Le bollette con consumo zero

Vengono emesse bollette di energia elettrica anche se non viene consumata.

La lettura del contatore segna sempre la stessa cifra – come la stessa bolletta conferma – e la differenza tra le letture, tra le due date prese a riferimento,che coincide col periodo di fatturazione, è nulla.

Sono fatture di importo medio di 50/60 € a bimestre, e prevalentemente di seconde case; la tentazione di individuare questi casi come rientranti nella fattispecie di reato di “false fatturazioni per operazioni inesistenti” è notevole: con consumato nullo, la pretesa creditoria risulta gravata di falsità, e con essa il titolo fiscale emesso in corrispondenza.

Sullo stesso documento viene però addebitata una quota di “materia prima energia” quasi sempre inferiore ai 10€.

Il consumo di energia elettrica, è soggetto alla cesura dell’accisa e dell’IVA più altri balzelli, nel momento in cui viene viene utilizzata,ovvero quando viene consumata, cioè quando viene azionato un apparato che l’assorbe.

Pertanto, se non c’è consumo, il contatore non si incrementa e non cè alcun trasporto di energia elettrica, altra addebito che invece viene esposto.

Il reato di dichiarazione fraudolenta mediante l’uso di fatture, o di altri documenti, per operazioni inesistenti è previsto dall’articolo 2 del Decreto legislativo n. 74/2000, che così recita: “È punito con la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, avvalendosi di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, indica in una delle dichiarazioni annuali relative a dette imposte elementi passivi fittizi. Il fatto si considera commesso avvalendosi di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti quando tali fatture o documenti sono registrati nelle scritture contabili obbligatorie, o sono detenuti a fine di prova nei confronti dell’amministrazione finanziaria”.

Così enunciata, l’emissione di fatture false per prestazioni inesistenti, quali quelle oggetto di esame, parrebbe non trovare applicazione, in quanto la norma prevede che tale azione si consumi … al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto…, e inoltre aggiunge che… il fatto si considera commesso avvalendosi di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti quando tali fatture o documenti sono registrati nelle scritture contabili obbligatorie, o sono detenuti a fine di prova nei confronti dell’amministrazione finanziaria”.

Altro riferimento è l’art. 640 c.p. concernente il reato di truffa, reato perseguibile a querela di parte, con due ulteriori complicazioni:

  1. la sentenza della Cassazione n.42892 del 20.09.2017  secondo la quale non è necessario il conseguimento del fine evasivo. Non è necessaria l’evasione fiscale: la condanna per le fatture su operazioni inesistenti “scatta” anche se il destinatario non le utilizzi. È sufficiente, quindi, la mera emissione di una fattura falsa finalizzata a consentire a terzi l’evasione fiscale. Poco importa se l’evasione di imposta, poi, si verifichi o meno: il reato si considera comunque commesso. La Corte di Cassazione ha avuto modo di paragonare le fatture emesse a fronte di operazioni inesistenti a delle «tossine» da reprimere «sin dalla loro emissione». Non importa, quindi, quale sia il destino di una fattura emessa per un’operazione inesistente. Non conta l’effettivo conseguimento del fine evasivo, essendo sufficiente che tale fine sussista al momento dell’emissione della fattura falsa. In altre parole perché si determini la reazione repressiva, dunque, non è richiesta la successiva utilizzazione del documento falso. D’altronde, ha precisato la Corte, il reato in questione è un reato di pericolo o di mera condotta, per la cui sussistenza non è nemmeno necessario che le fatture siano state annotate nella contabilità del destinatario, il quale – in astratto – potrebbe anche decidere di non avvalersi delle fatture. Ciò posto, ai fini dell’integrazione del reato non è necessario che l’autore cagioni un danno effettivo al fisco. A configurare l’illecito è sufficiente che il fine di consentire a terzi l’evasione (a prescindere che essa poi si verifichi o meno) sussista al momento dell’emissione della fattura.
  2. per l’esecuzione del contratto di fornitura di energia elettrica, il trasporto, e la misurazione dell’energia elettrica sono a carico di soggetti terzi, rispetto al contratto di somministrazione che insiste unicamente tra venditore d’energia e utente finale. I soggetti sono il trasportatore e il distributore. Per eseguire il contratto il venditore deve prima stipulare un contratto di trasporto con il trasportatore e il distributore e presentare adeguate garanzie a copertura della spese di trasporto e distribuzione oltre che a pagarle in anticipo. In Siamo cioè in presenza di due contratti: il primo tra il trasportatore d il venditore – contratto di servizio di trasporto – e il secondo il contratto di vendita tra il venditore e utente finale.

L’elemento comune ai due contratti è il contatore: esso serve al venditore per sapere quanta energia fatturare all’utente finale, e serve al trasportatore per fatturare il servizio di trasporto e al distributore per fatturare il servizio di distribuzione e misurazione di quel quantitativo d’energia trasportata, e consegnata all’utente finale, per adempiere all’obbligazione contrattata con il venditore.

Pertanto, per il venditore, il trasporto rappresenta costo per l’esercizio dell’attività di vendita dell’energia e, in quanto tale, fiscalmente deducibile.

A ciò aggiungasi che la fattura di trasporto emessa dal trasportatore al venditore è il titolo fiscale in cui si riassume il corrispettivo dovutogli per il servizio reso al Venditore. 

Poiché la fattura di vendita d’energia è emessa dal venditore verso l’utente finale, e la quantità consumata e trasportata per legge è comunicata dal trasportatore al venditore, i soggetti penalmente responsabili sarebbero sia il venditore che il trasportatore.

Concludendo, anche se non ho consumato nulla, non solo pago una quota inesistente di materia prima, il suo trasporto e la sua misurazione, ma anche gli oneri di sistema, le accise e l’IVA.

Il venditore incamera un corrispettivo falso di materia prima, paga i suoi impegni nei confronti del trasportatore e del distributore, e lo stato, senza aver fatto nulla, incamera la differenza.

3 pensieri su “Le bollette con consumo zero

  1. Perfetta analisi di……un’associazione a………….., che come vittima predestinata è sempre l’utente finale o la ns. società. Confermo quanto è stato chiaramente delucidato, con una recente pratica di un mio cliente, il cui fornitore di GAS metano, in combutta con il distributore, e nonostante ci sia un contatore G6 telegestito e sostituito da qualche anno, fattura consumi rilevati (Quindi quasi effettivi) di gran lunga superiori ai valori del contatore (Circa 2.000 smc). E alla segnalazione del cliente, si gioca a scarica barile con il Distributore !
    Il bello che dopo switch fornitore,…..la prima fattura emessa dal nuovo fornitore cita consumi stimati !!!
    Ordunque …….Contestazione fatta al precedente e apertura di contenzioso su ultime fatture che citano un falso consumo rilevato !!……andremo a stralcio della posizione……Comunicazione lettura al nuovo fornitore nonostante il cliente abbia un contatore ellettronico telegestito, e paghi lautamente questo servizio non ricevuto da Chi ha il monopolio e decide, a prescindere dalle delibere, quanto incassare e come far quadrare i bilanci…………..anche se qualche volta saltano i piani a causa di Un Rompiscatole Energatico.
    Cordialmente
    Francesco Frazzitta

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