Chi paga la grid parity?

Per ogni kWh consumato in Italia, circa 6 centesimi di euro vanno alle energie rinnovabili, 5 al fornitore e 6 per oneri di sistema, accise, tasse e IVA e IVA sulle accise.

Con la bellezza di 13 miliardi di euro all’anno a favore delle rinnovabili, caricato sulle nostre bollette dei prossimi dieci, si organizzano simposi dove si sparla di grid parity.

La grid parity si dovrebbe raggiungere quando l’energia prodotta con sole e vento costa quanto produrla con il fossile, e le due energie sono disponibili in rete.

Ma, dipendendo da sole e vento, l’energia da rinnovabile é discontinua e allora il consumatore paga i produttori solo per tenere ferme, ma pronte a funzionare, le centrali a fossile , cioè a gas, carbone o petrolio.

Vero é che con sole e vento migliora il clima, ma quanto ci costa e chi ci guadagna?

La grid parity andrebbe sempre valutata da due punti di vista: da quello di chi l’energia la produce, e la vende, e da quello di chi la compra.

Al consumatore italiano la grid party interessa molto meno di chi invece gliela offre, certificata ( tutto da verificare ) e ad un prezzo di affezione.

In Italia le grid parity sono due: quella raggiunta con gli incentivi e l’altra che, senza incentivi, in realtà non esiste. Non esiste perché se ci fosse stata avrebbe ridotto drasticamente la differenza tra il prezzo all’ingrosso e quello al dettaglio, cosa che invece non é accaduta.

Solo adesso, dopo dieci anni dai primi conti energia, che stanno dissanguando i consumatori, società straniere stanno investendo in giganteschi parchi come quello di Montalto di Castro, da poco entrato in servizio. Come sempre, l’Italia ci mette solo il terreno in attesa che, prima o poi, impianti come questo partecipino alla grande torta del mercato del dipacciamento.

La grid parity all’italiana è onirica: bello bruciare meno fossile e mantenere l’aria pulita, peccato però che tutto venga posto a carico dei consumatori.

Per il consumatore é anzi andata molto peggio perché ora non solo non approfitta del basso prezzo del petrolio ma paga l’energia più cara in Europa.

Se avessimo per tempo previsto queste distorsioni e avessimo sbottigliato il sole del sud verso il nord, o solo verso la Sicilia, o il vento della Sicilia verso il continente, potremmo oggi parlare di grid parity.

Avessimo, con tali risorse, strutturato una filiera industriale.

Nulla! I pannelli sono cinesi, le pale eoliche danesi o tedesche, gli inverters cinesi o tedeschi, i quadri di potenza francesi e tedeschi, i contatori cinesi, commercializzati e controllati da Enel.

In compenso i fondi verdi ci sfilano i soldi dalle tasche a ogni bolletta e li spediscono esentasse in Lussemburgo, per la soddisfazione di banche e finanziarie estere.

Non é come in  Germania dove sono i consumatori a beneficiarne e non gli speculatori.

Alla fine avremo speso centinaia di  miliardi e non avremo creato nulla se non una montagna di debiti, che peseranno sulla prossima generazione, a meno dello scoppio della bolla.

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