Il profilo regolatorio

A pag. 370 del secondo volume della relazione annuale di Arera c’è un’autentica chicca.

“Con la delibera 3 dicembre 2019, 498/2019/E/eel, “Decisione del reclamo presentato da Fontel S.p.A. nei confronti di e-distribuzione S.p.A.”, l’Autorità ha rilevato che l’impresa distributrice deve garantire la corretta installazione e manutenzione degli apparecchi di misura e il corretto valore delle misure messe a disposizione degli aventi diritto; pertanto, costituisce inadempimento ai suddetti obblighi l’applicazione di una errata costante di lettura K ai prelievi rilevati dal misuratore”.

E’ pacifico che, se il consumatore paga il distributore per il servizio di misurazione, il distributore deve farlo correttamente, ed eventuali errori ricadono sempre e solo sul distributore.

“Tuttavia, siffatto errore non inficia, sotto il profilo regolatorio, la corret- tezza della ricostruzione dei consumi derivante dalla giusta applicazione della costante di lettura; ciò in quanto l’errore non è dipeso dal malfunzionamento del misuratore, bensì da un’errata moltiplicazione delle letture da parte del sistema informatico del gestore.

Tale errore ha comportato una mera attività di ricalcolo dei consumi realmente prelevati dal misuratore, riflettendo così il carattere sinallagmatico delle obbligazioni contrattuali in atto“.

Le obbligazioni contrattuali nulla possono contro la legge secondo la quale il dato fidefacente la transazione è quello indicato sul contatore e non quello che viene, in qualche modo, corretto.

Quindi, siccome Arera non ha alcuna competenza in metrologia legale, il fatto che non ci sia nulla da eccepire “sotto il profilo regolatorio” è un affermazione che crea solo confusione.

Un pensiero su “Il profilo regolatorio

  1. Egr. Ing. Beltrame,
    ho riletto più volte la delibera n° 498/209/E del 3 dicembre 2019 con la quale ARERA – Autorità per la regolazione del Mercato elettrico – acclara come il distributore di energia elettrica

    “deve garantire la corretta installazione e manutenzione degli apparecchi di misura ed il corretto valore delle misure messe a disposizione degli aventi diritto”

    .

    Tanto per chiarire, …la corretta installazione, manutenzione e correttezza dei risultati di misura, sono OBBLIGAZIONI che derivano dalla legge vigente: ovvero sono doveri che scaturiscono direttamente dal fatto che il Distributore di energia elettrica, ai sensi del D.M. 21 aprile 2017, n° 93 del Ministero dello Sviluppo Economico , ha individuato – art.2, comma 1, sub g) – come titolare del contatore, il proprietario del medesimo o chi ne ha la responsabilità di misura.

    Ai sensi del successivo art.8, i distributori di energia elettrica sono OBBLIGATI a curare e garantire il “corretto funzionamento” dei loro strumenti in quanto proprietari del contatore.

    ARERA afferma:

    “costituisce inadempimento ai suddetti obblighi l’applicazione di una errata costante di lettura K ai prelievi rilevati dal misuratore”.

    Ciò costituisce elemento di responsabilità contrattuale e non, a carico del Distributore: l’inadempimento è pertanto fonte del diritto al risarcimento del danno provocato dallo stesso all’Impresa Fontel SpA. Ciò deriva strettamente dalla legge – e non solo dal contratto -: segnatamente per la formulazione di cui agli artt. 2043 e seguenti del Codice Civile.

    Ciò premesso, è fonte di di perplessità, se non d’ilarità, l’affermazione di ARERA, secondo la quale;

    “Tuttavia, siffatto errore non inficia, sotto il profilo regolatorio, la correttezza della ricostruzione dei consumi derivante dalla giusta applicazione della costante di lettura; ciò in quanto l’errore non è dipeso dal malfunzionamento del misuratore, bensì da un’errata moltiplicazione delle letture da parte del sistema informatico del gestore”.

    E’ appena il caso di richiamare l’attenzione del lettore che il gestore è il Distributore.

    ARERA dimentica uno dei principi generali dell’ordinamento giuridico in tema di responsabilità da fatto dannoso, declinato dal già citato art. 2043 del Codice Civile. Tale principio può essere esposto così: la causa della causa è causa del causato. Ovvero se A spinge B, e B a causa di detta spinta rovina su C, il danno patito da C deve essere risarcito da A.

    ARERA dimentica inoltre la formulazione del Legislatore Comunitario allorquando, nella Direttiva 2004/22/CE, all’art.10.5 dell’Allegato I – Requisiti essenziali -, afferma:

    “A prescindere dal fatto che sia possibile o meno leggere a distanza uno strumento di misura destinato alla misurazione di servizi forniti da imprese di pubblica utilità, esso deve comunque essere dotato di un visualizzatore metrologicamente controllato facilmente accessibile al consumatore senza alcun ausilio. La lettura di tale visualizzatore è il risultato della misurazione che costituisce la base su cui è calcolato il prezzo da corrispondere”.

    L’ultimo periodo non ha bisogno di essere interpretato in ragione anche del “in claris, non fit interpretatio”: ovvero laddove la formulazione (della norma) è chiara non trova luogo alcuna interpretazione.

    E’ appena il caso di confermare che ARERA non ha competenza su questioni che attengono alla Metrologia legale: pertanto in un’ottica di saggia amministrazione, in questioni del genere, a mio avviso, dovrebbe correlarsi al MISE che ha la competenza esclusiva in materia.

    Cav. Claudio Capozza
    ex Capo del Servizio ispettivo “Verifiche metriche e Vigilanza della CCIAA di MIlano” .

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