Il grande fratello

La sostituzione dei contatori di energia elettrica, con quelli di seconda generazione, è in pieno svolgimento.

Per ora se ne occupa Enel, che li produce per quasi tutti i distributori, e che li installa attraverso la sua controllata edistribuzione, concessionaria della distribuzione dell’energia elettrica in Italia.

In questi giorni, Enel offre tre ore di energia “gratis” se l’utente ha il nuovo contatore 2G.

A Milano, Unareti, controllata da A2A, inizierà a sostituirli dal prossimo anno.

Oltre al problema della gestione da remoto dei contatori, che è espressamente vietata dalla legge e che il MISE non affronta da anni, c’è quello della privacy: all’atto della sostituzione, nessuno chiede il consenso al trattamento dei dati del suo consumo.

Ed è pacifico che i dati sono del consumatore, perché li ha pagati con la bolletta e perché sono diretta conseguenza delle sue abitudini.

Senza il suo consenso, non possono andare da nessuna parte!

Ci viene richiesto sempre più spesso il consenso per la privacy, per ogni tipo di acquisto o di servizio, ma per i dati del nostro consumo, che valgono miliardi, non se ne parla nemmeno.

Eppure i dati che i nuovi contatori sono in grado di elaborare, proprio per come ce la raccontano, sono tanti e importanti, specialmente dal punto di vista commerciale.

Con il nuovo contatore, chi misurerà l’energia che consumiamo conoscerà le nostre abitudini: se siamo dei buoni pagatori, se siamo fuori casa durante il giorno, quando facciamo il bucato o se passiamo il weekend fuori città.

Le società di distribuzione che ci vogliono cambiare il contatore non fanno alcun accenno al nostro consenso, senza il quale però non possono rivelare a nessuno i nostri dati.

Cosa che, invece, succede già per i milioni di utenti che si sono già fatti sostituire il contatore e i cui dati diventano merce di scambio tra distributori e fornitori, avvantaggiando quei fornitori, Enel in testa, che controllano anche le società di distribuzione.

Una volta raccolti dal contatore, i dati vengono trasmessi con protocolli di comunicazione, noti solo al distributore che potrà modificare a piacimento la potenza contrattuale a disposizione degli utenti.

Evidente la possibilità, per chi distribuisce e misura energia, di girare i dati a chi magari la produce o la vende per “profilare” commercialmente il consumatore; un vantaggio, che con l’entrata in vigore del mercato libero, sarà devastante.

Sull’argomento, andrebbe letto con attenzione il parere del gruppo di lavoro 29 della UE per la protezione dei dati che così conclude:

“Il parere ha evidenziato che i contatori intelligenti offrono molte nuove possibilità di trattamento dei dati e di erogazione dei servizi ai consumatori. A prescindere dal tipo trattamento, sia esso simile a quello già esistente o senza precedenti, il responsabile del trattamento deve essere chiaramente individuato e deve conoscere gli obblighi connessi alla legislazione sulla protezione dei dati, anche in fatto di tutela della vita privata fin dalla progettazione, sicurezza e diritti degli interessati. Gli interessati devono essere debitamente informati sulle modalità di trattamento dei loro dati e devono essere a conoscenza delle differenze fondamentali che tale trattamento comporta, in modo che quando esprimono il loro consenso questo possa essere ritenuto valido”.

Esattamente il contrario di quanto sta succedendo: il consumatore italiano non viene avvertito che i suoi consumi sono dati personali, che verranno trasmessi a sistemi remoti senza indicare il livello di protezione sulla garanzia del dato trasmesso, e che verranno gestiti da terzi.

Non chiedendogli di firmare il consenso non dovrà neppure comunicargli il nominativo del responsabile del trattamento dei dati.

In attesa del pronunciamento del Garante, al quale dovrà necessariamente essere richiesto il parere, la sostituzione va rifiutata, con salvezza del diritto di rivolgersi allo stesso per le sostituzione già effettuate, in flagrante violazione dei suddetti diritti e con ogni consequenzialità.

 

 

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