L’origine del TTF

Perché paghiamo il gas con il TTF

L’intervento del 10 ottobre 2012 di Paolo Scaroni, AD di ENI quando al governo c’erano i tecnici di Mario Monti, è utile per capire come nacque l’idea di riferirsi al TTF, quale indice di riferimento del prezzo del gas, responsabile del disastro dell’ultimo anno.

L’inverno predente era stato piuttosto complicato : a febbraio non arrivava il gas russo, faceva un freddo cane e gli stoccaggi erano vuoti.

Il governo finì nel panico e furono accese anche le vecchie centrali a olio combustibile dell’Enel, che rimasero a disposizione, cioè pronte a produrre energia elettrica, fino al luglio successivo per la gioia dei consumatori che le pagarono con le bollette.

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ROMA ( Reuters ) – L’Eni sta valutando l’eventualità di non rinnovare i contratti di approvvigionamento take or pay divenuti troppo onerosi, ma considerando il tema della sicurezza nazionale nell’approvvigionamento ha avviato su questo dossier un confronto con il governo e l’Autorità per l’energia.

Lo ha detto l’Ad della società Paolo Scaroni nel corso di una audizione in commissione Industria del Senato.

“Possiamo come Eni tentare di non rinnovare i contratti take or pay e risolvere quelli ancora in vigore perché divenuti eccessivamente onerosi.

Avremmo un netto miglioramento della nostra performance sia economica sia finanziaria abdicando al ruolo di fornitore di ultima istanza che ci viene attribuito per ragioni storiche”, ha detto Scaroni nel corso della sua introduzione all’audizione.

Per take or pay si intente la clausola inclusa nei contratti di acquisto di gas naturale in base alla quale l’acquirente è tenuto a corrispondere comunque, interamente o parzialmente, il prezzo di una quantità minima di gas prevista dal contratto, anche nell’eventualità che non la ritiri.

L’Ad ha proseguito che “oppure potremmo rinegoziare i contratti di lungo termine ma in questo caso la componente di sicurezza di approvvigionamento dovrebbe essere valorizzata. L’Eni ha già avviato un confronto sul tema con il ministero dell’Economia, il ministero dello sviluppo e l’Autorità per l’energia e il gas”.

Scaroni ha detto che i contratti in scadenza sono quelli con Norvegia e Olanda mentre quelli che si stanno rinegoziando sono con Russia e Algeria.

L’Ad ha precisato che “sono contratti nati negli anni 80 e oggi vorrei cercare di cancellarli”, ma in questo modo “si priverebbe il Paese della sicurezza nell’approvvigionamento”.

“Il capacity payment è quello che riconosce il valore alla sicurezza dell’approvvigionamento e quindi quello potrebbe essere una risposta. Possono essercene delle altre. Io credo che ci chiariremo le idee nei prossimi mesi proprio in questo dialogo con i ministeri e l’Autorità”, ha spiegato Scaroni.

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1) che i contratti con i russi fossero diventati “troppo onerosi” lo sapeva solo ENI e crederlo era il solito atto di fede del governo. Le condizioni dei contratti take-or-pay sono sempre state un segreto, come lo sono anche ora, ma la leggenda vuole che il prezzo del gas fosse legato a quello del petrolio;

2) non é mai chiaro se il“ troppo oneroso“ si riferisca all’ENI o al paese. Ambiguità confermata in occasione della questua di gas dei mesi scorsi in giro per il mondo, con membri del governo sempre accompagnati da ENI;

3) le forniture di gas russo erano già essenziali per la sicurezza nazionale nel 2012 e la Russia avrebbe poi invaso la Crimea; negli otto anni successivi le forniture sono continuate senza intoppi il che fa ritenere che i contratti fossero validi, anche se non si sa a quale prezzo;

4) nel 2012, cioè a 12 anni dal decreto Letta sulla liberalizzazione del mercato del gas, ENI restava il fornitore “storico” di ultima istanza al quale competeva la sicurezza nazionale che, secondo Scaroni, avrebbe dovuto essere maggiormente valorizzata. E infatti, a febbraio, gli stoccaggi erano vuoti!

5) dopo altri dieci anni le forniture russe sono ancora essenziali per la sicurezza nazionale, la Russia ha invaso l’Ucraina, dopo essersi ampiamente pre-finanziata la guerra, per un anno con il TTF, e stiamo discutendo ora su come limitare il prezzo europeo di acquisto.

6) la domanda di gas sta crollando, arriverà in Italia e non si venderà più se farà caldo come previsto. A quel punto la speculazione sul TTF lascerà il posto al gas “fisico”!

Breve storia dell’energia (3): liberalizzazione, tangenti e rinnovabili

Lo scherzetto degli incentivi, dal CIP6 in avanti, permetterà di scaricare in bolletta qualsiasi balzello; il canone RAI, che con l’energia elettrica non ha nulla a che vedere,ne è un esempio.

Dal 1995 é AEEG – Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas – che stabilisce come gli incentivi dovranno essere spalmati nelle bollette.

Siccome però è meglio che l’utente non sappia come gli vengono sottratti i soldi,ecco le bollette sempre più complicate.

Il 1999 è l’anno  della liberalizzazione e del decreto Bersani; visti i risultati, in termini di costo e di qualità di servizio, il fallimento é evidente.

Nel 2002 Enel vende il 60% della sua capacità produttiva e la rete di trasmissione ma  mantiene il monopolio della distribuzione di piazzandoci in casa decine di milioni di contatori illegali.

Enelpower si lancia in ardite e sconclusionate acquisizioni all’estero mentre in Italia i vertici si spartiscono le tangenti.

L’energia viene ora venduta alla borsa elettrica; qualcuno cerca di tagliare fuori ENI, impegnandosi direttamente con i Russi per il gas. Enel lo va a cercare in Nigeria, s’impegna a comprarlo ma poi non riuscirà a farlo arrivare in Italia.

Senza una strategia e con la benedizione delle banche, le centrali esistenti vengono convertite a gas e ne vengono costruite nuove dovunque.

Le ultime non sono ancora entrate in servizio, ma ne abbiamo già pagata una parte con il buco MPS che ha salvato anche Sorgenia, quando il sistema scopre la vera energia rinnovabile, quella da sole e vento.

Verrà trionfalmente incentivata con le bollette e con i cinque conti energia.

Pagheremo tutto noi: oggi 15 miliardi di euro all’anno e per vent’anni.

Con la garanzia delle bollette, le banche finanziano qualsiasi progetto: c’è chi mette i terreni e chi addomestica i funzionari comunali; i pannelli sono cinesi progettati in Germania.

I primi ad annusare l’affare sono i fondi verdi stranieri che oggi incassano incentivi multipli del prezzo d’energia in borsa.

Come accaduto per il CIP6, si assegnano anticipatamente i diritti anche a piccole società locali, spesso legate all’illegalità e al malaffare; si specula sulla rivendita dei diritti e gli utili finiscono esentasse in Lussemburgo.

Le rinnovabili, e il crollo della domanda, mettono definitivamente fuori mercato le centrali a gas appena ultimate. Tra i più attivi c’è  Sorgenia, che verrà salvata da MPS.

Li pagheremo noi, come paghiamo il “capacity payment” : paghiamo le centrali perché non producano.

Adesso tutti vogliono chiuderle, Enel per prima 23, perché non sono remunerative e abbiamo una potenza installata più che doppia del picco della domanda.

Sono tutti indebitati e cercano compratori e alleati.

Enel sembra ripetere gli stessi errori di Enelpower,con investimenti all’estero nelle rinnovabili di dubbio ritorno economico.

L’industria elettromeccanica nazionale è sparita: Ansaldo è dei cinesi che entrano anche nel capitale dei nostri fondi infrastrutturali e delle stesse strutture.

(continua…)

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