Il consumatore digitalizzato

Per l’attuale presidente dell’Enel “la pietra miliare dell’internet of things é stato il contatore intelligente” , uno strumento illegale, che Enel ha deciso di sostituire con un sistema che lo é altrettanto.

Il vecchio contatore intelligente è servito solamente a chi lo ha istallato e a chi ci misura l’energia elettrica;  il consumatore lo ha pagato con le bollette senza alcun vantaggio concreto: pagava i consumi stimati prima e continua a pagare i consumi stimati adesso.

Sfido chiunche a capire come funziona il contatore e come può essere manipolato da remoto.

Provate a rilevare il vostro consumo schiacciando il bottone se, ovviamente, avete la fortuna di trovare il visualizzatore a cristalli liquidi ancora acceso.

Ma siete pigri e  non sapete neppure dove si trova il contatore; o non siete in grado di capire le informazioni che dà, per confrontarle con le bollette.

Sarebbe invece il caso di darci un’occhiata!

Quando vi pesano le patate al mercato non date una sbirciata alla bilancia?

Quell’aggeggio misterioso, il contatore,che avete pagato chissà quante volte senza neppure rendervene conto, e che vi addebita centinaia, se non migliaia di euro all’anno, é illegale e a Milano continua a venire confiscato, in forza dell’art. 692 del Codice Penale.

Ora verranno a sostituirlo perché hanno deciso così, cosa volete farci é l‘internet of things, non potete fermare il progresso!  Tranquilli, lo pagherete di nuovo voi con le bollette!

Non andrete a leggere neppure il nuovo ?

Ma che soddisfazione venire digitalizzati a proprie spese e senza capirci una mazza!

Pensate che, con il sistema che hanno intenzione di utilizzare, potranno stabilire da remoto il vostro consumo: se sarete simpatici consumerete meno e, in caso contrario,di più.

 

Bollette alle stelle

Dedicato a chi sta per concludere un contratto di energia elettrica, con una società che propone di bloccare la quota energia – il 30% del valore della bolletta – per due anni.

Vuoi per colpa delle centrali nucleari francesi, vuoi per gli oneri di sistema italiani e per la fine del mercato tutelato, la vostra bolletta aumenterà inesorabilmente del 30%, perché il prezzo dell’energia all’ingrosso è ormai raddoppiato.

Nessuno ve lo dirà così, ma ve ne accorgerete nel corso dell’anno e solo se verificherete il vostro consumo.

Non sapete quanto consumate?

Non ha importanza,perché lo sanno solo quelli che riusciranno a fregarvi e con i quali vi impegnerete per due anni a pagare un prezzo destinato comunque a scendere.

Il prezzo negativo dell’energia 

Il prezzo negativo dell’energia elettrica si forma in borsa quando il produttore è disposto a pagare per vendere l’energia che produce. Il produttore paga fino a quando diventa più conveniente per lui fermare l’impianto.

Questo succede in Europa ma non ancora in Italia.

Se, anche alla borsa italiana dell’energia, il prezzo potesse girare in negativo, i produttori dovrebbero decidere se spegnere l’impianto o guadagnare meno, restituendo ai consumatori parte degli incentivi che comunque incassano.

In Italia il prezzo dell’energia non può girare in negativo.

In tutta Europa, il prezzo può diventare negativo, per alcune ore al giorno e pochi giorni, anche per centinaia di euro/MWh, in presenza di alta produzione di energia, rinnovabile e non, e bassa domanda.

In Italia, il produttore di energia da fonte rinnovabile incassa gli incentivi quando produce e poi se il prezzo in borsa sale guadagnerà ancora, se scende a zero avrà comunque incassato gli incentivi.

Con bassa domanda l’energia prodotta da rinnovabile sbilancia la rete e una parte delle nostre bollette è destinata proprio al suo ri-bilanciamento.

In Italia, i business plan dei primi impianti di energia rinnovabile, prevedevano, oltre a trionfali incentivi, un prezzo di borsa di 100-150 €/MWh per la felicità teorica di banche e produttori.

Negli altri paesi europei, prima si è regolato il mercato e poi si sono incentivati gli impianti.

In Italia, nel 2011 e nel 2012, il prezzo medio in borsa dell’energia viaggiava intorno ai 75 €/MWh, negli ultimi due anni è stato di 50 €/MWh. Alcuni produttori di energia fotovoltaica incassano anche 7/8 volte l’attuale prezzo in borsa.

Michele Governatori, presidente di AIGET, ne parlava su Linkiesta mentre Carlo Stagnaro e Simona Benedettini giudicavano un’anomalia tutta italiana, l’impossibilità per il prezzo di passare in negativo in presenza della priorità di dispacciamento delle rinnovabili.

Scontata la posizione del presidente di Assorinnovabili: Pagare la gente perché acquisti un bene, quale che sia il bene e quale che sia il mercato, non ci sembra sia una soluzione economicamente efficiente”. 

Invece dello spalma-incentivi di Renzi, che non risolve alcun problema se non dilazionarne il loro pagamento, imporre il prezzo negativo non avrebbe potuto essere contestato da nessuno, anche perché in Europa funziona già così da tempo.

Troppo semplice per non essere osteggiata dai fondi che controllano l’energia verde in Italia mentre i buontemponi blaterano di grid parity.

Miracolo: il milionesimo di metrocubo!

La bolletta mostra la lettura del contatore – 415 m3 – ma ne addebita 416,030175 Smc

Sei cifre dopo la virgola e l’utilizzo di un’unità di misura scientifica e non legale.

Risulta  difficile misurare un milionesimo di metro cubo, anche in un laboratorio.

Nessuno ci fa caso, ma i sei decimali derivano da un’operazione aritmetica.

L’Autorità dell’energia spiegava – ma la pagina è sparita – che i sei decimali derivano dalla moltiplicazione del numero del contatore, per un coefficiente così “tutti i consumatori pagano uguale”.

Ma perché l’unico dato legale della transazione, cioè quello indicato dal contatore, viene moltiplicato per un coefficiente?

Perché un’altra legge, quella sulle accise, stabilisce che le stesse vengano calcolate e pagate sul prodotto di quella moltiplicazione.

La metrologia legale afferma però che solo strumenti legali possono essere impiegati nei rapporti tra terzi, come legali devono essere le unità di misura”.

L’Italia ha recepito la Direttiva Europea che stabilisce che “il volume del gas si misura in metri cubi”. In tutta Europa, il gas viene misurato legalmente in metri cubi e addebitato legalmente in kWh, unità di misura legale dell’energia.

In Italia, l’unità di misura utilizzata non é legale, con tutto quanto consegue.

Un’unità di misura resta, per sua definizione, unica mentre per misurare il gas italiano ne vengono usate due.

Due pesi e due misure? Chi ci perde e chi ci guadagna?

 

No nuke francese? Ecco il carbone!

In Francia, una centrale nucleare su tre é in manutenzione.

Normalmente importiamo dalla Francia quasi il 20% di quanto produciamo e quindi dobbiamo correre ai ripari.

Il Ministero dello Sviluppo ha così chiesto a Enel di prorogare la chiusura di alcune centrali del nord-ovest già destinate alla dismissione.

Torna in funzione lo storico impianto a carbone di Sampierdarena (GE) che doveva essere chiuso l’anno scorso per diventare la Tate Modern della Lanterna.

La riaccensione della centrale é una misura precauzionale, sollecitata da Terna che deve garantire l’equilibrio della rete.

Sarà un intervento a termine, il tempo necessario per il riavvio delle centrali francesi.

Per la gioia dei genovesi, tutto tornerà a funzionare come in passato, con l’arrivo di navi cariche di carbone sulle banchine del porto.

Torneranno al lavoro i soci della compagnia “Pietro Chiesa” e si svilupperà di nuovo quel ciclo di lavoro indotto che fino alla chiusura della centrale, con una serie di servizi, garantiva comunque occupazione a questa fetta di porto a oltre duecento persone.

Ci sarà un po’ di fumo, ma solo con vento dai quadranti meridionali.

Ma proprio quella centrale andava riavviata? Una centrale di 65 anni con un rendimento inesistente?

Quanto ci costerà in bolletta un kWh prodotto da quella centrale?

MPS e Sorgenia

Dicono che i business plan delle ultime centrali a ciclo combinato realizzate da Sorgenia si basassero sull’unico presupposto: “se non le facciamo noi le fa qualcun’altro, e dei numeri chissenefrega”.

All’inizio del nuovo millennio l’economia tirava e nessuno prevedeva che la domanda di energia elettrica si sarebbe arrestata e che gli incentivi avrebbero fatto esplodere le energie rinnovabili.

Due evenienze che misero in letargo, per anni,  le centrali appena costruite, alcune proprio da Sorgenia.

E infatti la lista degli incagli MPS comprendeva Sorgenia, il ramo elettrico della famiglia De Benedetti, indebitata per 1,8 miliardi con il sistema bancario.

La sola Mps si era caricata di ben un terzo di quel fardello: seicento milioni erano appannaggio del solo istituto senese che ha fatto lo sforzo più ingente rispetto al pool di 15 istituti che avevano finanziato la società elettrica finita gambe all’aria.

I De Benedetti, di fronte alla crisi irreversibile, non si sono resi disponibili a ricapitalizzare come richiesto dalle banche che hanno così convertito l’esposizione creditizia in azioni.

Mps si ritrova ora azionista della Nuova Sorgenia con il 17% del capitale e, per rientrare dal debito, occorrerà risanare la società, magari ogni tre anni come Alitalia, e poi venderla. Nel 2015 la banca ha svalutato i titoli Sorgenia per 36 milioni di euro.

Oltre ai debiti dell’ingegnere, che sembra pagheremo noi, va ricordato che il “capacity payment” che paghiamo con le bollette proprio per non utilizzare anche le centrali della Sorgenia e per tenerle semplicemente a disposizione, vedi mai ….un domani…

La Nuova Sorgenia vi telefonerà anche a casa, proponendovi nuovi contratti di fornitura di gas e luce ma senza alcun sconto, anche se avrete pagato i suoi debiti.

I signori dell’energia: i truffatori 

Il caso Marenco prima, e il caso Giuli poi, provano come sia facile rubare al sistema del gas.

Come sia stato possibile prelevare per anni gas dagli stoccaggi strategici senza dare le garanzie di pagamento più non può essere un mistero ma é senz’altro uno scandalo.

Il costo degli stoccaggi strategici é a carico dei consumatori che, con le bollette, pagano anche la disponibilità di gas nei casi di emergenza, come può essere, ad esempio, un ondata di gelo.

Com’è possibile fare buchi di miliardi di euro, oltre a centinaia di milioni di accise e di IVA sottratti allo Stato, prima di accorgersi che c’è qualcuno che fa il furbo? 

Oltre agli stoccaggi strategici, il consumatore paga con la bolletta anche il corrispettivo CVbl per sistemare parte delle magagne della rete, dagli sbilanciamenti ai buchi dei truffatori.

Un millesimo di euro al metrocubo, per sessanta milioni all’anno.

 

Il gas costa troppo

Faccio quattro conti sulle mie ultime bollette del gas: divido semplicemente gli euro totali per i metri cubi che mi vengono addebitati.

Con il risultato che il prezzo unitario varia da 71 centesimi a 2,17 € per metro cubo. 

Mi chiedo allora a cosa serve una bolletta che mi dà queste indicazioni e mi addebita, peraltro, sempre consumi stimati.

Il mio consumo invernale è di 45 m3/mese mentre in estate ne consumo 8 quindi in un anno consumo all’incirca 320 m3.

Secondo l’Autorità per l’energia,l’utente domestico tipo consuma 1.400 m3 di gas all’anno.

Quindi chi consuma meno, per cucinare e/o per scaldare l’acqua sanitaria, risulta clamorosamente penalizzato rispetto a chi consuma di più e quindi:

  • prendere in seria considerazione l’utilizzo della sola energia elettrica, risolvendo il contratto del gas e risparmiando su oneri di sistema, tasse, accise e la fastidiosa revisione annuale della caldaia che costa altri 100 euro;
  • ricordarsi del decreto legislativo n° 206 dove all’art.13 vengono trattati i “prezzi per unità di misura”.

L’Autorità contro i consumatori

Nessuna tutela per il consumatore alla sostituzione di un contatore!

Lo prevede l’Autorità per l’energia“La regolazione vigente non prevede la vostra presenza all’operazione salvo che il contatore sia posto in un luogo non facilmente accessibile per il distributore in assenza del cliente finale o di un suo delegato. Inoltre non è previsto il rilascio al cliente di documentazione ai fini della certificazione della lettura di rimozione il quale, pertanto, è riconducibile a scelte operative del distributore”.

Le conseguenze sono:

  • a meno di non dover entrare in casa, il distributore può continuare indisturbato a installare contatori, omologati o  illegali, come ha fatto negli ultimi anni, senza neppure informare l’utente;
  • ammesso che riusciate a leggerlo, l’Autorità ritiene del tutto inutile che registriate i dati di consumo del vecchio contatore. Meglio invece non fidarsi di dati di bollette che magari arriveranno dopo mesi e quindi fate verbalizzare i dati di consumo.

E’ un vostro diritto!

Come quello di sapere a che titolo si presenta un terzo (il distributore) senza che il vostro fornitore vi abbia neppure informati.

E se invece il vecchio contatore non si legge o é illegale, fatelo sequestrare.

I signori dell’energia: gli energivori

Lo scambio epostolare tra Massimo Mucchetti e Qualenergia é una pessima notizia per i consumatori che vedranno rincarare le bollette.

Mucchetti, che dalle pagine del Corriere combatteva le lobbies, é presidente della commissione industria del Senato mentre Qualenergia difende da sempre le energie rinnovabili.

Tutto nasce da un’interpellanza del M5S in merito all’esplosione degli oneri di sistema,che pesano per più di un terzo del valore delle bollette.

Oggi si parla delle società energivore che, proprio perché energivore, pagano l’energia a prezzi di favore, scaricando tutti gli oneri su quelli che consumano meno.

Il tema é quello degli interconnectors e cioè del vantaggio per le società energivore, di approvvigionarsi direttamente all’estero, in cambio del solo impegno a partecipare alla realizzazione di linee di trasmissione internazionali.

Per farle passano anni, o alla fine neppure si fanno, l’impegno resta solo un impegno ma nel frattempo qualcuno ci sguazza.

Le posizioni sono chiare: da una parte c’è Mucchetti che difende le società energivore, e i due miliardi di euro all’anno che costeranno ai consumatori, con la giustificazione che sono solo una parte dei 13 miliardi che i produttori di energia rinnovabile già scaricano sui consumatori.

Alcuni passaggi della lettera di Mucchetti vanno letti con attenzione: “la tentazione di incassare il beneficio senza investire davvero nei nuovi elettrodotti transfrontalieri ad altissima tensione è stata grande …… si deve dunque scegliere tra il lasciar morire l’operazione interconnector (mandando in cavalleria gli “aiuti” fin qui dati) e il concedere una proroga che, nell’arco di altri sei anni, consenta a Terna di costruire queste nuove linee transfrontaliere fermando, mano a mano che si completano, la corresponsione dell’anticipo dei benefici futuri”

Ma é ovvio, caro Mucchetti, che tutto finisce in cavalleria e che si compensare una distorsione – quella degli abnormi incentivi alle rinnovabili – con distorsioni ancora più devastanti, come gli interconnectors o il capacity payment. Non si capisce perché tutti i consumatori debbano pagare un tributo alla crisi, tranne i pochi privilegiati settori che invece vivono di rendita.

E anche se le linee di interconnessione, alla fine, si facessero avremmo energia a prezzi più bassi ma oneri di sistema più alti, mentre il problema è proprio quello di ridurre gli oneri di sistema invece di compensarli con altri provvedimenti.

E così se scopriamo che gli interconnectors  non si fanno, poco male, continuiamo a sperare che prima o poi si facciano! C’era l’impegno dei privati a investire ? Bastava l’impegno ma ora, dice Mucchetti, devono impegnarsi di più.

Tedeschi e francesi hanno capacità da vendere ed ecco servita l’Italia che importa per quasi il 20% della sua produzione, pur potendo produrre energia per due volte il suo fabbisogno.

Ecco come fanno i soldi gli energivori; la lista é lunga e sorpresa, c’è ancora Alcoa! Come mai ? 

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