Quale futuro per il gas?

Siamo stati tra i primi utilizzatori di gas naturale in Europa e ci siamo sempre affidati ai gasdotti più che al trasporto via nave.

Con tre impianti, del tutto sottoutilizzati, saremmo quarti per capacità di rigassificazione, dopo Spagna, Uk e Francia.

Il terminal di Panigaglia é entrato in servizio nel 1971, con una capacità annua di 3,5 miliardi di metri cubi; nel 2009 quello di Rovigo, da 8 mld mc e nel 2013 quello di Livorno da 3,5 miliardi.

La capacità totale dei tre impianti vale un quarto delle importazioni del 2014.

Negli ultimi due anni, Rovigo ha lavorato al 50% e gli altri due sono rimasti fermi.

Come per le centrali elettriche che, anche se inutilizzate restano a disposizione e quindi a carico delle bollette, anche per questi impianti il consumatore paga anche se rimangono fuori servizio.

I consumi nazionali di gas sono tornati ai livelli degli anni novanta; c’é abbondanza di gas via tubo, che deve essere pagato anche se non lo si ritira, ma costa meno di quello che arriva via nave.

Con notevole fiuto, l’Autorità per l’energia aveva da poco agganciato il prezzo del gas a quello del mercato spot del GNL, con il brillante risultato che il gas d’ora in poi ci costerà di più.

I tre rigassificatori vengono così salvati da un decreto del Ministro dello Sviluppo Economico del 2013, per fare fronte a eventuali emergenze stagionali: ogni anno viene selezionato un importatore che si impegna a scaricare un carico di GNL, mantenendolo a disposizione durante l’inverno, per ritirarlo a primavera nel caso non venga impiegato.

Pochi giorni fa lo scarico di 90 milioni di m3 al terminal di Rovigo. Le punte massime di consumo giornaliero nazionale nei  casi di freddo eccezionale hanno raggiunto i 450 milioni di m3.

Con questo scenario non si comprende come possano ritornare attuali i progetti dei nuovi terminali, autorizzati ma rimasti sempre sulla carta, di Porto Empedocle, Gioia Tauro e Falconara e non si realizzazi invece un terminal in Sardegna.

Quale il futuro del gas senza importanti decisioni politiche sul suo uso alternativo, come per il trasporto pesante o la propulsione navale?

Uncle Sam on Nord Stream 2

“Why would you support Ukraine with one hand and strangle it with the other” Deputy Assistant Secretary for Energy Diplomacy, Robin Dunnigan, told a conference of policymakers. “Cutting off all gas transit through Ukraine would deprive it of $2.2 billion in annual revenue”.

According to Dunningan,the Nord Stream 2 pipeline,born to boost Russian gas supplies to Germany, shell deprive Ukraine in transit fees and runs counter to the EU’s goal of reducing its energy reliance on Russia.

Russia’s Gazprom sends today 55 billion cubic meters per year to Germany, across the Baltic via the Nord Stream 1, and with the new project shall double this capacity. Gazprom sends also a large volume of gas to EU via Ukraine but is willing to bypass this route, via a new pipeline through Turkey.

Gazprom recently formed up a consortium with E.ON , BASF/Wintershall, OMV, ENGIE and Royal Dutch Shell for the Nord Stream-2 with a cost of 10 billion euros.

While the EU and USA have imposed sanctions on Russia, because of its annexation of Crimea and its support to the separatist rebels, energy ties between Moscow and Europe get stronger.Russia provides around one third of the EU’s energy needs.

According to Dunningan: “North Stream-2 actually threatens not only Ukraine’s survivability and their resources, but it is a risk to fuel diversification in Europe, especially southeastern Europe”.

Dunningan should not forget that the gas bill of Ukraine, for billions of dollars every year, is paid by Europe. The only way for Europe to guarantee the passage of the gas through Ukraine. Furthermore the american shale gas will not be competitive in Europe.

The gas war has just started and the winter shall roll the dices.

Il governo specula con i nostri soldi

Un pasticcio passato sotto silenzio scaricato sui consumatori.

E’ accaduto lo scorso luglio, responsabile l’Acquirente Unico, la società pubblica che acquista energia elettrica sul mercato per conto dei clienti domestici e delle imprese in regime di maggior tutela, che verrà abolita dal 2018.

L’Acquirente Unico (AU) dipende, attraverso il GSE – il Gestore dei Servizi Elettrici – dal ministero del Tesoro ma, di fatto, opera sotto l’ala del Ministero dello Sviluppo Economico.

E’ un trader a tutti gli effetti, che opera sulla base delle previsioni di fabbisogno dei clienti.

Essendo pubblico, non dovrebbe speculare e invece le previsioni di luglio sono state infatti disattese in toto e, non avendo provveduto per tempo alle opportune coperture, AU é stato costretto ad acquistare in extremis energia elettrica a prezzi nettamente superiori.

Visto il caldo di luglio, la domanda é aumentata così come il prezzo che é schizzato a più del doppio del mese precedente.

Sui complessivi 6,3 TWh  (milioni di MWh) di energia acquistata a luglio, uno é stato acquistato per ricoprirsi a prezzi ben superiori ai 100€/MWh.

Un salasso tale da anticipare l’eliminazione dell’AU e senza aspettare il 2018!

Paghiamo noi la rete delle Ferrovie

Saranno ceduti a Terna 9.300 chilometri di rete elettrica di proprietà di Ferrovie dello Stato che, con biglietti carissimi e servizio pessimo, godono di ottima salute e verranno in seguito privatizzate. Un aiuto al bilancio e una cospicua plusvalenza in vista della quotazione in borsa.

La rete delle ferrovie è tecnologicamente avanzata solo nei mille chilometri dell’alta velocità; il resto sconta decenni di pessimo esercizio e richiede manutenzione.

Se si trattasse di un normale contratto tra privati, e non tra società a maggioranza pubblica, il costo della manutenzione andrebbe detratto dal prezzo di vendita e invece i futuri interventi  di manutenzione resteranno a carico di Terna e saranno spalmati sulle nostre bollette.

Terna provvede già al trasporto dell’energia elettrica nazionale e il servizio viene sontuosamente remunerato con le tariffe stabilite dall’Autorità per l’energia che adesso sta valutando quanto vale la rete delle Ferrovie e quanti miliardi di euro dovranno essere caricati negli anni sulle bollette per la sua manutenzione.

Terna presenta da sempre ottimi bilanci e campa sulle nostre bollette;sarà facile recuperare il miliardo di euro per l’acquisto della rete delle Ferrovie e negoziare con l’Autorità per l’energia quanto ci dovrà essere succhiato con le bollette.

Pagheremo così tre volte quella porzione di rete:lo abbiamo fatto con le tasse in passato, lo facciamo con i biglietti e lo faremo in futuro con le bollette!

Con tale vorticoso giro di soldi, cospicui bonus finiranno nelle tasche dei rispettivi amministratori, mentre della riduzione delle bollette non sentiremo neppure il profumo.

Il bello é che tutto era nato quando Renzi, appena insediatosi, aveva denunciato il fatto che le Ferrovie godevano di tariffe agevolate.alle quali, ovviamente, provvedevamo noi utenti con le bollette.

 

 

I signori dell’energia:Enel

L’intervento di Filippo Giusto denuncia la posizione dominante di Enel il cui nuovo AD non aveva esitato a definire i traders dei parassiti.

Enel controlla oggi la distribuzione di energia elettrica, con contatori non omologati e gestiti da remoto, tramite protocolli di comunicazione noti solo a Enel.

E cosa significa controllare da remoto il contatore?

Significa conoscere l’utente: da quando accende il boiler al suo IBAN, se paga o se non paga, i suoi consumi storici e le previsioni, le sue utenze secondarie… insomma tutte informazioni sensibili e precluse a eventuali fornitori che dovessero subentrare.

E questo dovrebbe essere il mercato libero ?

L’Antitrust dovrebbe spiegare perché, ancora dopo 15 anni, Enel produce i due terzi dell’energia consumata in Italia, la distribuisce tutta e ha l’80% del mercato tutelato che finirà nel 2018.

Oggi, come dice Giusto, Enel é una multinazionale che in Italia fa il bello e il cattivo tempo, decide come e quando deve muoversi l’Autorità e quando dovranno essere sostituiti i contatori.

Decide di cablarci le case e d’installare i suoi condizionatori.

Decide come e quando chiudere le centrali obsolete, mantenute fino a ieri dalle nostre bollette; decide chi deve pagare le bollette o chi sono quelli cui possono venire abbonate.

La bolla dello shale gas americano

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Definita la rivoluzione energetica, capace di rilanciare l’America, potrebbe rivelarsi un’altra gigantesca bolla finanziaria.

L’allarme era di Citigroup: i pozzi hanno un bisogno continuo di capitali e lavorano ancora in perdita.

Con il prezzo del barile di petrolio a 45 $, contro i 140 $ di quando si era partiti, lo shale rischia di non essere competitivo.

Rischi  maggiori e capitali più cari potrebbero significare il fallimento per le società più piccole che diventeranno così facile preda delle più capitalizzate.

A tutte peró verranno imposti sostanziali tagli dei costi, magari a danno dell’occupazione e della sicurezza ambientale.

Secondo Citicorp, metà delle 135 aziende esaminate lavora ancora in perdita, quando il breakeven era previsto per quest’anno.

L’amministrazione e Wall Street hanno supportato a piene mani questo nuovo settore che avrebbe dovuto creare lavoro, azzerando in un decennio, la dipendenza degli USA dalle importazioni di petrolio. 

Il sistema finanziario ha continuato investire, nonostante i flussi di cassa fossero negativi, distribuendo contratti derivati e scaricando di nuovo il rischio sui piccoli risparmiatori come accaduto con l’immobiliare nel 2008.

Le banche d’investimento hanno pesantemente sostenuto lo shale e le operazioni legate agli assets shale sono diventate una delle più importanti voci di profitto.

Forse però le riserve dei pozzi sono state sovrastimate e le verifiche di Citicorp svalutano gli assets a bilancio di 66 societá, per 60 miliardi di dollari.

Gli analisti prevedono ora che il settore continuerà a perderci anche con prezzi del barile intorno ai 55-60 $.

In questa situazione, come possa arrivare in Europa gas competitivo con quello dei russi è un mistero come é un mistero che i nostri governi abbiano potuto replicare la scelta americana, concedendo concessioni per trivellare il paese.

Enel, l’energia che fa e disfa

Patrizia Grieco, nuovo presidente dell’Enel, parla di contatori.

Dal 2000 al 2006, Enel ha installato venti milioni di contatori senza omologarli, come invece prevedeva la legge, con il risultato che se un consumatore oggi alza la voce, il contatore gli viene immediatamente sostituito ma, se si rivolge all’Ufficio Metrico, il Prefetto lo sequestra e ne impone la distruzione. Sanzione amministrativa di 700€ al fornitore di energia elettrica.

Decine di milioni di vecchi contatori – quelli con la rotella – furono sostituiti con il contatore elettronico intelligente fabbricato da Enel, che avrebbe dovuto farci risparmiare perché, in teoria, avremmo in ogni istante,verificato il nostro consumo.

Ora che diventa attuale la banda larga telefonica, anche  se non ha nulla a che vedere con i contatori, Enel decide che i contatori, illegali e in buona parte spenti, “stanno arrivando a scadenza di vita naturale”.

I contatori non sono mai stati omologati da nessuno, nessuno sa come funzionino e, cosa ben più grave, quali operazioni possano essere fatte da remoto modificando i parametri di misura.

Non essendo stati omologati da nessuno, nessuno poteva, né può stabilire oggi la loro vita naturale, quando cioè vengono meno, sia la precisione nel misurare che i difetti per l’etá.

Lo decide per tutti noi Enel,anche perché il soldi li metteremo noi con le bollette: 3 miliardi di euro!

Con 32 milioni di contatori funzionanti in Italia, il monopolio di Enel sulla misura è totale e la dichiarazione del suo presidente lo conferma, con buona pace per i sonni dell’Antitrust.

Con il totale controllo della misurazione dei consumi, e quindi della domanda, non è poi così difficile prevedere in tempo reale il prezzo dell’energia e quindi, producendola ancora in buona parte, controllarne il prezzo e quindi il mercato.

Business is businnes, apart from embargo

While media interest focuses on refugees, Gazprom has reduced its commitment on the Turkish Stream pipeline and moved to more reliable customers, Germany Northern Europe.

Recent the agreement for the doubling of Nord Stream, a pipeline that already carries gas directly to Germany, through the Baltic, with no transit risks. The goal is to increase the annual capacity from the current 55 billion cubic meters to 110.

This is an evidence that, for Europe, there will not be so many alternatives to the Russian gas which will always appear as the most competitive.

It is also an evidence that Italy shall never become a gas hub, as the italian governments led to believe, by imposing useless works. Algerian and Libian pipelines are in trouble, Turkish Stream shall connect Russia to Turkey and from there to Balkans and the Tap from Greece is still to be defined. Small chances for the american shale being competitive, once it will be available.

Assets exchange, with the German BASF, will allow Gazprom to take control of a major share of the distribution system and gas storage in central Europe, as well as shares in oil fields in the North Sea.

Similar swap transactions are envisaged for Austrian OMV and with Dutch Shell.

Gazprom will fully control Wingas, which distributes gas in the central Europe and has storage facilities in Austria and Germany. In addition to other distribution companies, Gazprom will acquire 50% of Winz, active in extracting offshore in the Netherlands, Denmark and Britain. In return, Gazprom will sell units of two blocks of rich siberian Urengoy field.

On one hand Europe must maintain the embargo to Moscow,as imposed by Brussels, on the other hand Germany and northern Europe are doing excellent business ensuring themselves the supply of gas, which in case will be addressed to south.

When the MOU of Nord Stream doubling was signed, Brussels officially deemed it as “superfluous”.

The Italian way: a damn pole

A single pole, of a power line 140 km long, has been seized by the judiciary.

It was seized because it ended in a protected area which, in the years, expanded so much to hug it.

The construction of the power line cost was of 700 million EUR and it will be charged to the consumer bills, but the line cannot work without that damn pole.

Not having the possibility to utilize that power line, we have to pay 700 million EUR every year because the line was built to transmit cheaper energy to Sicily.

The transmission of a cheaper energy to Sicily would reduce the bills of all consumers, since the price of electricity in Sicily is 30% more expensive than the national average and the bills of all are affected.

The bureaucratic process of the construction of the line started in 2003, with such environmental constraints that over time have changed and the damn pole came under fire of the environmentalists who have obtained the seizure “sine die” .

It called for an immediate appeal to the Supreme Court in order to obtain the restitution of the pole hoping that once freed by the judiciary, it will not shot down by those who do not want the energy coming to Sicily.

La commissione UE e gli aiuti di stato

La Commissione Europea ha avviato un’indagine sui meccanismi di remunerazione della capacità elettrica per valutarne la coerenza con le norme sugli aiuti di Stato.

Un numero crescente di Stati membri adotterebbe meccanismi di regolazione della capacità per promuovere investimenti in centrali elettriche, o prevederebbe incentivi per mantenerle in servizio, al fine di garantire un approvvigionamento di energia che, in qualsiasi momento, soddisfi la domanda.

In tema di aiuti di stato va ricordato che, solo tre anni fa, la Commissione prorogava a fine 2015, la concessione di veri e propri aiuti di stato a società energivore, in particolare sarde e siciliane.

Terna poteva staccare, senza preavviso e in qualsiasi momento, il carico delle utenze definite per l’occasione “superinterrompibili” dalle quali sarebbe stata acquistata energia al prezzo di 300.000 €/MW/anno.

Alcoa, con una potenza installata di 260 MW, ricevette 234 milioni di euro, solo per il periodo 2010/2012, e venne poi nuovamente salvata dalle bollette di tutti, tramite il terzo conto energia delle rinnovabili.

Alla gioiosa festa sarda parteciparono anche altre aziende energivore, grandi e medie. E andò a finire che Alcoa non veniva mai staccata perché, togliendone il carico, si sarebbe creato un tale squilibrio da mandare in black-out l’intera Sardegna

Lo studio della commissione si concluderà nel 2016 e gli impegni con Alcoa scadono a fine anno.

Arriveranno prima i risultati dell’indagine o la proroga delle concessioni? E in questo caso, pagheranno di nuovo i consumatori?

Mercato libero: qualche precauzione

Fra un anno finirà il mercato tutelato e,dicono, tutto sarà più libero e conveniente.

Attualmente il mercato libero dell’energia elettrica è concentrato su cinque operatori che si dividono  il 90% dei clienti domestici: Enel, in posizione dominante, Eni, Acea, Edison e A2A.

Il mercato del gas vede Eni, Edison ed Enel che controllano il 46% del totale che con Gdf Suez, E.On e Iren, raggiungendo il 58% del totale.

Il tempo per preparare gli utenti ci sarebbe, come insegnano in Inghilterra e invece da noi finirà male: a breve si aprirà la caccia al pollo, che non sa neppure quanto consuma, che sarà asfissiato con proposte che non sarà in grado di capire.

Quelli che sono già passati al mercato libero, pagano di più.

Per poter valutare le offerte é essenziale sapere quanto si consuma, oltre a quanto si spende, ma non é semplice.

Le letture indicate in bolletta sono infatti sempre stimate o sono in ritardo.

Attenzione a non comunicare i numeri di POD o di PDR  che identificano le vostre utenze.

Se per caso non ricevete le bollette, preoccupatevi perché potrebbero avervele sottratte dalla buca della posta proprio per carpirli e millantare la vostra accettazione di un contratto inesistente.

Si presenteranno poi, porta a porta, con scuse varie: “mi faccia vedere il contatore…..che vecchio!  Glielo cambiamo noi domani gratis, ma adesso mi faccia vedere una bolletta così facciamo quattro conti…”

Vi prometteranno un risparmio di 2 €/MWh consumato nell’anno ma se non sapete quanto consumate non sapete che ne consumate meno di due.

Vi offriranno lampadine a basso consumo, inutili polizze assicurative, tessere del cinema o di carburanti, carte fedeltà e punti da convertire in buoni spesa, buoni sconto per acquisto di elettrodomestici, condizionatori, occhiali e altri gadgets.

Cose che con l’energia c’entrano ben poco.

Non vi renderete conto che la disdetta anticipata del contratto comporta il pagamento di penali o che  i contratti che vi proporranno non sono più contratti di semplice fornitura, ma veri contratti di servizi che prevedono l’acquisto di beni, come già succede con i telefoni.

Ci saranno utenti che, dopo aver cambiato fornitore, riceveranno, per mesi, bollette doppie per lo stesso consumo; dovranno pagare due volte e chiedere il rimborso, dopo giorni passati a imprecare con i call-center.

Ci saranno altri che si troveranno un nuovo fornitore, senza averlo mai chiesto, con tanto di oneri a loro carico.

Le vostre registrazioni telefoniche verranno modificate, come nel caso di segnalato da un lettore del blog “Buongiorno, parlo con il titolare della linea?…… ah è suo marito e rincasa questa sera ? …… beh non importa, quando registriamo, per favore, cerchi di imitare la voce di suo marito!”

Parleranno con gli anziani, che sono sempre a casa, e registreranno loro.

Vi diranno “se passa con noi non pagherà più la tassa di concessione governativa”, che esiste solo per la telefonia mobile.

Molti riceveranno contratti già sottoscritti con la loro firma falsa.

Chi ha avuto esperienze simili è qui il benvenuto, e chi non le ha avute, si prepari!

L’esplosione degli oneri di sistema: 15 miliardi all’anno

ll presidente dell’Autorità per l’energia ha informato la Commissione Industria del Senato che «il complessivo fabbisogno di gettito annuo degli oneriu di sistema raggiungerà 15 miliardi nel 2015, il doppio del 2011». 

Non è una novità: la causa dell’esplosione degli oneri è la crescita degli incentivi alle rinnovabili (83% del totale) e alle assimilate, anche se i mantenuti sono tanti altri.

Bortoni auspica così una rrriforma degli oneri generali che oggi hanno raggiunto un “livello eccessivo” anche se sarebbe più corretto definirlo catastrofico.

E’ talmente elevato che l’dea sarebbe quella di trasferirne una parte sulla fiscalità generale del Paese!

“Gli oneri gravano sulla competitività del nostro sistema produttivo e sul bilancio delle famiglie italiane, in relazione alla notevole complessità che si è venuta a creare per la sovrapposizione di diversi meccanismi originata da altrettanti fonti normative”.

Ma, nonostante le denunce di Bortoni, le fonti normative” proliferano.

Come per esempio la vendita della rete delle FFSS a Terna : “Stiamo lavorando anche con la commissione di esperti indipendenti e stiamo aspettando ancora dei dati da FS e la valutazione dei benefici di sistema da Terna”, ha spiegato Bortoni, sottolineando che nella valutazione si “terrà il faro sull’utilità della rete FFSS per il consumatore elettrico, perché se sarà in bolletta dovrà essere utile”.

Pessime notizie per i consumatori: il costo dell’operazione finirà prima o poi in bolletta e magari pagheremo anche il consumo del faro di Bortoni, un faro inutile tanto non sarà senz’altro Bortoni a verificarne l’utilità, visto che Renzi vuole eliminare le autorities.

Che dire poi della dilazione degli incentivi alle rinnovabili, prevista dal decreto taglia-bollette, sulla quale l’Autorità ha in corso un “tavolo di lavoro con il Mef per la verifica della compatibilita’ dei saldi con l’erario”. 

Oppure come la barzelletta del cavo di collegamento con la Sicilia, che quest’anno ci costerà un altro mezzo miliardo, dopo aver commissariato gli impianti siciliani “L’operatività delle disposizioni del decreto legge concernenti gli impianti siciliani di produzione dell’energia elettrica, inizialmente prevista per sei mesi, si prevede sia destinata a protrarsi fino alla fine del corrente anno”,

E sarà così anche il prossimo anno, visto il sequestro di un palo, da parte della magistratura. Magari il palo verrà dissequestrato quando la linea non servirà più ? Nessuno produrrà più energia rinnovabile perché saranno finiti gli incentivi ?

La riduzione del costo delle bollette si allontana e pagheremo ogni anno, per vent’anni, l’equivalente della TAV con gli interessi.

Energia termoelettrica:un disastro

Il rapporto della Direzione Generale del Ministero dello Sviluppo Economico evidenzia la crisi del settore.

Si sarebbe potuta evitare, chiudendo le centrali vecchie mentre se ne costruivano di nuove, ma non è andata così! 

Le abbiamo mantenute noi con le bollette e il prezzo dell’energia è tra i più cari in Europa!

La corsa all’energia termoelettrica parte con il decreto Bersani che, nel 1999, imponeva a Enel di cedere 15 GW della sua potenza installata.

Le centrali di Enel vennero assegnate a tre società di scopo – le Genco – che vennero vendute, nel 2001 e 2002, per 8,2 miliardi di euro. 

Il prezzo medio di vendita era di 546 € per ogni kW installato.

Per fare più cassa, le Genco vennero vendute già con l’autorizzazione per l’ammodernamento – repowering – delle centrali, con un grande impegno delle banche e di quelli che intascarono tangenti.

Dopo aver concesso autorizzazioni che coprivano abbondantemente l’intera domanda di energia elettrica, s’incominciò a remunerare, fuori mercato e con sontuosi incentivi, l’energia rinnovabile.

Il crollo dei consumi sta oggi avviando il settore verso il disastro.

Nel 2014 la produzione di energia termoelettrica è calata del 10% e così tutti vogliono chiudere le centrali.

A meno di scaricare sulle bollette gli effetti di questi errori, con capacity payment, nato per remunerare i produttori anche se non producono energia, chi chiude per primo, vince.

Negli ultimi due anni, si legge, il Ministero ha autorizzato la chiusura di 5.800 MW, a cui se ne aggiungono altri 4.100 MW in corso d’istruttoria.

Enel ha già dichiarato di voler chiudere 23 centrali, per altri 12.000 MW.

Prevedibile l’impatto sociale che le decisioni comporteranno, mentre la vicenda Sorgenia, passata alle banche con i soldi dei cittadini, faceva già capire come sarebbe finita.

Un’altra prova del disastro è il recente acquisto dei 4.500 MW di E.On, da parte dei Ceki per un valore, si dice, di 200/300 milioni di euro, che sarebbe un decimo di quello delle tre società ex-Enel.

In Italia si fa così: l’eclissi

La gestione della emergenza eclissi é l’ennesima prova che siamo un paese di peracottari,e di furbi che approfittano di ogni emergenza, o presunta tale.

In Germania avevano già previsto tutto e gli operatori erano stati allertati per tempo.

In Italia, invece, in un primo tempo si decideva per il distacco preventivo di tutti gli impianti per 24 ore, ridotto poi a 7 ore e, il giorno prima, parzialmente annullato.

In questa situazione i prezzi si sono così impennati per la gioia dei produttori di energia rinnovabile e dei traders che avevano scommesso che sarebbe finita così.

Scontata la dichiarazione di Assorinnovabili“Su base giornaliera le stime di Assorinnovabili dicono che l’approvvigionamento di energia elettrica abbia comportato per gli acquirenti un esborso pari a circa 12 milioni di euro in più rispetto al giorno precedente, con un incremento del 30% sul costo totale, passato da 40 a 52 milioni di euro”

Ma la domanda è un’altra: quanto hanno risparmiato i consumatori finali per non aver pagato gli incentivi ai produttori?

Per fortuna le eclissi sono rare ma ci si vede alla prossima!

 

La diffida di Acea

Un lettore romano ha ricevuto la diffida di ACEA perché si oppone alla sostituzione del contatore della luce; sembra che a Roma vengono ancora installati contatori non omologati.

La legge è chiara:

Ai sensi e per gli effetti del Decreto Legislativo 2 febbraio 2007, n.22 – che recepisce nell’Ordinamento interno la Direttiva 2004/22/CE conosciuta appunto come Direttiva MID – dal 18.3.2007 possono essere immessi in commercio o messi in servizio, esclusivamente Contatori di Energia Elettrica Attiva muniti della marcatura CE e di quella supplementare M nonché scortati dalla Dichiarazione di Conformità rilasciata dal Fabbricante. L‘art. 20 del suddetto Decreto Legislativo 22/2007 sanziona in via amministrativa chiunque commercializza o immette in servizio strumenti di misura privi dell’idonea marcatura CE. 

Acea non sembra brillare certo per trasparenza e lo scandalo dei contatori sta montando.

Le osservazioni a quanto scrive ACEA Reti nella diffida sono:

  • un contratto di fornitura di energia elettrica è sempre sottoscritto con il venditore e non con il distributore.
  • E’ il venditore che addebita all’utente l’energia elettrica, sulla base delle indicazioni del distributore e l’utente, per contratto, è obbligato ad accettarne  il valore.
  • Il distributore sarà anche proprietario dello strumento di misura, ma non può imporre all’utente azioni che non siano diretta conseguenza di istruzioni del venditore, come per esempio il distacco dell’utente dalla rete. In pratica, la raccomandata deve essere inviata dal venditore, con copia per conoscenza al distributore, nei termini previsti dalle delibere dell’Autorità per l’energia. 
  • Nel caso specifico il venditore è Acea Energia e il distributore Acea Reti.
  • la comunicazione di Acea non indica le ragioni della sostituzione, né come verrà pagato il misuratore.
  • non viene confermato all’utente che il misuratore sarà di tipo omologato.

Più che giustificata quindi la perplessità dell’utente, anche se l’art. 2 delle condizioni contrattuali – norme applicabili – richiama le “leggi e i regolamenti vigenti”.

Il consiglio all’utente è di verificare che il nuovo misuratore sia omologato e munito di marchi regolari come l’esempio della foto:

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dove il simbolo CE rispetta le dimensioni geometriche legali,  la M significa che lo strumento viene commercializzato in accordo alla direttiva 2004/22/CE (MID), 09 è l’anno di apposizione della Marcatura CE, 0122 e il numero dell’ente europeo che ha omologato lo strumento. T10070 è il numero di riferimento del dossier tecnico di omologazione, depositato presso lo stesso ente, ma è facoltativo.

Se la targhetta dello strumento riporta un marchio regolare, contestualmente all’installazione, dovranno essere consegnati all’utente la Dichiarazione di Conformità, prevista dalla direttiva 2004/22/CE, firmata dal responsabile del fabbricante e il manuale d’istruzioni e uso.

Se, in fase d’installazione, l’utente si rende conto che gli viene installato un misuratore che non risponde ai requisiti di legge, farà intervenire Carabinieri o Guardia di Finanza, per appurare l’identità dell’operatore, il suo vincolo di appartenenza o la delega del venditore.

Farà quindi verbalizzare che il misuratore é illegale, e che quindi è più che legittimato a impedire che si compia, a suo danno, un atto illecito previsto dall’art. 692 del Codice Penale.

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