Quanto gas azero?

Verranno espiantati dieci mila olivi salentini, per i 55 Km del gasdotto di collegamento tra la stazione di arrivo della TAP e Brindisi, che sono di competenza della Snam.

Le poche decine di olivi, dei quali si legge in questi giorni, riguardano solo gli ultimi chilometri della TAP su suolo italiano ed è facile prevedere quello che succederà dopo.

Perché il gasdotto non sia attraccato direttamente a Brindisi, per sostituire il carbone della centrale senza passare tra gli ulivi, resta un mistero.

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Ma, oltre al problema degli olivi e del nuovo sultano turco, nessuno si chiede se il gas destinato all’Italia sarà davvero azero e servirà per diversificare le nostre fonti di approvvigionamento, affrancandoci dai russi.

Il rapporto dell’OIES di Oxford tratta il tema specifico e pone degli interrogativi sulla reale capacità dell’Azerbaijan di produrre gas. Un rapporto precedente analizzava il mercato europeo del gas e le diverse fonti di approvvigionamento.

I recenti sviluppi in Turchia, i persistenti problemi con l’Ucraina e una sempre maggiore influenza russa, potrebbero in effetti rendere difficile la gestione del gasdotto.

Inoltre, la futura domanda di gas dei balcani potrebbe ridurre sensibilmente i nove miliardi di metri cubi annui, destinati teoricamente all’Italia.

 

Chi paga il conto?

Più del 30% del valore delle bollette viene incassato da chi ci vende energia elettrica, per conto di terzi.

Per chi vende energia elettrica sono voci di costo passanti: oneri di sistema, trasporto, distribuzione e gestione del contatore.

Una recente sentenza del TAR sembra esonerare i venditori, non solo dall’obbligo di prestare garanzie, ma anche di versare ai distributori gli oneri che non siano stati effettivamente riscossi dai clienti finali.

Quella voce di costo resta così scoperta perché, per ora, i distributori non non hanno alcun titolo per riscuotere direttamente dai clienti e la morosità delle bollette, tra gas ed energia, vale miliardi di euro.

Così, per il presidente dell’Autorità “servirà un mix di soluzioni” e finirà male per che quelli che già pagano le bollette che dovranno pagare anche per quelli che non lo fanno.

Bortoni che non ritiene “opportuno che le imprese di distribuzione si interfaccino direttamente con i clienti, per ragioni di unbundling”  esprime “perplessità su soluzioni alternative che pesino in bolletta, quali un fondo ad hoc o l’imposizione della garanzia per gli oneri direttamente in capo al cliente finale”.

Il problema avrebbe potuto essere affrontato molto prima di una sentenza del TAR mentre Bortoni sa benissimo che i distributori s’interfacciano già con i consumatori, quando, senza alcun titolo, pretendono di sostituire il contatore.

Che gli oneri di sistema stessero esplodendo non é una novità, tanto che lo sempre Bortoni ipotizzava di trasferirli sulla fiscalità generale perché le bollette non sono più in grado di sostenerli. E infatti, anche per la precaria situazione del paese, la morosità aumenta.

Oggi si vorrebbe che i consumatori  fossero consapevoli dopo averli presi in giro per anni con bollette incomprensibili, imposte dalla stessa Autorità, con il risultato che nessuno conosce, tra canoni TV e letture stimate, quanto consuma.

Una regolazione seria avrebbe evitato il c.d. turismo energetico di consumatori che, nel portafoglio di agenti senza scrupoli, cambiavano fornitore ogni mese senza pagare.

La mancanza di una regolazione seria non solo ha danneggiato i venditori seri, ma tutti i cittadini che saranno chiamati, con le bollette e con le tasse, a coprire il buco.

Uno degli errori fondamentali dell’Autorità é stato quello di identificare il consumatore unicamente con un POD o un PDR, alimentando così un vero e proprio mercato illegale di questi codici, senza collegarli al numero di matricola del contatore.

Un errore che potrebbe essere evitato, adesso che vogliono sostituirceli ma, anche in questo caso, l’Autorità resta contro i consumatori.

Miracolo: il milionesimo di metrocubo!

La bolletta mostra la lettura del contatore – 415 m3 – ma ne addebita 416,030175 Smc

Sei cifre dopo la virgola e l’utilizzo di un’unità di misura scientifica e non legale.

Risulta  difficile misurare un milionesimo di metro cubo, anche in un laboratorio.

Nessuno ci fa caso, ma i sei decimali derivano da un’operazione aritmetica.

L’Autorità dell’energia spiegava – ma la pagina è sparita – che i sei decimali derivano dalla moltiplicazione del numero del contatore, per un coefficiente così “tutti i consumatori pagano uguale”.

Ma perché l’unico dato legale della transazione, cioè quello indicato dal contatore, viene moltiplicato per un coefficiente?

Perché un’altra legge, quella sulle accise, stabilisce che le stesse vengano calcolate e pagate sul prodotto di quella moltiplicazione.

La metrologia legale afferma però che solo strumenti legali possono essere impiegati nei rapporti tra terzi, come legali devono essere le unità di misura”.

L’Italia ha recepito la Direttiva Europea che stabilisce che “il volume del gas si misura in metri cubi”. In tutta Europa, il gas viene misurato legalmente in metri cubi e addebitato legalmente in kWh, unità di misura legale dell’energia.

In Italia, l’unità di misura utilizzata non é legale, con tutto quanto consegue.

Un’unità di misura resta, per sua definizione, unica mentre per misurare il gas italiano ne vengono usate due.

Due pesi e due misure? Chi ci perde e chi ci guadagna?

 

I signori dell’energia: i truffatori 

Il caso Marenco prima, e il caso Giuli poi, provano come sia facile rubare al sistema del gas.

Come sia stato possibile prelevare per anni gas dagli stoccaggi strategici senza dare le garanzie di pagamento più non può essere un mistero ma é senz’altro uno scandalo.

Il costo degli stoccaggi strategici é a carico dei consumatori che, con le bollette, pagano anche la disponibilità di gas nei casi di emergenza, come può essere, ad esempio, un ondata di gelo.

Com’è possibile fare buchi di miliardi di euro, oltre a centinaia di milioni di accise e di IVA sottratti allo Stato, prima di accorgersi che c’è qualcuno che fa il furbo? 

Oltre agli stoccaggi strategici, il consumatore paga con la bolletta anche il corrispettivo CVbl per sistemare parte delle magagne della rete, dagli sbilanciamenti ai buchi dei truffatori.

Un millesimo di euro al metrocubo, per sessanta milioni all’anno.

 

Il gas costa troppo

Faccio quattro conti sulle mie ultime bollette del gas: divido semplicemente gli euro totali per i metri cubi che mi vengono addebitati.

Con il risultato che il prezzo unitario varia da 71 centesimi a 2,17 € per metro cubo. 

Mi chiedo allora a cosa serve una bolletta che mi dà queste indicazioni e mi addebita, peraltro, sempre consumi stimati.

Il mio consumo invernale è di 45 m3/mese mentre in estate ne consumo 8 quindi in un anno consumo all’incirca 320 m3.

Secondo l’Autorità per l’energia,l’utente domestico tipo consuma 1.400 m3 di gas all’anno.

Quindi chi consuma meno, per cucinare e/o per scaldare l’acqua sanitaria, risulta clamorosamente penalizzato rispetto a chi consuma di più e quindi:

  • prendere in seria considerazione l’utilizzo della sola energia elettrica, risolvendo il contratto del gas e risparmiando su oneri di sistema, tasse, accise e la fastidiosa revisione annuale della caldaia che costa altri 100 euro;
  • ricordarsi del decreto legislativo n° 206 dove all’art.13 vengono trattati i “prezzi per unità di misura”.

Addio all’hub italiano del gas

“Innanzitutto i nostri più grandi mercati come Germania, Francia e Italia”.

Sono per Gazprom i principali sbocchi del raddoppio del Nord Stream, il gasdotto russo-tedesco sotto il Baltico che assorbirà gli attuali transiti di gas attraverso l’Ucraina.

Concentrerà l’80% delle importazioni di gas russo in Germania su un’unica direttrice dando così a Gazprom una posizione dominante sul mercato tedesco.

Per ora nulla cambia: il gas russo continuerà a passare per l’Ucraina grazie alla garanzia europea sui pagamenti del gas russo usato dagli ucraini;se l’Europa non scalda gli ucraini il gas russo durante l’inverno non ci arriva.

La strategia dei russi, con l’accordo con i nordeuropei sul Nord Stream, é chiara.

Sotto embargo, hanno cancellato South Stream, contrattato e sospeso il Turkish Stream con i turchi, e confermato il raddoppio del Nord Stream con i russi, un gasdotto che già trasporta 55 miliardi di m3 gas direttamente in Germania, passando sotto il Baltico.

Con il raddoppio del Nord Stream i russi hanno anche concluso importanti scambi di assets con le principali società energetiche nordeuropee. È la dimostrazione che, per l’Europa, non ci saranno valide alternative al gas russo, che resterà sempre il più competitivo.

Dimostra anche che l’Italia molto difficilmente potrà diventare un hub del gas, come da Passera in poi, i governi volevano farci credere, proponendo opere del tutto inutili.

Le velleità degli americani di fornirci lo shale-gas, il mantenimento dell’embargo europeo a Mosca e la critica situazione siriana, che vede americani e russi su fronti opposti e gli europei in ordine sparso, ci hanno isolati anche dal punto di vista energetico.

Il nord Europa ha scelto il suo partner energetico e, se ne avremo bisogno, ci manderà il gas.

Il gas sarà russo

Russia waiting for US sanctions

L’amministrazione Obama ha sempre osteggiato il Nord Stream, il raddoppio del gasdotto russo-tedesco del Baltico. Il vice-presidente Biden dichiarava che il gasdotto avrebbe destabilizzato l’Ucraina: meglio cioè  che gli europei continuassero a scaldare gratis gli ucraini per essere certi di ricevere il gas russo.

Ogni inverno, quando fa freddo, l’Ucraina spilla il gas destinato all’Europa e noi dobbiamo pagare tutte le bollette ucraine per non restare al freddo.

L’arrivo di Trump, i suoi rapporti con Putin e la manutenzione straordinaria delle centrali nucleari francesi fanno intravedere la rivincita del gas russo: ci sarà cioè bisogno di gas e forse dovremo pagare il conto degli ucraini in anticipo.

Un rapporto dell’OIES di Oxford analizzava, già due anni fa, le alternative europee di approvvigionamento e criticava il fatto che si valutano sempre le opzioni europee e non quelle dei russi che, avendo il gas, sono molto più elastiche.

Il rapporto concludeva che la reciproca dipendenza presenta più vantaggi che svantaggi, anche perché l’Europa non è in grado di diversificare rapidamente le fonti energetiche.

Il rapporto indicava,al 2030, un fabbisogno aggiuntivo di 100/200 miliardi di m3/anno e un prezzo – 20 €/MWh – che i russi saranno sempre in grado di garantire.

Più o meno é il prezzo odierno.

La principale alternativa é il gas naturale liquefatto – GNL – il cui commercio globale annuo dovrebbe raddoppiare al 2030, arrivando a 700 miliardi di m3.

La disponibilità di GNL americano dipenderà, oltre che dall’effettiva volontà degli Stati Uniti ad esportarlo, dal prezzo e dalla domanda Cinese.

A due anni da quel rapporto, le novità sono infatti solo russe e tedesche:

  • deciso e ormai accettato da tutti il raddoppio del gasdotto russo tedesco;
  • consistenti scambi di pozzi russi contro reti di distribuzione e pozzi europei;
  • poche idee e confuse a sud: cancellazione del South Stream, che avrebbe portato direttamente il gas russo ai Balcani, attraverso il mar Nero tagliando fuori l’Ucraina; nel frigorifero il Turkish Stream, visto il riavvicinamento della Turchia all’Iran.

Trump eviterà lo  scoppio della bolla dello shale-gas americano, che molto difficilmente potrà essere esportato in Europa perché non potrà mai competere con quello russo.

Da noi ci sono ancora i buontemponi che vorrebbero farci credere che la rotta sud porterà vantaggi all’Italia; i Saggi del documento di strategia nazionale  pensavano di trasformare l’Italia in un hub del gas, trivellando un paese già martoriato dai terremoti.

Inarrivabili i tedeschi, che ci fanno mantenere l’embargo ai russi, facendoci nel frattempo ottimi affari ed affrancandosi con il gas.

L’Italia questa volta non poserà un ( neppure il ) tubo cosa di cui siamo capaci (Saipem).

Fate verificare il contatore

Nel caso abbiate deciso di farvi di sostituire il contatore del gas,che non é obbligatorio, il vostro attuale fornitore deve seguire questa procedura:

  • informarvi via posta 15 giorni lavorativi prima della data prevista per la sostituzione;
  • precisare il vostro diritto di richiedere la verifica del contatore vecchio.

Dovrete quindi confermare la richiesta di verifica facendola pervenire al vostro fornitore sette giorni prima della data prevista per la sostituzione.

Se la verifica accerterà che il contatore funziona correttamente, il costo della verifica sarà di:

  • 5 € se il contatore è stato fabbricato prima del 1980
  • 40 € se il contatore è stato fabbricato successivamente.

Se la verifica accerta che il contatore non misura correttamente, si procederà alla ricostruzione dei consumi.

Se il vostro contatore è stato fabbricato prima del 1980 ( l’anno di fabbricazione é impresso sulla targhetta del contatore) fatelo verificare. 

Perché il nuovo contatore del gas?

 

In arrivo gli avvisi della sostituzione del contatore del gas con oggetto: “adeguamento ai requisiti funzionali minimi del gruppo di misura del gas”.

Il consiglio é di inviare al vostro fornitore una raccomandata A.R. diffidandolo dall’installare il contatore in vostra assenza e richiedendo:

  • il nuovo contratto di fornitura, con indicazione del numero di matricola del contatore, abbinato al PDR;
  • la  dichiarazione di conformità, firmata dal fabbricante del contatore;
  • il manuale d’istruzione, con lista e significato delle voci indicate dal visualizzatore;
  • caratteristiche e modalità della trasmissione dei dati;
  • la conferma che il volume di gas consumato sarà fatturato in unità di misura legali;
  • l’indicazione degli addebiti, presenti e futuri, relativi alla sostituzione del contatore e al servizio di telelettura.
  • la conferma della data d’inizio del servizio di tele-lettura;
  • la conferma che il contatore, una volta installato, farà parte di un sistema di misurazione non previsto dalla Direttiva MID.
  • la conferma che il dato di consumo sarà adeguatamente protetto e che il contatore non potrà essere in alcun modo influenzato dal sistema del quale fa parte;
  • la conferma che la registrazione degli eventi, effettuati anche da remoto, sarà evidente all’utente e agli organi di vigilanza;
  • la conferma che il software del sistema non interferirà con il contatore e non ne influenzerà le caratteristiche metrologiche.

La sostituzione potrà inoltre essere effettuata a condizione che la lettura del vecchio contatore venga contestualmente verbalizzata dagli intervenuti, che opereranno in forza di delega scritta.

 

 

Perché i nuovi contatori del gas?

In attesa dei nuovi contatori elettrici vogliono cambiarci quelli del gas.

Mentre in tutta Europa i contatori del gas venivano sostituiti dopo un certo numero di anni, in Italia non é mai stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto attuativo di una legge del 1991, senza il quale non sussiste ancora l’obbligo di sostituirli.

Pezzi d’antiquariato industriale del primo dopoguerra sono ancora in funzione.

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Nel 2008, la Procura di Milano indagò sulla misurazione del gas e l’Autorità per l’energia, prima segnalò al Governo e al Parlamento rilevanti problemi di Metrologia Legale e poi, senza aver avuto nessuna risposta,deliberò sulle procedure di teletrasmissione del dato di consumo.

Incurante del fatto che il dato di consumo potesse venire generato da contatori obsoleti, l’Autorità impose un onerosissimo programma di adeguamento elettronico, scaricandone il costo in bolletta. Tutti i sistemi di misura del gas, che peraltro la Metrologia Legale non ha ancora  definito, sarebbero stati interessati:dai più grandi, per i consumi industriali e commerciali, a quelli domestici.

Ma perché trasmettere e gestire un dato che nasce male?

Quali i reali vantaggi per il consumatore? 

Se, per utenze industriali e commerciali, l’intervento era giustificato dal valore economico  del volume del gas consumato, proporre lo stesso intervento a decine di milioni di utenti che utilizzano il gas per cucinare o per farsi una doccia, sembrò subito un’inutile forzatura.

Ma in Italia siamo per il progresso e anzi, dobbiamo essere un faro anche per gli altri paesi.

Si attendono sessant’anni per sostituire un contatore, che il consumatore avrà nel frattempo pagato chissà quante volte, per mettergli in casa la Ferrari dei contatori, senza aver ancora capito come funziona e raccontandogli le solite balle.

Da noi il gas è già il più caro d’Europa, il consumatore non sa neppure quanto consuma, nessuno legge il contatore e non saranno quindi 500 € in più a mandarlo in rovina.

Non se ne accorgerà neppure perché saranno spalmati negli anni con la voce “gestione del contatore”, magicamente comparsa nelle nuove bollette,aggregata alla voce “trasporto”.

Con l’avviso della sostituzione, devono avervi proposto di provare il vecchio contatore: se la prova confermerà che il contatore è conforme – e quindi non vi ha fregato negli ultimi decenni – dovrete pagarla; se invece risulterà non conforme – e quindi probabilmente vi sta fregando da decenni – è gratuita.

I risultati della gestione del dato di consumo sui primi due milioni di contatori installati sono deprimenti, le bollette continuano a fatturare il consumo stimato e il consumatore paga un servizio inesistente.

 

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