Il distributore onnipotente

Il distributore misura l’energia elettrica ma il suo operato, come nei due esempi che seguono, sembra immune a qualsiasi controllo.

Così i fornitori restano in attesa delle letture del distributore e, magari per anni, fatturano consumi stimati con enormi vantaggi per lo Stato che incassa più accise, imposte e IVA.

Nel primo caso il distributore, con invia una lettera al fornitore e all’utente, ammettendo di aver sbagliato a installare il contatore e, secondo il suo inappellabile giudizio, l’utente consumava di più di quanto gli veniva addebitato. Per giustificarsi, il distributore  tira in ballo coefficienti che la metrologia legale non prevede. L’utente in questo caso non ci sta e chiama tutti a giudizio.

Il secondo caso riguarda un semplice utente domestico che riceve questa bolletta. Questa volta non ci sono K ma il risultato è lo stesso.

errore lettura

Tra letture errate e letture stimate, pur essendo il contatore letto da remoto, l’utente paga molto più del dovuto, e non per colpa sua.

10 pensieri su “Il distributore onnipotente

  1. “Chiama tutti a giudizio”, ma solo se il contenzioso vale qualche decina di migliaia di Euro, diversamente fra CTU,CTP, spese rifuse anche se ha ragione al 100% alla fine rischia di pagare piu del contenzioso. Vi sembra normale che questo avvenga anche se è tutto falsato. Faccio presente che ci si deve basare sui dati forniti dalle controparti che hanno chiesto il conguaglio. “Per fortuna” che entrati in causa molto spesso ci sono delle incongruenze eclatanti gia’ sui sui documenti messi a disposizione quali ad esempio una punta di 10 kWh massimi in un mase di 720 ore (pertanto con un consumo massimo di 7200 kWh con carico costannte) veniva addebitato a 11.000 KWh. Altri dati permettono di scoprire letture dichiarate reali in realtà basate su un consumo stimato che vede la lettura incrementata di tale valore ma in realta’ mai fatta.
    Fatture di conguaglio emesse assieme a note di credito anche più volte per lo stesso periodo. Conguagli per voci diverse e per periodi diversi sullo stesso documento es. 6 mesi per energia, 9 mesi per gli oneri di sistema, 12 mesi per le Accise il tutto su poche righe senza dettaglio e poi quando alla prima richiesta di chiarimento dichiarano: TUTTO REGOLARE, subentra il panico (per noi che lo facciamo di professione sale un’immensa rabbia per il soppruso anche se potrebbe sembrare una possibilità di lavoro, purtroppo inutile alla lunga anche per noi che viviamo questo sistema in generale e non parlo solo dei KWh).
    Dovrebbe per delibera dell’Autorità obbligare al rimborso totale delle spese sostenute o del maggior danno quando il Giudice dichiara la non coerenza della richiesta anche se parziale.
    Può sembrare a noi costituzionale, ma ritengo che sia la stessa cosa pagare tutte le spese anche a vittoria piena sul contenzioso.
    Buona giornata.
    Umberto Bianchi

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  2. il coefficiente K in questione si riferisce al rapporto di trasformazione introdotto dai TA e dai TV utilizzati in cabina (la bolletta da lei allegata, da oltre 1’200’000 kWh, si riferisce presumibilmente ad un utente allacciato in media tensione).
    Ovviamente in media tensione è impensabile utilizzare un contatore ad inserzione diretta: ne consegue altrettanto ovviamente che è necessario usare un coefficiente K, per riportare al primario le grandezze misurate dal contatore, collegato al secondario dei trasformatori di misura.
    Il problema è sicuramente sorto per un errore del distributore ma, nei mesi trascorsi prima che il distributore si accorgesse del problema, il cliente ha pagato per un consumo di energia inferiore della metà rispetto a quello effettivo. Inutile da parte sua chiamare a giudizio chicchessia, in quanto non non avrebbe nessun rientro economico in merito.

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    • La scusa utilizzata dal distributore del “tanto lo sapeva benissimo che consumava il doppio di quello pagava” é tragica ed é senz’altro meglio che lei resti nell’anonimato se vuole continuare a difendere l’indifendibile. L’errore del distributore é pacifico e l’utente ha tutti i diritti di non pagarne le conseguenze.

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      • Di tragico non vedo proprio nulla. Quello che l’utente non ha pagato prima (ingiustamente, visto che lo ha consumato) lo paga a conguaglio. Sarebbe scorretto che pagasse delle penali o degli interessi, in quanto il tutto è stato causato da un errore da parte del distributore. Ma non mi pare che nella bolletta allegata si parli di penali od interessi.
        Di tragico c’è solo il fatto che qualcuno non abbia capito a che cosa serve il coefficiente K e perché non è possibile evitarlo in caso di inserzione indiretta del contatore!

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    • Egr. Sig. Anonimo,
      posto che “il coefficiente K in questione si riferisce al rapporto di trasformazione introdotto dai TA e dai TV utilizzati in cabina”, come Lei afferma, sia vero, e non ho ragione di credere che così non sia, e che materialmente “in media tensione è impensabile utilizzare un contatore ad inserzione diretta”, le mie considerazioni sono:

      1. Il misuratore di energia elettrica attiva, se é legale e funziona regolarmente, fornisce una lettura che dovrebbe costituire il risultato della misura che diventa la base su cui calcolare il corrispettivo dovuto dall’utilizzatore dell’energia consumata. Ma qui così non è: perché c’è bisogno di moltiplicare il risultato della misurazione per un coefficiente K? e chi garantisce la “correttezza” del K?

      2. Essendo K il risultato del rapporto di trasformazione introdotto da TA e di TV è logica consequenziale che l’errore sul trasformatore TA e quello TV si riverbera sul K.

      3. Se a questo aggiunge che anche il misuratore di energia elettrica attiva è gravato da un proprio errore, alla fine delle fini, moltiplicando il risultato della misurazione per K (un valore che nessuno garantisce) si ottiene una catena di errori degna dello studio di un matematico!

      E’questo il livello della Civiltà della Misura promesso dai Messia della MID ?

      Con i dovuti distinguo, c’è una perfetta simmetria con la misurazione del gas naturale, specie in ambito domestico. Anche in tale settore il risultato della misurazione, non è quanto indicato dal misuratore di volume di gas, quanto il risultato del prodotto tra il Volume in metri cubi indicati dal misuratore per un coefficiente di moltiplicazione C, o K: anche qui garantiti da nessuno.

      Condividendo l’assunto dell’Ing. Beltrame, ove è stata spesa la parola “tragico”, Lei replica motivando “Di tragico c’è solo il fatto che qualcuno non abbia capito a che cosa serve il coefficiente K”; mi permetto invece di dire, da uomo della strada, che siamo nel 2017, con tecnologie avanzatissime pervenuti alla generazione dei contatori elettronici dell’energia elettrica e del gas, definiti e propagandati come “intelligenti” : ma in bolletta il corrispettivo dell’energia elettrica consumata nel caso di fornitura elettrica in media tensione, e nella caso del gas, è sempre il prodotto tra ciò che compare sul quadrante dello strumento moltiplicato rispettivamente (a seconda delle 2 diverse forme di energia) per K o per C.

      E’ questa la vera tragedia, caro Sig. Anonimo.

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      • Cavaliere nero, rispondo ai suoi punti 1),2) e 3)
        c’è bisogno del coefficiente K perché, essendo il contatore collegato al secondario dei TA e dei TV, misura la potenza attiva vista al secondario dei suddetti strimenti di misura, proporzionale a quella al primario.
        Sotto questo punto di vista il contatore non ha bisogno di nessun K e misura sempre e comunque l’energia che fisicamente vede attraversarlo. Il coefficiente K, serve al distributore per ottenere la potenza attiva consumata effettivamente, moltiplica la misura del contatore per K.
        L’incertezza di misura dei TA e dei TV concorre all’accuratezza della misura di energia. Per questo i TA e TV utilizzati per le misure fiscali devono rispondere a requisiti di accuratezza stabiliti dalle norme tecniche e dalla legislazione (ad esempio la stessa MID e le norme della serie IEC 60044 ), e sono accompagnati da un certificato di collaudo e taratura al momento dell’installazione.
        Ad oggi, nel 2017, dal punto di vista tecnico, non si può fare diversamente. E’ del tutto normale in ambito misuristico avere a che fare con una catena di misura. Non servono matematici, sono cose che si studiano anche all’ITIS.
        Non che l’uomo della strada lo debba conoscere, ma non ci sono proprio tragedie.

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      • Caro someone hai le idee un po’ confuse: il contatore non ha bisogno di nessun K è quello che serve al distributore e misurare correttamente secondo la MID senza la necessità di moltiplicare un bel niente!

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  3. Grazie Cavaliere Nero per il puntuale intervento.

    AEEGSI non ha alcuna competenza in metrologia legale ma solamente sulla gestione dei dati di consumo una volta prodotti dallo strumento la cui conformità metrologica compete unicamente al Ministero.
    In merito alla misurazione del gas l’Autorità, con la PAS 1/08, dichiara “Allo stato, non esiste una norma di legge che definisca quali debbano essere le condizioni di pressione e di temperatura da utilizzare per effettuare una misura oggettiva del gas naturale. La prassi di alcune transazioni commerciali prevede che il gas erogato venga misurato secondo un’unità di misura indicata quale “metro cubo alle condizioni standard”, ovvero a 15° C e pressione assoluta pari a 1.013,25 millibar, come previsto dalla disciplina fiscale di cui si tratterà al punto successivo”

    Ho avuto modo, in passato, di discutere l’argomento con un funzionario di AEEGSI che ha espresso la sua opinione nel modo seguente:

    ########

    Egr. ing. Beltrame, di seguito alcuni brevi commenti e un auspicio.

    Quanto alla legge, le consiglio di rileggere art 21, comma 14 del Testo Unico Accise, come modificato dal d.lgs. 2/2/2007, n. 26.

    Quanto al suo testo rilevo che:

    – in Europa misurano in m3 e fatturano in kWh. A prescindere dal fatto che, personalmente, auspico che si arrivi a fatturare in kWh anche da noi, il problema da lei stigmatizzato rimane (anzi è ben più acuito): si usano due misure per lo stesso bene. Senza tener conto che la bolletta dovrebbe evidenziare i kWh, i m3 misurati e gli Sm3 per le accise;

    – dal momento che alle cabine REMI la misura del gas è compensata, se si usasse la misura in m3, si verificherebbe esattamente ciò che lei ancora stigmatizza: lo stesso soggetto (il venditore) acquisterebbe secondo un indice di misura e venderebbe lo stesso bene secondo un altro indice (potrebbe essere un affare!);

    – le ho già fatto la domanda. Come fanno in Europa a fatturare in kWh, dal momento che il potere calorifico di un m3 di gas è diverso se misuro il m3 a 30 °C e 2 bar, o a 0 °C e 1 bar?

    – visto da un altro punto di vista. Sinteticamente: la tariffa viene determinata dividendo i costi da riconoscere al sistema (la loro copertura è obbligatoria) per i volumi (o i kWh) di consumo presunto. Deve pertanto valere l’uguaglianza (Costi/m3)*m3=(Costi/Sm3)*Sm3, cioè Tariffa1*m3=Tariffa2*Sm3. Se si decidesse, malauguratamente, di fatturare i m3, le tariffe sarebbero diverse. Anzi, dal momento che ciò che consumiamo non sono i m3, ma l’energia contenuta nel m3 consumato, avremmo una tariffa diversa da punto a punto e nell’arco dell’anno termico (senza tener conto delle accise, che richiederebbero una misura a parte). Non mi pare una gran soluzione!

    Quanto all’auspicio: smettiamo di seminare zizzania in un campo già pieno di erbacce.
    Sforziamoci semmai di estirpare quelle che già ci sono!

    ###########

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  4. Uno dei princìpi della metrologia legale è che per ogni strumento di misura, che sia di tipo omologato e che funzioni in accordo a quanto stabilito dalla omologazione, vale quanto segue: il risultato della misurazione, visualizzato sull’indicatore dello strumento, o display, è l’unico elemento che fa fede nella transazione tra le parti, senza la necessità di alcuna correzione successiva.
    Un esempio può essere utile: se in inverno acquistiamo 10 litri di benzina presso un distributore e la benzina è alla temperatura di 6°C, paghiamo il corrispettivo dato dal prezzo unitario moltiplicato per la quantità di benzina erogata: i 10 litri. Il gestore della stazione di servizio non può dirci che la temperatura della benzina erogata è di 6°C né che, se la temperatura fosse di 15°C, i litri sarebbero più di 10. Il gestore non può cioè applicare un fattore di correzione K che tenga conto della temperatura, che è una variabile oggettiva d’influenza sul volume erogato. Per un principio di certezza del diritto, in metrologia legale, il volume s’intente garantito alle condizioni di misurazione. Ovviamente d’estate accade il contrario e cioè non possiamo rifiutare i 10 litri di benzina a 28 °C. Se infatti riportassimo i 10 litri alla temperatura di 15 °C, allora il suo volume diminuirebbe ed i 10 litri non sarebbero più tali.

    Eppure,per la misura del gas, e in alcuni casi per quella dell’energia elettrica, chi ce li vende applica al risultato della misura visualizzato dalle tamburelle o display del contatore, un coefficiente C o K. Lo si può verificare su qualsiasi bolletta del gas: se il contatore segna 225 metri cubi di gas consumato, ce ne viene addebitata una quantità sempre maggiore.

    Ove il contatore segnasse 225 metri cubi di consumo, se il coefficiente in concreto applicato fosse C=1,052 vi ritrovereste a dover pagare 225 x 1,052 = 236,70 metri cubi di gas: ovvero 11,70 metri cubi di gas in più.

    Allo stato non esiste alcuna legge che legittimi l’applicazione di coefficienti correttivi al risultato di una misurazione effettuata con uno strumento di misura legale e ciò avviene su tutto il territorio nazionale e il totale silenzio delle istituzioni quali l’Autorità dell’Energia Elettrica, il Gas ed il Sistema Idrico e il Ministero dello Sviluppo Economico.

    L’ordinamento Comunitario ed Internazionale impone che il gas sia misurato in metri cubi, non in metri cubi standard. Scrivere su una bolletta un consumo di 236 metri cubi standard o Smc comporta l’applicazione di una sanzione di circa € 280 per violazione alle regole sulla corretta indicazione delle unità di misura.

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