di potenza fotovoltaica, che però ha sempre bisogno del backup termico.

FUORVIANTI perché “il prezzo zero” non è quello per il consumatore ma per il produttore. Il margine di contribuzione per il produttore di FV , in quelle ore, è di 30€/MWh. Sono gli incentivi che paghiamo con la bolletta, sotto la voce oneri di sistema.

Siccome il mercato si basa sostanzialmente sul margine di contribuzione degli impianti a gas, ecco che solo in quelle ore i produttori di FV incassano 30 €/MWh mentre per le altre incassano la media giornaliera dei prezzi orari che é tre volte tanto.

Per il consumatore non cambia assolutamente nulla perché paga le bollette in base al PUN mensile, che è una media semplice dei prezzi giornalieri, e le ore “a prezzo zero” si manifestano solamente nei giorni festivi.

Il grafico conferma solamente che con bassissima domanda – e il primo maggio ci sta – l’energia rinnovabile è dominante ma quando il sole non c’è , é il gas a fare il prezzo.

É evidente che, se per un mese intero, giorno e notte, avessimo una situazione come dalle 11 alle 17 del 1 maggio, allora il prezzo medio sarebbe di 30€/MWh, ma ovviamente è solo fantasia.

PREMONITORI di situazioni critiche non diverse da quella spagnola, con il rischio, meno remoto di quanto si pensi, di restare al buio. Più saranno le ore “a prezzo zero” e più aumenteranno i rischi, specialmente se continuerà a fare freddo e non accenderemo i condizionatori.

Il grafico è palesemente a favore di quelli che spingono per installare più rinnovabili a prescindere, non importa dove. Il sole è gratis e quindi l’importante è istallare tanto poi pagano gli incentivi delle bollette, oltre a tutti i costi per ribilanciare la rete.

L’uplift e il potere di Terna – post Covid

Terna aumenta l’uplift, Arera benedice e le bollette aumentano.

L’“uplift” paga tutte le attività messe in campo da Terna per mantenere in sicurezza il sistema elettrico nazionale ed evitare che il paese resti al buio: lo sbilanciamento delle rinnovabili, le interconnessioni con gli altri paesi, l’acquisto di energia di riserva, i rapporti con le utenze interrompibili, l’essenzialità di alcune centrali etc.

Due voci su tutte: l’energia di riserva, approvvigionata da Terna sul MSD  – Mercato Servizio Dispacciamento ( le “chiamate” delle centrali, secondo criteri non sempre trasparenti e le aste con prezzi in salita ) e gli sbilanciamenti.

I due grafici sono piuttosto eloquenti: gli scostamenti mostrano che qualcosa non va e che, come sempre, l’emergenza paga, e il covid non fa eccezione.

Era ingiustificato il picco del 2016, ma in quel periodo, bisognava far morire i traders “non diligenti” – Starace fresco AD di Enel li definì parassiti – che secondo Terna e Arera speculavano.

L’uplift puntava inspiegabilmente a  20 €/MWh, ma la quota degli sbilanciamenti non arrivava a 5

Di nuovo, nel 2017, eliminato qualche parassita, l’uplift s’impenna perchè, questa volta, sono i produttori a sbilanciare, prima che Terna se ne accorga.

Dopo l’aumento comunicato da Terna in questi giorni, se confrontiamo il grafico del PUN – Prezzo Unico Nazionale – con quello dell’uplift,  notiamo che  quando il PUN scende  il dispacciamento sale e i produttori si rifanno dei margini persi col PUN facendosi “chiamare” da Terna nel MSD.

Il tutto con la benedizione di Arera, che non ha alcun controllo sul monopolio di Terna e sul costo dei suoi servizi o dei suoi progetti.

Così Terna fa utili trionfali sulla pelle di quelli che pagano le bollette.

Evidente, come nel caso dell’emergenza covid, l’incapacità di Terna a gestire il problema se non comprando, cara, energia di riserva per evitare il peggio.

Il potere di Terna, forte di un monopolio che dura da decenni, è devastante.

Le analisi costi&benefici “fatte in casa” sono insindacabili e senza programmi stringenti: il collegamento Calabria – Sicilia, gli interconnectors, e la farsa del Montenegro , le centrali essenziali strapagate per restare ferme, 50 nuovi GW di potenza conferiti con i medesimi criteri del CIP6 e la nuova linea Sicilia/Sardegna sono solo alcuni esempi.

Andate vedere i risultati di Terna, i bonus dei managers e come e quando vengono decise le opere. Poi moltiplicate i 20 €/MWh del uplift appena deciso per i 300 milioni di MWh consumati ogni anno in Italia.

19/6/2020

 

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Lo “spalmaincentivi” e l’operazione FFSS di Renzi

Le buone intenzioni del governo Renzi di ridurre il costo delle bollette resteranno tali:

1) con  lo “spalma incentivi” il governo intende imporre ai produttori di energia rinnovabile la rimodulazione degli incassi su un periodo più lungo, 25 anni invece di 20.

Scontata la resistenza dei produttori come per esempio Enel Green Power, società quotata in Borsa, e detenuta da Enel, per il 70%. L’azionista di riferimento di Enel è il Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Assieme a numerose aziende del settore, Enel Green Power ricorre così al Tar, e quindi contro lo stesso Ministero.

Ha buone probabilità di successo perché il ricorso viene presentato dai legali di Assorinnovabili, coordinati dallo studio dell’ex-presidente della Corte Costituzionale, Valerio Onida.

Assorinnovabili raggruppa 500 aziende “verdi” nazionali e una potenza installata di 10 Gigawatt.

Stesse misure sono state adottate in Germania, ma senza toccare i diritti pregressi degli investitori, e in Spagna, dove però gli incentivi sono stati posti a carico dello Stato, e non dalle bollette dei consumatori.

2) La cessione della rete elettrica delle Ferrovie dello Stato a Terna.

Le FFSS sembrano in buona salute e stanno per essere privatizzate.

Un aiuto al bilancio giova alla futura quotazione in borsa e così le ferrovie venderanno otto mila chilometri di rete elettrica a Terna, per un miliardo di euro, ma continueranno a ricevere contributi pubblici per la sua manutenzione.

FFSS quindi, oltre ad una cospicua plusvalenza, beneficerà di 100 milioni di euro all’anno che sborseranno i consumatori con le bollette.

La rete delle ferrovie è tecnologicamente avanzata solamente nei mille chilometri dell’alta velocità; il resto risente degli anni e richiede manutenzione.

Se si trattasse di un contratto tra privati, e non tra società a maggioranza pubblica, il costo della manutenzione andrebbe detratto dal prezzo di vendita e invece, dall’anno prossimo, gli interventi resteranno a carico di Terna, e quindi dei consumatori.

Ma Terna svolge già un servizio per lo Stato, provvedendo al trasporto dell’energia elettrica e presenta sempre trionfali utili perché campa felicemente sulle nostre bollette; facile recuperare il miliardo, per l’acquisto della rete di FFSS e un po’ meno, forse, i 100 milioni all’anno per la sua manutenzione caricati anch’essi sulle bollette.

Finirà così che pagheremo due volte la rete delle ferrovie, perché lo abbiamo già fatto in passato con le tasse.

Con questo vorticoso giro di soldi, cospicui bonus finiranno nelle tasche dei rispettivi amministratori, mentre della riduzione delle bollette non sentiremo neppure il profumo.

Ironia della sorte: tutto era nato quando il governo Renzi aveva denunciato proprio il fatto che le FFSS godevano di tariffe agevolate sull’energia alle quali provvedevamo noi utenti, sempre con le bollette!

#retelettrica#reteferrovie#alimentazionetreni

19/12/2014

Oneri di sistema e Covid

Un salto indietro, ottobre 2021, un anno dopo i look down e cinque mesi prima dell’invasione dell’Ucraina.

La Delibera n° 396/2021 di Arera attuava le misure del Governo per calmierare il costo delle bollette del mercato tutelato del quarto trimestre 2021: erano 4 miliardi di euro, dopo 1,2 miliardi messi a disposizione per il trimestre precedente.

Così la delibera “Cassa e GSE prevedono che la liquidità complessiva dei conti di gestione si esaurisca verso la metà dell’anno 2022, diventando negativa nella seconda metà del medesimo anno”.

Ma può diventare negativa?

La sospensione temporanea del pagamento degli oneri di sistema, solo per alcune categorie di consumatori creerà, nel 2022, un buco di 7,5 miliardi di euro.

Vista l’emergenza energetica, con i conti fuori controllo, sarebbe stata un’ottima occasione per affrontare il problema degli oneri di sistema che pesano sulle bollette per oltre 15 miliardi di euro all’anno e che non devono essere nelle bollette.

Imbarazzante l’ottimismo del Governo nel prevedere da un lato il rialzo del PIL del 6% e dall’altro far pagare alle industrie, con potenza installata maggiore di 16,5 kW, bollette talmente salate da costringerle a ridurre la produzione, se non a chiudere l’attività.

In presenza di una volatilità dei mercati energetici sempre più marcata, e di un tasso d’inflazione esplosivo, gli interventi trimestrali spostavano solo la resa dei conti che arrivava puntuale un anno dopo, quando il sistema sarebbe collassato.

Tutto poi è rientrato nella normalità, gas ed energia elettrica sono raddoppiati, gli oneri di sistema sono stati rimessi!

Passata la paura: i consumatori italiani resistono e pagano le bollette.

Solo in Italia

Perché le bollette italiane fatturano la prestazione di un servizio e non il solo prodotto “energia elettrica“?

Perché paghiamo IVA su voci che nulla hanno a che vedere con il kWh che consumiamo?

Perché, dopo sei anni, non è stata ancora recepita la Direttiva UE 944 del 2019?

Nonostante la direttiva sia cristallina e affronti proprio i problemi che assillano il consumatore italiano, sia di energia elettrica che di gas – dove peraltro il criterio di fatturazione è illegale – tutto tace e nessuno fa nulla.

Alcuni passaggi della direttiva

Forse la ragione del ritardo è il Codice di consumo , un decreto legislativo che risale al 2005 che equipara la fornitura di energia elettrica alla prestazione di un servizio.

L’IVA del 22% , applicata indistintamente non solo alla componente energia ma agli oneri di sistema, che nulla hanno a che vedere con essa, oltre che alle accise, non esiste in nessun’altra bolletta europea.

L’unico responsabile delle situazione è il regolatore – Arera – che ha permesso, e permette, enormi ricarichi trasformando le bollette in documenti incomprensibili che confondono il consumatore al quale viene richiesto, per es., un pagamento anche con consumo nullo.

Una datata risposta di enel sull’argomento ad un lettore del blog.

Occhio ai prossimi week-end

Il blackout spagnolo, le cui cause non sono ancora ufficiali, dovrebbe farci ragionare sulla situazione di casa nostra e, in particolare, cosa é successo nell’ultimo week-end.

Invece di godere per il grafico sotto dovremmo cominciare a preoccuparci perché più saranno le ore a prezzo zero più aumenteranno i rischi di BO, come accaduto in Spagna.

In italia, come in Spagna, il prezzo non può “girare” in negativo perché gli impegni con gli investitori vanno onorati.

Investitori che, negli ultimi vent’anni, ci hanno dato dentro, e pesantemente perché garantiti dagli oneri di sistema delle bollette.

Così durante il weekend i gestori tendono a coprire il basso consumo il con le FER.

Ma se le previsioni di consumo sono errate o, peggio, il gestore non ha di fatto programmato, visto che le nucleari erano spente, ecco che basta una nuvola per mandare in tilt il sistema e lasciare al buio l’intera penisola iberica.

Questa la situazione in Italia il 1 maggio.

Sei ore a prezzo nullo
Una mail ad un produttore

La vicenda ha dell’incredibile: per non scendere sotto la soglia di sicurezza con la potenza rotante delle centrali termoelettriche, Terna taglia non solo l’idroelettrico ma anche il solare e l’eolico.

Tanto ci pensano le bollette a pagare la mancata produzione di tutto!

E si dovrebbe chiedere ragione ad Arera sulla recente delibera a plateale favore degli investitori FER.

I sostenitori dei FV, così come i soloni universitari, devono capire che non sono solo i grandi campi FV a creare problemi ma le centinaia di migliaia di piccoli produttori casalinghi, quelli con i pannelli sui tetti di casa. 

E la Lombardia è la regione con più FV diffuso.

Così non ci resta che sperare che nei prossimi fine settimana salga, e di molto, la temperatura per accendere i condizionatori, e per avere finalmente un po’ di riserva rotante altrimenti con meteo fresco, tanto sole e bassi consumi finiremo anche noi nei casini.

Sperare insomma che il prezzo dell’energia abbandoni lo zero e salga per la gioia dei pagatori di bollette che perlomeno saranno più al sicuro.

Ovviamente chi parla di transizione energetica in questa situazione è un cretino, perché transizione significa prima di tutto consumare meno energia, e non di più.

Venendo ai BESS, che per ora sono pochi, non è che entrano o escono dal parallelo in modo così repentino e istantaneo, come credono gli altri furbi. Per ora sono comandati dal gestore da remoto e pertanto serve tempo, e invece per sventare un black-out occorre intervenire in millisecondi.

Ovvio che se piazzi 50 superfiltri a 50 termiche, ottieni il massimo dei risultati in tema ambientale ma non fai business; installando invece migliaia di pale e migliaia di campi FV si creano guadagni diffusi e interessi incontrollabili.

Per quelli che ricordano, il 3 agosto 2003 venne evitato un BO in Italia, con gli stessi eventi che furono poi fatali il 28 settembre successivo.

Siamo di nuovo allo sbando.

Abbiamo fatto regole spinti da troppi interessi di parte e senza tener conto di una visione generale dei fondamentali del sistema, ormai diventati un accessorio in meccanismi di funzionamento che paiono determinati alla “sperandio”.

Buona notte e buona fortuna

La rete francese vista da un francese

Vuoi capire perché le tue bollette elettriche sono alle stelle?

Le nostre turbine eoliche (tedesche), i pannelli solari (cinesi) e l’auto elettrica richiedono una costosa modifica della rete elettrica.

RTE investirà 100 miliardi di euro in modo che la sua rete elettrica possa ospitare molte energie rinnovabili

Mentre con 100 miliardi di euro, possiamo costruire 12 centrali nucleari e aumentare la nostra produzione di energia elettrica del 35%!

Il capo dell’operatore della rete elettrica francese RTE, Xavier Piechaczyk, continua la sua propaganda pro-vento favorevole ai tedeschi e molto redditizia per la sua azienda:


“L’energia nucleare da sola non sarà sufficiente per decarbonizzare la Francia afferma il presidente di RTE giudicando che è necessario “rendere rinnovabile il prima possibile” per raggiungere la neutralità del carbonio entro il 2050.

Controcorrente: e questo nello stesso momento in cui il gigante svedese Vattenfall ferma lo sviluppo di un grande progetto eolico offshore nel Regno Unito a causa del costo dei materiali.

Proprio come i tedeschi stanno smantellando un parco eolico logoro, danneggiato dopo soli 12 anni di attività!!

L’accelerazione della transizione energetica ha un prezzo e sarà a carico dei consumatori di energia elettrica.

Questo è stato annunciato tre anni fa… fonte Les Échos: https://lnkd.in/dRDBCT_S

Gestita da RTE (per i 106.000 km di linee di trasmissione ad alta tensione) ed Enedis (per gli 1,4 milioni di km di linee di distribuzione), la rete francese rappresenta un terzo della bolletta per un cliente residenziale.

Non è quindi un segreto che passare dall’attuale sistema energetico a un modello compatibile con le energie rinnovabili sarà (molto) costoso: collegare nuovi parchi solari ed eolici e stazioni di ricarica per auto elettriche, ma anche migliorare la resistenza dei cavi…

Ciò aumenterà il costo dell’elettricità, il cui consumo salirà alle stelle per fare a meno dei combustibili fossili. Come la sua controparte ENEDIS sulla gestione delle linee ad alta e altissima tensione, RTE, anticipa (avete capito!) anche un’esplosione dei suoi costi.

Ma le tasse non si fermeranno qui. Perché parallelamente esploderà un’altra voce di spesa: quella di adeguare la rete di distribuzione elettrica (linee di bassa e media tensione) a questi sconvolgimenti.

Da linkedin: commento di un francese incazzato

Referendum

Il 25 marzo l’ “associazione energia per tutti ha presentato alla Cassazione una proposta referendaria per eliminare gli oneri di sistema dalle bollette dell’energia elettrica.

Cosa siano, perché e da quanto tempo li paghiamo e quanto valgono gli oneri di sistema lo capirete visitando il sito dell’associazione www.aept.it.

Comunque, per farsi un’idea di cosa stiamo parlando, basta prendere una bolletta, individuare la voce  oneri di sistema, che è ben specificata, e verificare quanti soldi tiriamo fuori in un anno.

Per noi, clienti finali gli oneri di sistema sono solo soldi ma per i beneficiati sono sussidi, che in vent’anni ci sono costati 200 miliardi di euro e, se non voteremo SI, nei prossimi dieci ce ne costeranno altri 100.

Sono rendite garantite in primis dai fornitori, che si assumono l’onere e il rischio di chi non paga la bolletta e, in secondo luogo garantite dai clienti finali che non vogliono farsi tagliare la luce.

Sono soldi che non c’entrano con i kWh che consumiamo.

Con quei soldi abbiamo sovvenzionato, o ancora sovvenzioniamo:

  • specifiche categorie di produttori di energia elettrica;
  • specifiche categorie di consumatori di energia elettrica;
  • Fornitori di energia elettrica, per conto dei consumatori morosi, cioè quelli che non possono, o non vogliono pagare la bolletta;
  • I bonus stanziati dal governo;
  • I fornitori “minori” anche quelli che, nel frattempo, sono fallite;
  • società nel frattempo fallite o decotte come Alitalia,Ilva,Alcoa
  • le Ferrovie dello Stato “per i regimi tariffari speciali per il servizio ferroviario universale e merci”
  • le società che si occupano di dismissione dal nucleare, a 40 anni dal referendum, oltre ai comuni con centrali nucleari dismesse.

La lista ventennale dei beneficiati è lunga e la ricostruzione di come i soldi siano stati distribuiti a pioggia impossibile, a meno di studiare centinaia di delibere di Arera o verificare i conti del GSE, della CSEA.

C’è qualcun’altro che ha problemi? Ci sono le bollette, un vero e proprio bancomat con il particolare, odioso, che gli oneri di sistema colpiscono i più deboli, cioè quelli che consumano meno.

Il ricambio, nel tempo, dei diversi sussidi avviene in sordina.

Quando termineranno i primi incentivi alle rinnovabili degli anni 2000, dovremo pagare le centrali di accumulo, l’energy release 2.0 e il FER X oltre alla mancata produzione degli impianti rinnovabili se la rete non è in grado di dispacciare l’energia che potrebbero teoricamente produrre!

Ovviamente il nuovo nucleare, se si farà, verrà finanziato dalle bollette.

Ogni anno assistiamo agli inutili tentativi di ridurre il costo delle bollette; si incolpa il prezzo del gas ma invece è il sistema che, da venticinque anni, non funziona e va cambiato.

La prova, evidente, è che le bollette non sono mai calate e anzi restano sempre, e di molto, le più care d’Europa.

L’unico modo per dare una scossa al sistema, del quale gli oneri sono la droga, é votare SI al prossimo referendum.

I voti verranno raccolti a partire da metà giugno.

#associazioneenergiapertutti

 

Perché l’energia elettrica è così cara?

Il mercato del gas:una tragedia!

Sono passati due anni da questo post, ma non succede nulla.

Tante parole, molte sciocchezze ma il nulla é cosmico!

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Il mercato a “prezzo marginale” dell’energia elettrica funziona così: in un grande magazzino scegliamo calze, mutande, camicie, maglioni che costano dai 15 ai 50€ e, alla fine, ci piace un cappotto da 1000€.

Alla cassa ci fanno pagare tutti i pezzi a 1000€, anche le mutande!

Da un anno paghiamo l’energia elettrica come se fosse prodotta tutta con il gas. L’energia idroelettrica, per esempio, la paghiamo dieci volte il prezzo marginale centrali idrauliche.

Il governo dei “ migliori” non si é accorto di cosa stava succedendo, già ad ottobre del 2021, e tra “le bollette che sarebbero calate a marzo“ di Cingolani e “ la pace o condizionatori” di Draghi, nessuno ha fatto nulla.

Ci sono voluti mesi e il recupero disperato con la tassa sugli extra-profitti, dai risultati piuttosto deludenti o aver tolto gli oneri di sistema dalle bollette.

Nel dubbio, Enel ha chiesto al governo 16 miliardi di finanziamento, il 70% garantito dallo stato, forse proprio per pagare parte della tassa, nel caso fosse costretta.

Per avere un’idea di quanto sia costata l’estrema disattenzione del governo dei “migliori”, facciamo quattro conti, partendo dal 2021:

Gli speculatori entrano in azione in estate quando i “migliori” sono già in vacanza.

Il PUN di dicembre è quattro volte e mezzo quello di gennaio, mancano ancora due mesi alla guerra ma il governo ci mette solo qualche pezza.

Ad agosto, quindi molto prima della guerra, il PUN a 112 €/MWh, quasi il doppio di gennaio e a settembre l’indice con scadenza marzo esplodeva.

Noi non sappiamo a quale prezzo sia stata venduta l’energia elettrica non prodotta con il gas, ma sappiamo che vale poco meno della metà di tutta quella prodotta in Italia.

Sicuramente é stata venduta ad un prezzo inferiore al massimo prezzo pagato dal mercato ed é stata acquistata per prima, perchè cosi funziona.

Nulla dovrebbe essere cambiato dopo la crisi russa. Quindi tutto fa supporre che i produttori del 46 % del totale ( percentuale esatta del non prodotto con il gas ) per correttezza avrebbero dovuto continuare a offrire a 112, il prezzo di agosto.

Con la guerra il PUN prende il volo, raggiungendo punte di 441 a luglio, 543 ad agosto e 430 settembre, con una media da giugno a settembre di 421, mandando al collasso il sistema industriale.

Oggi possiamo indicarlo prudenzialmente a 350 €/MWh.

Tentando una valutazione su base annua e sapendo che, grosso modo, il consumo annuo in Italia é di 300 miliardi di kWh e stimando un PUN medio annuale di 350€ /MWh €, il 46% di 300 miliardi equivale a 138 miliardi di kWh e cioé 138 milioni di MWh.

138 milioni MWh moltiplicati per 238 € – cioè la differenza tra 350 € e 112€ – fanno 33 miliardi di euro, ed è una valutazione per difetto perché partiamo da agosto ‘21.

Un governo davvero migliore avrebbe dovuto accorgersi molto prima che, senza il gas russo, bisognava correggere e che l’emergenza stava arricchendo la banda dei “cassieri“( quelli del cappotto) che hanno sempre avuto la possibilità di “coprirsi” con gli acquisti a termine di gas.

Invece di tentare voli pindarici sul CAP del prezzo del gas, a livello europeo, tentativi che sono destinati a fallire, bastava disaccoppiare il prezzo dell’energia elettrica da quello del gas, ma forse i “cassieri” erano contrari.

Con il risultato che non é stato fatto nulla, se non rincorrere la crisi su fronti sbagliati e cioè cercando il gas all’estero e aiutare il popolo dei consumatori a pagare i “cassieri”.

Oneri di sistema: il disastro

Nel 2016 le bollette dell’energia elettrica esplodono.

Con un documento di consultazione – con quale credibilità – l’autorità per l’energia e il gas chiede – a chi – come mai si è arrivati a questa insana situazione e come ripartire gli oneri di sistema che quest’anno ammonteranno a 16 miliardi.

Fanno 6 cents/kWh, una volta e mezza l’attuale prezzo all’ingrosso.

La sola componente A3 sarà di 14,5 miliardi di euro.

L’inverosimile quantità di denaro mantiene il sistema dei produttori, trasportatori e distributori i cui bilanci,nonostante l’aria che tira, sono trionfali.

La quota parte energia (30% del totale della bolletta ) é invece calata, in linea con il prezzo del petrolio.

Cosa succederà quando la tendenza s’invertirà e dovesse arrivare la ripresa.

Il governo e l’autorità per l’energia difendono il sistema mentre i cinquestelle parlano forse di un futuro troppo lontano.