Rivedere il DM 93/2017

È un grande piacere ospitare il Cav. Claudio Capozza che ha dedicato la sua vita professionale alla misura, dirigendo l’Ufficio Metrico di Milano.

La domanda è: “di chi è il contatore?”

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Egr. Ing. Beltrame,

la questione da lei posta, e le considerazioni in premessa del suo post sulla “titolarità” dei contatori, sono la prova tangibile di una legislazione ormai caratterizzata dall’essere tutto fuorché chiara, comprensibile e, soprattutto, coerente con i principi generali dell’ Ordinamento giuridico.

Molto correttamente lei richiama il D.M. 93/2017 che definisce “Titolare di uno strumento di misura” la persona fisica o giuridica titolare della proprietà dello strumento di misura o che, ad altro titolo, ha la responsabilità dell’attività di misura”.

La vigente legislazione metrologica si occupa degli strumenti di misura, e ne regola l’utilizzo in funzione della destinazione d’uso a garanzia delle transazioni commerciali.

L’elemento rilevante del contratto è la “quantità” della cosa scambiata contro il prezzo. 

Per norma imperativa, ovvero inderogabile, lo strumento impiegato per apprezzare la suddetta quantità deve essere uno strumento di misura legale.

Ciò conferisce al venditore la responsabilità dell’attività di misura.

Si sanziona così, per esempio, un rivenditore di carburante, se ne consegna una quantità diversa da quella pattuita, o se utilizza uno strumento di misura illegale.

Mi chiedo a questo punto, cosa c’entra la proprietà dello strumento ai fini della commissione dell’illecito ?

In altre parole, il fruttivendolo o il macellaio che ci consegnano rispettivamente una quantità di frutta o di carne diversa da quella pattuita, o apprezzata con uno strumento di misura illegale, sul piano giuridico agiscono come il benzinaio.

Da notare che la maggior parte delle stazioni di servizio sono di proprietà delle compagnie petrolifere, ma la responsabilità dell’attività di misura grava sul gestore della stazione.

Quindi la proprietà di uno strumento di misura poco c’entra con la responsabilità di chi lo utilizza.

Ciò premesso, dovrebbe essere del tutto logico considerare il venditore di energia elettrica, o di gas, quale titolare dello strumento: è lui che si avvale dei contatori per quantificare ai propri clienti quello che vende.

Per puro esercizio accademico, se si volesse accedere a una diversa interpretazione giuridica secondo la quale è il distributore, di gas o di energia elettrica, il titolare dello strumento di misura, in quanto proprietario dei rispettivi contatori, potrebbe succedere che:

 1. qualora lo strumento di misura fosse difettoso, ovvero registrasse quantitativi di energia maggiori di quelli effettivamente transitati, sarebbe il venditore di energia a incamerare l’ingiusto profitto, ivi comprese le conseguenze penali per l’ingiusto arricchimento.

2. viste le condizioni di funzionamento dei contatori, gas ed elettrici, in molti casi operanti nelle pubbliche vie e quindi facilmente accessibili a chiunque, se si dovessero riscontrare alterazioni o manomissioni dei sigilli legali, il soggetto giuridico chiamato a risponderne sarebbe, per previsione del D.M. 93/2017 il distributore, in quanto proprietario, ed anche perché obbligato a preservare l’integrità dei sigilli nel tempo.

Un’ultima considerazione sulla proprietà di una cosa mobile, atteso che i contatori vengono pagati dai consumatori.

Per quale recondito principio se pago lo strumento di misura, il diritto reale di proprietà è in capo ad un altro ? 

A tal punto, se vi fosse la rivendicazione della proprietà del contatore da parte del distributore, sarebbe naturale la petizione dell’Utente finale di richiedere al Distributore la prova della titolarità di tale diritto.

E, per legge, il distributore è tenuto a fornirla.

Mi punge vaghezza che meglio sarebbe per un legislatore più attento procedere ad un rivisitazione della definizione del “titolare dello strumento di misura”, assieme ad altre questioni meritevoli di revisione del citato D.M. 93/2017.

Cordiali saluti.

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