Il riallaccio post-morosità.

Le bollette della luce vanno pagate; se non lo fate, dopo qualche sollecito, vi ridurranno da remoto la potenza a disposizione e tornare alla normalità non sarà facile.

Quanto previsto dall’Autorità é infatti pura teoria:

Il distributore, quindi, deve procedere a riattivare la fornitura entro un giorno feriale (tutti i giorni tranne i festivi) dalla data di ricevimento della richiesta da parte del venditore (un giorno lavorativo se il contatore è telegestito)”.

Solo i distributori sanno quali sono i contatori tele-gestiti (o forse non lo sanno neppure)  delle decine di milioni di contatori illegali funzionanti in Italia, e così al consumatore, in prima battuta, il fornitore risponde: “noi non c’entriamo, sono affari del distributore”.

Nonostante le ottimistiche versioni date dal call center del fornitore, che ha preteso via fax la conferma di pagamento delle bollette arretrate, preparatevi a vivere per settimane con quattro lampadine, senza frigorifero e senza acqua calda.

Quando poi il distributore prenderà atto che non può riaumentare la potenza da remoto perché il contatore, oltre che essere illegale, é anche una ciofeca cinese illeggibile, allora forse arriverà qualcuno.

Sappiate che il sabato é un giorno festivo, anche se non lo dicono.

Non provate per credere!

 

 

Il disastro degli oneri di sistema

Le bollette dell’energia elettrica stanno esplodendo e nessuno sembra rendersene conto.

Un documento di consultazione dell’autorità per l’energia valuta come ripartire gli oneri di sistema che quest’anno ammonteranno a 16 miliardi.

Fanno 6 cents/kWh, una volta e mezza l’attuale prezzo all’ingrosso.

La sola componente A3 sarà di 14,5 miliardi di euro.

L’inverosimile quantità di denaro mantiene il sistema dei produttori, trasportatori e distributori i cui bilanci,nonostante l’aria che tira, sono trionfali.

La quota parte energia (30% del totale della bolletta ) é invece calata, in linea con il prezzo del petrolio.

Cosa succederà quando la tendenza s’invertirà e dovesse arrivare la ripresa.

Il governo e l’autorità per l’energia difendono il sistema mentre i cinquestelle parlano forse di un futuro troppo lontano. 

 

 

 

 

 

Quanti pesi e quante misure?

Adeguandosi alla sentenza della Corte Costituzionale n. 113 del 29 aprile/18 giugno 2015 che ha dichiarato ” l’illegittimità costituzionale dell’art. 45, co. 6 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), nella parte in cui non prevede che tutte le apparecchiature impiegate nell’accertamento delle violazioni dei limiti di velocità siano sottoposte a verifiche periodiche di funzionalità e di taratura”.

La Corte di Cassazione ha ritenuto che, deve ritenersi affermato il principio che tutte le apparecchiature di misurazione della velocità – elemento valutabile e misurabile – devono essere periodicamente tarate e verificate nel loro corretto funzionamento, che non può essere dimostrato o attestato con altri mezzi quali le certificazioni di omologazione e conformità (Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 11 maggio 2016, n. 9645).

La sentenza vale per la velocità – valutabile e misurabile – ma non si applica né ai contatori della luce né a quelli del gas. Come mai ?

Le ragioni del referendum

Adesso ne discutono tutti ma come siamo arrivati al referendum?

L’articolo 35 del “decreto Sviluppo” fu voluto da Corrado Passera, Ministro allo Sviluppo economico del Governo Monti, per incentivare la “crescita sostenibile del paese”.

Si trattava di un vero e proprio condono per le trivellazioni petrolifere in mare. Soprattutto per quei procedimenti concessori in corso alla data di entrata in vigore del cosiddetto ‘correttivo ambientale’.

Con ‘correttivo ambientale’ si fa riferimento al decreto legislativo n.128 del 29 giugno 2010, a firma dell’allora ministro all’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, che andava ad integrare il Testo unico dell’Ambiente (152/2006) in seguito all’esplosione della piattaforma della BP, del 2010 nel Golfo del Messico.

Mosso dall’onda emotiva, il ministro chiese – e ottenne – che le attività petrolifere fossero vietate lungo tutta la fascia costiera italiana.

Nel 2012 intervenne così Corrado Passera, che estese sì il divieto di trivellare entro le 12 miglia, ma lo circoscrisse ai soli progetti futuri, sbloccando – di fatto – tutti i procedimenti che erano in corso al 2010.

Per queste ragioni il Coordinamento nazionale No Triv e l’associazione “A Sud”, denunciavano un’accelerazione dei procedimenti entro le 12 miglia (alcuni anche entro le 5 miglia).

Secondo i dati forniti dal ministero dello Sviluppo economico i procedimenti sarebbero una trentina, con quattro regioni coinvolte (Marche, Abruzzo, Molise e Puglia) che rilanciano per la primavera del 2016 la strada del referendum abrogativo, contemplata dall’articolo 75 della Costituzione, che da una parte eviterebbe il rischio di non raggiungere le 500mila firme previste e, dall’altra, inchioderebbe le amministrazioni locali alle loro responsabilità.

Anche perché su questo tema i presidenti di Giunta e Consiglio regionali stanno indugiando da tempo.

Il 9 novembre 2012 i Consigli regionali di Veneto, Friuli Venezia Giulia, Marche, Abruzzo e Puglia lanciarono una proposta di referendum popolare “a salvaguardia dell’Adriatico e delle sue coste” approvando all’unanimità un documento che impegnava tutte le assemblee legislative regionali d’Italia a chiedere l’abrogazione proprio dell’articolo 35 del “Decreto Sviluppo”.

Di quell’impegno non si è saputo più nulla. Così come sembra più lacunosa la posizione dei governatori di Basilicata, Puglia e Calabria che a partire dal 15 luglio 2015 – giorno della manifestazione di Policoro organizzata dagli stessi in difesa del mare – hanno dato vita ad una sorta di trattativa con il ministero dello Sviluppo economico per cercare di trovare un accordo.

Dal ministero fanno sapere che “i rappresentanti delle Regioni hanno manifestato la loro contrarietà all’avvio delle attività di prospezione e ricerca offshore nello Ionio e nell’Adriatico in quanto contraddittorie rispetto alle politiche avviate dalle stesse Regioni, chiedendo al Governo una moratoria di questi programmi”.

Il ministero si era impegnato ad approfondire questi temi annunciando un nuovo incontro con le Regioni che non hanno ancora deliberato nulla, in balia di dibattiti interni tra favorevoli e contrari.

La richiesta di abrogazione dell’articolo 35 del “decreto Sviluppo” si inserisce nel dibattito avviato a fine 2014 con l’impugnazione del decreto “Sblocca Italia” da parte di sette Regioni, cui si aggiungono i numerosi ricorsi presentati al Tar Lazio contro i decreti di compatibilità ambientale e contro il nuovo “disciplinare tipo” che rende operativo lo “Sblocca Italia”.

 

Paghiamo noi la luce di S.Marino e Vaticano

Rispondendo a un’interrogazione parlamentare, la ministra Guidi si é impegnata a comunicare quanta energia elettrica consumano San Marino e il Vaticano.

Sarà finalmente possibile sapere quanto ci costa, in bolletta,non lasciarli al buio perché il trasporto dell’energia lo paghiamo noi con le bollette.

Ma dovremmo pagarlo solo per l’energia effettivamente utilizzata dai due Stati.

Non sapendo neppure da che parte cominciare, anche perchè è un problema diplomatico, il Ministero ha affidato all’Autorità per l’energia “la definizione dei criteri per verificare l’utilizzo effettivo di energia elettrica avvalendosi anche delle imprese distributrici”.

In attesa che vengano definiti i criteri per verificare, sembra che l’impegno verso i due Stati sia di un TWh (miliardo di kWh) all’anno in totale, per un valore all’ingrosso di  50 milioni di euro, al dettaglio tre volte tanto, se fossimo in Italia.

Sarebbe anche interessante sapere da quanti anni dura questa situazione?

In Perù con le nostre bollette

In Perù Enel si aggiudica la concessione a produrre energia fotovoltaica ad un prezzo di 43€/MWh, che é il prezzo di borsa odierno in Italia.

Solo per merito degli incentivi in Italia chi produce energia fotovoltaica incassa dalle sette alle dieci volte quel prezzo.

Sono questi successi che rendono il consumatore italiano particolarmente orgoglioso.

Una bolletta spagnola

Come la bolletta francese, anche quella  spagnola si compone, per luce e gas, di un’unica pagina.

Da notare che:

  • la bolletta é datata 10 febbraio e conteggia i consumi effettivi di gas fino al 4 febbraio, e di energia elettrica fino al 28 gennaio. Quindi, tra la lettura dei contatori e l’emissione della bolletta passano quindi pochi giorni.
  • viene addebitato il solo consumo effettivo e non vengono fatturati consumi stimati, presunti o futuri.
  • le voci di costo,tra gas e luce, sono in tutto 12.
  • il consumo di gas viene fatturato in kWh, unità di misura legale europea dell’energia.

Il fattore di conversione, tra i metri cubi di gas indicati dal contatore e i kWh addebitati, si ricava sul sito del fornitore.

Luce e gas come la benzina

E’ bene sapere cosa paghiamo, quando compriamo un litro di carburante.

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Un euro al litro di benzina mantiene il sistema: 50 litri dànno 50 euro al sistema.

Nessun fornitore di luce e gas vi informerà nello stesso modo: dovrete capirlo leggendo le bollette; non é impresa semplice perché il sistema é restio a dare queste informazioni.

Dicono da quest’anno sarà più facile perché tutte le voci di costo che non riguardano la materia prima – energia e gas – saranno raggruppate in un unica cifra e per quelli che la bolletta non la guardano, sarà una sorpresa.

Nessuna novità sull’IVA, che si continuerà a pagare sulle accise ma a chi paga ancora la guerra d’Etiopia non può importare di meno.

I valori percentuali della materia prima gas non si discostano da quelli dei carburanti ma per la luce il tendenziale é quello dei carburanti. 

Con la differenza che dell’autovettura possiamo fare anche a meno, del riscaldamento e della luce no.

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La capacitazione dei consumatori

Il termine “capacitazione” é un termine medico, utilizzato in urologia, ma il presidente dell’Autorità per l’energia vuole essere ricordato come il buon padre di famigli. L’idea dell’Autorità era di rendere le bollette più semplici, dopo che la stessa le aveva trasformate in un delirio e quindi capacitare l’utente, facendogli capire come e quanto paga luce e gas.

La bolletta 2.0 presenta infatti solo miglioramenti grafici e si basa sull’assunto: “tanto non le leggono quindi basta scrivere quello che devono pagare”.

E infatti mancano le informazioni essenziali che, se richieste, vengono date a pagamento.

  • il dettaglio degli acconti versati: viene ri-accreditata un’unica cifra senza spiegazioni
  • un indicazione del consumo storico, che servirebbe per valutare gli altri fornitori

Nonostante il consumo venga conteggiato con un contatore elettronico, che doveva essere la Ferrari dei contatori, il deposito cauzionale e il RID, mi vengono ancora fatturati consumi futuri stimati.

Sparito il dettaglio degli oneri di rete che, nel mio caso, rappresentano il 51% della bolletta.

Migliore il dettaglio di IVA e accise che serve solo ai commercialisti, e nel mio caso é il 15%.

Tanto rumore per nulla quindi! Se volete  sapere davvero quanto consumate, é meglio leggiate i contatori.

Dal confronto con le bollette europee, pubblicate nel blog, non si comprende perché il consumatore italiano continui ad essere trattato come un imbecille da capacitare.

I signori dell’energia:quelli delle isole

In attesa che la Comunità Europea si pronunci sugli aiuti di stato, il decreto milleproroghe estende al 31/12/2017 il servizio di superinterrompibilità elettrica per Sardegna e Sicilia.

Riduce le quantità massime approvvigionabili: da 500 a 200 MW in Sicilia e da 500 a 400 MW in Sardegna.

Anche il premio viene ridotto a soli” 170.000 €/MW/anno:in due anni 200 milioni di euro scaricati sulle bollette di tutti.

Un conto salato perché, misteriosamente, non entra ancora in servizio la nuova linea di trasmissione con la Sicilia e perché qualcuno deve sfruttare i diritti pregressi della centrale di Alcoa.

Così, a botte di centinaia di milioni di euro, o di miliardi come per le rinnovabili, si accontentano le varie lobbies, in attesa che le bollette si trasformino in autentici boomerang per il sistema, che sembra non voler rendersene conto.

Le slides, utilizzate dal premier appena insediatosi, per spiegare come avrebbe voluto ridurre il costo delle bollette, sono rimaste solo buoni propositi. Gli oneri di sistema stanno esplodendo.

 

Paghiamo noi l’interconnector

Pessime notizie per i consumatori per la vicenda interconnector.

In attesa che gli elettrodotti vengano realizzati, il servizio tornerà alla sua originale forma di mera compensazione finanziaria dei differenziali di prezzo tra il mercato elettrico scelto dai beneficiari e quello italiano.

Il servizio di import virtuale consiste nella messa a disposizione, delle industrie energivore aderenti, di quantitativi di elettricità acquistata su mercati elettrici esteri da esse prescelti; l’energia viene recapitata alle società aderenti come se fossero operative le interconnessioni fisiche.

Il costo dell’operazione é a carico delle nostre bollette; e doveva scadere l’anno scorso perché, nel frattempo, avrebbero dovuto essere realizzati gli elettrodotti.

Ma invece nulla é stato fatto e, su proposta del senatore Mucchetti, il servizio virtuale é stato prorogato fino al 2021.

Cioè, con le nostre bollette, aiuteremo le società energivore a pagare meno l’energia come se potessero importarla attraverso elettrodotti che si sono impegnate a realizzare, ma che per altri cinque anni, non realizzeranno.

 

Il contatore francese

Dopo anni di prove su piccole reti pilota, parte in Francia il programma Linky che prevede la sostituzione di 35 milioni di contatori di energia elettrica.

In Italia invece abbiamo pagato con le bollette milioni di contatori illegali, non sappiamo come funzionano o non possiamo neppure leggerli perché il visualizzatore é spento.

Chi li legge da remoto però conosce i nostri consumi e ce li fattura come e quando vuole.

In Italia i contatori sono nati dal nulla nel 2001 e li hanno installati in gran fretta, prima che una Direttiva Europea del 2004, recepita in Italia solo nel 2007, ne stabilisse i criteri di omologazione e immissione sul mercato.

I contatori italiani non sono mai stati omologati e quindi sono illegali.

Ma il vero scandalo é che, per legge, “potranno continuare a funzionare fino a quando verranno rimossi”.

Nel frattempo vengano sequestrati.

Fabbricati in Cina dall’Enel, che nel 2001 produceva tutta l’energia elettrica italiana, furono imposti proprio per questo senza problemi e ancora oggi  il protocollo di comunicazione dei dati é saldamente nelle mani di Enel, monopolista della distribuzione.

Il sistema francese  (ndr. aprire il menu alla voce linky) vieta la trasmissione dei dati personali, che devono essere criptati e che restano di proprietà del consumatore, o il distacco da remoto senza l’intervento di un tecnico. I contatori saranno prodotti in Francia.

Recentemente Enel ha deciso di sostituire 33 milioni di contatori, infilandosi nel piano del governo per la banda larga e, come 15 anni fa,il consumatore non sa nulla.

Il ministero, a cui compete la metrologia legale, latita da sempre e l’Autorità per l’energia tenta di cavarsela con inutili documenti di consultazione.

Le associazioni dei consumatori vengono chiamate da Enel ma non capiscono nulla.

Così, tra pochi mesi, riceveremo una lettera, come quella di 15 anni fa, dove ci diranno che non possiamo opporci alla sostituzione perché lo dice l’Autorità ma  quelli che vorranno approfondire l’argomento scopriranno che non é sufficiente.

Il conguaglio

Arriva una bolletta di 3.000 €, le precedenti sono state sempre pagate e quindi mi chiedo cosa sia successo.

Tre pagine di conteggi incomprensibili, i consumi risalgono a tre anni prima.

Termini quali energia ore di picco, corrispettivo di sbilanciamento, perdite rete ore di fuori picco, dispacciamento….. una serie di importi sommati e sottratti senza senso.

Chiedo spiegazioni e il servizio clienti mi spiega che si tratta di un conguaglio.

Mi chiedo perché hanno sostituito i vecchi contatori con quelli elettronici, facendoceli anche pagare e raccontandoci un sacco di balle: anche con i nuovi contatori elettronici arrivano i conguagli.

La bolletta da 3000 € arriva per posta il giorno prima della scadenza del pagamento.

Il fornitore con la coscienza sporca, senza che nessuno glielo abbia chiesto, propone una dilazione di pagamento senza interessi, di dieci rate.

Pago e dopo venti giorni arriva un’altra bolletta di 600 €. Il servizio clienti mi spiega che la bolletta comprende il consumo, presunto, ma mi vengono accreditate delle agevolazioni che, per errore, non erano comprese nella maxi bolletta.

Ora, chi mi dice che i conteggi sono corretti? Se il fornitore ha sbagliato una volta, come ammesso, può sbagliare ancora? Come controllo? Chi mi tutela?

 

 

 

Il governo specula con i nostri soldi

Un pasticcio passato sotto silenzio scaricato sui consumatori.

E’ accaduto lo scorso luglio, responsabile l’Acquirente Unico, la società pubblica che acquista energia elettrica sul mercato per conto dei clienti domestici e delle imprese in regime di maggior tutela, che verrà abolita dal 2018.

L’Acquirente Unico (AU) dipende, attraverso il GSE – il Gestore dei Servizi Elettrici – dal ministero del Tesoro ma, di fatto, opera sotto l’ala del Ministero dello Sviluppo Economico.

E’ un trader a tutti gli effetti, che opera sulla base delle previsioni di fabbisogno dei clienti.

Essendo pubblico, non dovrebbe speculare e invece le previsioni di luglio sono state infatti disattese in toto e, non avendo provveduto per tempo alle opportune coperture, AU é stato costretto ad acquistare in extremis energia elettrica a prezzi nettamente superiori.

Visto il caldo di luglio, la domanda é aumentata così come il prezzo che é schizzato a più del doppio del mese precedente.

Sui complessivi 6,3 TWh  (milioni di MWh) di energia acquistata a luglio, uno é stato acquistato per ricoprirsi a prezzi ben superiori ai 100€/MWh.

Un salasso tale da anticipare l’eliminazione dell’AU e senza aspettare il 2018!

Paghiamo noi la rete delle Ferrovie

Saranno ceduti a Terna 9.300 chilometri di rete elettrica di proprietà di Ferrovie dello Stato che, con biglietti carissimi e servizio pessimo, godono di ottima salute e verranno in seguito privatizzate. Un aiuto al bilancio e una cospicua plusvalenza in vista della quotazione in borsa.

La rete delle ferrovie è tecnologicamente avanzata solo nei mille chilometri dell’alta velocità; il resto sconta decenni di pessimo esercizio e richiede manutenzione.

Se si trattasse di un normale contratto tra privati, e non tra società a maggioranza pubblica, il costo della manutenzione andrebbe detratto dal prezzo di vendita e invece i futuri interventi  di manutenzione resteranno a carico di Terna e saranno spalmati sulle nostre bollette.

Terna provvede già al trasporto dell’energia elettrica nazionale e il servizio viene sontuosamente remunerato con le tariffe stabilite dall’Autorità per l’energia che adesso sta valutando quanto vale la rete delle Ferrovie e quanti miliardi di euro dovranno essere caricati negli anni sulle bollette per la sua manutenzione.

Terna presenta da sempre ottimi bilanci e campa sulle nostre bollette;sarà facile recuperare il miliardo di euro per l’acquisto della rete delle Ferrovie e negoziare con l’Autorità per l’energia quanto ci dovrà essere succhiato con le bollette.

Pagheremo così tre volte quella porzione di rete:lo abbiamo fatto con le tasse in passato, lo facciamo con i biglietti e lo faremo in futuro con le bollette!

Con tale vorticoso giro di soldi, cospicui bonus finiranno nelle tasche dei rispettivi amministratori, mentre della riduzione delle bollette non sentiremo neppure il profumo.

Il bello é che tutto era nato quando Renzi, appena insediatosi, aveva denunciato il fatto che le Ferrovie godevano di tariffe agevolate.alle quali, ovviamente, provvedevamo noi utenti con le bollette.

 

 

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