Contatori e magneti

Che un magnete, posto in prossimità di un contatore di energia elettrica, possa modificarne il funzionamento, e quindi il dato di consumo, vale solamente per i contatori elettrodinamici, quelli con la rotellina che gira ormai da settant’anni.

Sono pezzi pezzi da museo che però, per legge, possono ancora essere utilizzati.

Che un magnete possa influenzare i nuovi contatori di tipo elettronico, installati dai primi anni 2000, sta diventando una leggenda metropolitana.

Così, per ignoranza o in malafede, quando vicino a un contatore elettronico viene rinvenuto un magnete, il distributore rimuove, senza averne alcun titolo, quelli che si permette di considerare “corpi di reato”; denuncia poi il consumatore per truffa, e procede da un approssimativo e unilaterale ricalcolo del consumo, che viene addebitato, tramite il fornitore, all’utente.

Un primo procedimento penale si conclude così a favore dell’utente.

Nella sentenza, però, il giudice non rileva il fatto che un laboratorio autorizzato e scelto proprio dal distributore,  non possa provare il contatore.

Se tolto dalla rete, infatti, il contatore infatti si spegne. La rete del distributore deve essere sempre in grado di gestirlo da remoto, il che è espressamente vietato dalla legge.

In sostanza, il distributore, che è proprietario del contatore, non permette di verificarlo in contradditorio, ledendo i diritti del consumatore.

Nel caso specifico, il procedimento penale si estingue perché “il fatto non sussiste” ma l’utente dovrà recuperare, in sede civile, 17.000 € che ha già pagato.

Un secondo caso ha richiesto quattro anni per giungere al medesimo risultato, cioè che non c’è stata alcuna truffa. Sorprendente il fatto che, in questo caso, il distributore si sia rifiutato di mettere a disposizione del giudice il contatore e il magnete per le prove meteorologiche.

Le conseguenze delle sentenze sono:

  • un contatore, se omologato “stand alone”– cioè senza alcun sistema che lo gestisce da remoto – deve poter essere provato in contradditorio “stand alone”;
  • se il contatore è stato progettato, e omologato per essere immune a campi magnetici, un magnete non può modificarne le caratteristiche metrologiche.

 

Un pensiero su “Contatori e magneti

  1. Egr. Ing. Edoardo Beltrame,

    le norme per l’omologazione degli strumenti di misura di tipo elettronico prevedono che, in fase di approvazione, il laboratorio – notify body – che esegue le prove sul prototipo deve accertare che lo strumento di misura sia insensibile all’azione di campi magnetici.

    In altre parole se si avvicina un magnete ad un contatore elettrico di tipo statico, come quelli attualmente in uso nelle civili abitazioni, il contatore non dovrebbe risentire dell’azione del magnete.

    Se, e bisognerebbe dimostrarlo con procedimenti legali, il magnete riuscisse ad influenzare il contatore, allora quella diverrebbe la prova “provata” che quel contatore non possiede i requisiti richiesti dalle norme per le quali è stato omologato.

    Quanto poi alla Sua parte relativa all’esecuzione delle prove in “laboratorio” ed in condizioni “stand alone”, mi permetta di osservare quanto segue.

    Un principio generale del ns. Ordinamento giuridico in campo penale, prescrive che in sede di accertamento circa i requisiti di uno strumento di misura, devono essere impiegati strumenti e metodologie di prova legali, a pena di nullità della prove stesse.

    Bene, vero è che l’omologazione riguarda lo strumento “stand alone” e quindi dovrebbe essere così sottoposte alle procedure di prova. Se però ci si riferisce a quanto prescritto dal D.M. 21.4.2017, n.93, l’attività di vigilanza – definita all’art. 2, comma 1, sub e) – è effettuata anche nei luoghi dove gli strumenti sono stati messi in servizio, ovvero sul posto di funzionamento e nelle reali condizioni di esercizio. [cfr. art. 6, comma (e del D.M. 93/2017].

    La stessa scheda F – Contatori di Energia elettrica attiva -, di cui al D.M. 93/2017 prevede tutta una serie di controlli tipizzati che si riferiscono alla valutazione dello strumento in servizio; ciò costituisce un’ulteriore conferma della possibilità, mi correggo, della necessità che le prove sul contatore debbano essere svolte sul posto di funzionamento, ovvero nelle condizioni reali d’ esercizio del contatore medesimo.

    Con i migliori saluti

    Claudio Capozza

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