La validazione del dato di consumo

La direttiva MID stabilisce, senza alcun dubbio interpretativo, che il dato fidefacente la transazione é quello indicato dal contatore, cioè quello letto dal consumatore.

Se il contatore é omologato MID, non ci sarebbe bisogno di alcuna validazione del dato di consumo eppure i fornitori, di gas e di energia elettrica, devono ottenere conferma dal distributore che il dato é corretto.

In attesa della conferma, in cronico ritardo perché i distributori non leggono i contatori e facilmente il dato si perde nella trasmissione, il fornitore emette sempre bollette basate su consumi stimati, sempre maggiori di quelli effettivi.

Che il contatore funzioni o meno, il distributore si arroga così il diritto, nei tempi che ritiene opportuni, di validare il dato.

Fatturare consumi, sempre maggiori di quelli reali, significa evidenti vantaggi per lo Stato, in termini di accise, imposte e IVA.

Il caso segnalato da un lettore é utile per capire l’enorme potere del distributore in questa procedura tutta italiana; distributore che é spesso controllato dalla stessa società che controlla il fornitore, con evidenti vantaggi per quest’ultimo.

Succede che, dopo alcuni anni, il distributore si accorge che l’energia fornita era maggiore di quella conteggiata perché un fantomatico coefficiente K era diverso da quello impostato nel contatore, operazione effettuata dallo stesso distributore.

Essendo uno strumento omologato MID, il contatore dovrebbe tenere già conto di tutti i K possibili – come si evince dalla dichiarazione di conformità dello strumento – e, se è stato impostato o utilizzato male dal distributore, non é senz’altro colpa dell’utente.

La MID infatti prevede che, una volta posizionato e installato, non possono essere modificate le caratteristiche metrologiche del contatore, né localmente né da remoto.

5 pensieri su “La validazione del dato di consumo

  1. Egr. ing. Beltrame
    Mi collego al discorso fatto dal cavaliere nero.
    Infatti se ordino al macellaio due etti di fettine e gli faccio presente di inviarmele a casa sono sicuro che, dato che i suoi strumenti di misura, vedi bilance, sono controllati periodicamente, come anche quelle degli orafi, sono sicuro che no si azzarda, pena denuncia, ad inviarmi della merce il cui peso fosse differente da quello reale.
    L’anomalia, e penso che non sia proprio un’anomalia tutta italiana, sta nel fatto che l’Autorità, uscendo in toto dal suo ambito di responsabilità, ha reso legale ciò che legale non è.
    Questo è l’assurdo in quanto le società distributrici si avvalgono di delibere che non hanno valore legale ai fini del riconoscimento della misura in quanto sia gli strumenti che il sistema di trasmissione non sono stati omologati dall’organo competente.
    Ma questa è l’Italia dove non è la legge che fa testo: al contrario solo quello che fa comodo alle grandi società ratificato dall’ente che dovrebbe sovrintendere ai controlli in questi campi.
    Purtroppo il cittadino si trova a lottare contro interessi di notevoli proporzioni rispetto ai quali risulta soccombente a meno che non sia denunciata una class action a livello nazionale.
    Tutte le associazioni che tutelano gli utenti dovrebbero interessarsi a questo problema e forse sarebbe risolto.
    Ad oggi non vedo la soluzione in quanto né a livello politico né a livello tecnico si tende a risolvere questi problemi sa perché: se io tolgo pochi euro a moltissime persone, loro non se ne accorgono ma chi li incassa, considerato il numero elevato di persone coinvolte, porta nelle casse i milioni di euro.

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    • Caro amici, in merito alla mancanza di legalità della telegestione, personalmente e come Movimento cittadini indifesi, nei confronti di e – distribuzione e del MISE, da tempo ho intrapreso un’attività giudiziale che dovrebbe concludersi con il ritiro dal mercato del contatore GEM e del suo successore, ancora più intelligente o di ultima generazione.
      Tale provvedimento del MISE , verrà emesso ai sensi dell’art. 16 e 17 del Dgls 22/2017, poichè il contatore GEM, non può essere interconnesso in telegestione con altri software, a sensi dell’allegato 1, di cui ai punti 7, 8, 10.
      Unica possibilità per e – distribuzione di continuare ad operare con la telegestione, risiede nell’accoglimento nella nostra diffida transattiva di inserire a valle del telegestore esistente, un contatore omologato MID, non collegabile e non collegato da remoto con altri software, così da avere in esclusiva la funzione di contatore di controllo probante dei consumi.
      Enel potrà utilizzare la telegestione con funzioni al di fuori della misurazione probante dei consumi.
      Potrà anche effettuare misurazione e telelettura, salvo che le quantità di energia esposte in fattura non avranno alcun valore legale, infatti è solo il contatore di controllo posto a valle dell’attuale telegestore che, farà fede, per fatturare i consumi, pertanto in caso di valori difformi la fattura verrà automaticamente annullata e riemessa con i consumi del contatore di controllo.
      Tutto ciò è compiutamente descritto nel blog ufficiale dell’MCI movimento cittadini indifesi.
      A presto con i risultati.
      cordiali saluti
      Andrea Di Giovanni

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  2. Mi meraviglio che stiamo discutendo di queste cose: per quanto mi riguarda l’emissione di fatture in base a letture fatte a distanza è completamente illegale.
    Difatti, allo stato attuale, l’AEEGSI non ha fornito le caratteristiche del sistema di trasmissione dati dal contatore, attualmente unico elemento di misura, alla centrale, in contrasto con quanto previsto dalle norme di legge nel campo delle misure.
    Pur in presenza di una legge che stabilisce che il dato di misura è quello del contatore ancora oggi l’Autorità approva che il dato fatturato non è quello del contatore ma quello misurato in centrale.
    Quello che sorprende, a parte questa anomalia, è il fatto che, considerato che il dato del contatore viene inviato in centrale, come mai le società distributrici inviano periodicamente alle società fornitrici dati una volta stimati e poi effettivi?
    Ma se il dato può essere ottenuto in tempo reale che senso ha parlare di consumo stimato e successivamente emettere la fattura di conguaglio su dati effettivi?
    Penso che questo sia un falso problema e che le società distributrici ci marciano in merito alla comunicazione dei dati effettivi in tempo reale.
    Mi dovrebbero spiegare a che cosa serve la tele lettura.

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  3. E’ veramente sconcertante che nel settore della metrologia legale, sia stato possibile insinuare il meccanismo “luciferino” della validazione del dato di misura. Se acquistiamo 2 etti di prosciutto o 20 litri di benzina, il venditore e il compratore hanno immediatamente il risultato della misurazione in termini di: quantità richiesta e di quella effettivamente consegnata. Se gli strumenti sono regolari, e funzionano correttamente, le transazioni si concludono con lo scambio della cosa contro il prezzo. Per l’energia elettrica, perché il dato che compare sul contatore per la sua efficacia deve essere previamente validato: per di più da un soggetto che è direttamente coinvolto nella misurazione? Ma come? Il legislatore Comunitario non ha sancito che il dato che compare sul contatore è l’unico su cui basare la transazione tra le parti ? E se così non fosse, che razza di strumento di misura sarebbe, quello le cui risultanze dovessero aver bisogno della validazione dei dati che fornisce ai fini di esser considerabili fruibili e corretti? Mettiamo,per assurdo,che il dato venga ritenuto “non validabile” allora, nascono due conseguenze assai serie: lo strumento non è più affidabile dal punto di vista metrologico,e cosa più grave, qualcuno da remoto si sente in diritto di correggerlo!E’ questa la trasparenza del mercato e la parità dei diritti e di tutela di chi compra rispetto a chi vende?

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