Percorso a ostacoli per la TAP

Le dichiarazioni di Barbara Lezzi, ministro per il Mezzogiorno, fanno presagire nuove battaglie sul progetto.

Anche se non è vero, come invece dichiara il ministro, che la TAP è direttamente partecipata da Gazprom, la presenza dei russi è palpabile.

Se dal punto di vista politico l’espresso faceva un quadro inquietante dell’intero progetto, da quello tecnico un rapporto dell’osservatorio dell’energia di Oxford concludeva che, visto il trend  di consumi del paese, all’Azerbaijan resterà ben poco gas da esportare e,nel medio termine, il gas inviato con il TAP sarà molto più russo che azero.

Con la posizione turca nei confronti dell’Europa tutt’altro che chiara, una sempre più marcata dipendenza energetica della Turchia dai russi e il tracciato turco del gasdotto, c’è il serio rischio di ritrovarsi nella medesima situazione nella quale l’Europa si ritrova ogni inverno, e cioè di dover riscaldare l’Ucraina per ricevere il gas russo.

Se poi, come conclude il rapporto, il gas russo sarà sempre il più competitivo, la diversificazione della fonti di approvvigionamento per l’italia, sbandierata con grande enfasi da tutti, risulta una colossale balla. Sempre Oxford, il corridoio sud del gas soddisferà per non più del 2% la domanda di gas europea.

Venendo meno la diversificazione delle fonti di approvvigionamento, e cioè una delle prerogative per la realizzazione del gasdotto, quali sarebbero quindi i reali vantaggi per l’Italia?

Prima di tutto non è scontato che il gas che arriverà con il TAP sarà bruciato in Italia.

Senza leggere i contratti non è possibile fare alcuna previsione e siccome i contratti, se ci sono, sono secretati in Svizzera, chi si pronuncia al riguardo fa solo illazioni. Snam peraltro partecipa al progetto per il 20% ed è auspicabile che ENI possa esercitare una pari opzione di  ritiro.

Per il resto, il gas potrà essere venduto dovunque e prova ne è che la stazione di misurazione  del gas in arrivo non sarà soggetta ad alcun controllo fiscale da parte dell’Agenzia delle Dogane italiana.

In sostanza, quindi, e non si sa a quali condizioni, abbiamo concesso ad una multinazionale svizzera una delle più belle spiagge del Salento, scartando l’ipotesi di deviare il gas alla centrale a carbone di Brindisi o all’acciaieria di Taranto, che ne avrebbero avuto davvero bisogno.

Il ministro Lezzi dovrà inoltre chiarire come “l’accordo a suo tempo concluso con questa  multinazionale si concretizzò violando alcuni principi. Anzitutto quello  della libera concorrenza, sancito da una direttiva europea”.

Sarà quindi interessante capire a quali condizioni é stato concesso (?) a TAP l’approdo sulla spiaggia di Santa Foca, quali erano le deroghe, se e quanto peserà sulle bollette degli italiani la costruzione dell’impianto di Meledugno  e della bretella Snam che, con un percorso di 60 km in mezzo agli olivi, collegherà Meledugno a Brindisi.

Sempre secondo Lezzi “grazie a questa deroga concessa a Tap, di costi minori per gli utenti potrebbero non essercene. Anzi Tap potrebbe remunerare il capitale che ha investito nella costruzione dell’opera, proprio gravando sulle bollette”.

In attesa dei chiarimenti, per il momento si può solamente dire che il gasdotto potrebbe contribuire alla sola sicurezza dell’approvvigionamento di gas, anche alla luce della prossima scadenza dei contratti con Russia e Algeria, del calo della produzione nel Mare del Nord e dei cronici problemi con il gasdotto libico.

E’ quindi prematuro  dire che il gasdotto aumenterà la concorrenza  abbassando il costo dell’energia per consumatori e imprese italiane mentre non è difficile immaginare che Gazprom potrà imporre la sua politica commerciale all’Europa, come ha già fatto con l’accordo per il raddoppio del gasdotto del Baltico con i tedeschi.

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