I consumatori non conoscono il criterio che determina il prezzo dell’energia elettrica che pagano.
Lo conoscono molto bene quelli che la producono che, grazie al criterio di formazione del prezzo spiegato di seguito, guadagnano l’inverosimile e vogliono, ovviamente, continuare a farlo.
L’inchiesta di Milena Gabanelli è del 12 marzo 2025 sul Corriere della Sera e la sua “data room” si intitolava “Caro-bollette, quello che i governi non ci dicono”.

Il prezzo del PUN era 132 €/MWh e oggi è a 220. La conclusione,errata, era “installiamo più rinnovabili che il prezzo calerà”.
Siccome del gas avremo sempre bisogno negli anni a venire, e siccome il prezzo del gas sale costantemente, e in questi ultimi mesi drammaticamente, è evidente che se non si modifica il criterio di formazione del prezzo siamo destinati a soccombere.
Vediamo allora, ancora una volta, come funziona.
Il prezzo pubblicato sul sito ufficiale del GME – Gestore del Mercato Elettrico – è il PUN – Prezzo Unico Nazionale – che viene fissato entro le ore 12 del giorno che precede il giorno di consumo al MGP – Mercato del Giorno Prima, per frazioni temporali di 15 minuti.
Non scoraggiatevi perché il meccanismo, al di là delle sigle, è relativamente semplice: i produttori dichiarano quanta energia sono disposti a produrre, e a quale prezzo, e i compratori dichiarano di quanta energia hanno bisogno e a quale prezzo sono disposti a comprarla.
Ovviamente non è un mercato “gridato”, dal momento che avviene nel silenzio dei modelli informatici.
E non sono neppure note, se non agli operatori, le liste, dette anche “pile” di domanda e offerta che il GME incrocia.
Per definire il prezzo del mercato all’ingrosso, l’Italia ha adottato il modello denominato “Sistem Marginal Price”.
Come funziona in pratica?
Il GME raccoglie le offerte dei produttori e le ordina definendo, per ogni offerta, il volume messo a disposizione partendo dal prezzo più basso a salire fino a quello più alto.

Le prime offerte ad essere “impilate” – la base che sarà sicuramente venduta – sono quelle degli impianti che utilizzano le fonti più economiche: idroelettrico, geotermico, eolico e fotovoltaico.
A salire seguiranno le offerte più care, cioè quelle dei produttori che utilizzano carbone, gas e olii combustibili.
Nel frattempo il GME ha anche “impilato” le richieste di acquisto presentate dagli operatori e, quando fa il totale, va a vedere quale è l’ultima centrale di produzione necessaria per soddisfare tutta la domanda di ogni quarto d’ora.
Questa centrale diventa la centrale “marginale” in quell’ora e il prezzo dell’energia elettrica che verrà pagato a tutti i produttori in quell’ora è quello legato dell’offerta della centrale marginale.
A fissare il prezzo dell’ora, quindi, non è la centrale più economica, e neppure la media ponderale di tutte le centrali chiamate a produrre in quell’ora, ma la richiesta avanzata dalla centrale più cara.
E questo e’ il primo punto chiave da capire: se la centrale “marginale” e’ alimentata con gas naturale tutti i produttori vengono pagati come se producessero a gas naturale.
Supponiamo quindi che, a una certa ora di una certo giorno, il sistema elettrico abbia bisogno di 100 unità di energia e che sul mercato si presentino quattro centrali in grado di produrla:
1) produttore eolico offre 35 unità a 15 €/MWh
2) l’idroelettrico ne offre 35 a 20 €/MWh
3) il fotovoltaico ne offre 20 a 25 €/MWh
4) la centrale a gas 80 unità a 200 €/MWh.
Il gestore del mercato chiamerà a produrre l’eolico, poi l’idroelettrico poi il fotovoltaico e infine – per le 10 unità “marginali”, necessarie a soddisfare la domanda di 100 – chiamerà il produttore a gas ma tutti riceveranno dai compratori 200 euro per ogni unità di energia che hanno richiesto.
Il meccanismo trova giustificazione nel fatto che il gestore del mercato vuole essere sicuro che tutte le centrali chiamate a produrre producano e che in rete ci sia sempre energia sufficiente con una «scorta» a riserva per gli eventuali picchi.
Il messaggio, al quale ormai siamo abituati, è che il prezzo dell’energia elettrica dipende dal prezzo del gas ma quanti sanno che le centrali a gas concorrono a soddisfare la domanda media annuale per meno del 35%?
E quando, d’estate, splende il sole, o tira il vento e il gas magari copre solo il 5% della domanda, succede che paghiamo i miliardi, come negli ultimi quattro mesi.

Un effetto devastante per il consumatore che non percepisce come sia possibile pagare costantemente il prezzo determinato dalla tecnologia più costosa, mentre quelli che ci fanno i soldi, silenziosamente, continuano a farli e vogliono farne sempre di più con nuove installazioni.
E’ chiaro che, per chi guarda il mercato da fuori, la situazione appare paradossale, dal momento che sarebbe logico pensare che se una parte dell’energia consumata costa meno il prezzo al consumo dovrebbe essere più basso.
Questo comunque è il sistema e poco importa se qualche produttore da fonti rinnovabili incassa anche incentivi per effetto di vecchi dispositivi normativi – i conti energia – che non possono essere revocati, anche perché sono stati, nel frattempo,ceduti a istituti di credito o al sistema finanziario in genere.
Questa settimana il PUN è stabilmente superiore ai 200 €/MWh e il gas oltre i 70 con trend in salita. Andiamo a gas a tavoletta e il sole si dev’essere spento.
Senza un’azione correttiva siamo destinati a soccombere.
Grazie davvero. lo diffonda pf perché non lo sa nessuno e i pochi che lo sanno neppure sindignano
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Fantastico … che belle notizie ci porta, ingegnere … ARTICOLO INTERESSANTISSIMO!
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