L’allegra gestione del freddo

Gennaio e febbraio sono i mesi più freddi e, come ogni anno, il Ministero dello Sviluppo Economico lancia l’allarme ripreso dai media che tendono subito a rassicurare il popolo degli utenti.

Ieri é scattato solo lo stato di allerta e speriamo che tale resti perché, se peggiora, arriverà il conto.  Ma come vengono gestite queste situazioni?

Era il gennaio 2015 e ci raccontarono che il 29/12/14 ” é stato consuntivato un volume giornaliero erogato da stoccaggio superiore al 100% della capacità di erogazione giornaliera conferita e disponibile agli utenti”.

Poteva significare che il prelievo dagli stoccaggi era stato più del doppio di quanto previsto, ma le dichiarazioni del Ministero sono sempre criptiche al riguardo. Detta così, sembrava fossero stati prelevati dagli stoccaggi 110 milioni di m3, un valore superiore alle previsioni di 93 milioni di metri cubi, forse perché arrivava meno gas dalla Russia.

“La condizione di allarme, definita dal piano emergenza gas, prevede che siano gli operatori a mettere in campo tutte le azioni di mercato più opportune per consentire il ritorno alla normalità, senza il ricorso alle misure eccezionali previste nel caso scatti il livello più elevato di crisi”

Con un tempismo perfetto, e solo un giorno dopo l’allarme, si materializzava una metaniera che, proprio il primo gennaio, concludeva le operazioni di trasferimento di 100.000 m3 di GNL – gas naturale liquefatto – pari a 60 milioni di m3 di gas – al rigassificatore di Livorno.

Quindi, al il primo allarme, si erano forse dimenticati che stava arrivando il gas a Livorno oppure hanno dichiarato l’emergenza perché stava arrivando la nave?

Nei due casi, quanto ci costerà in bolletta?

E cosa può succedere se ritorna il freddo:

“In particolare l’Autorità, con parere favorevole del Comitato emergenza gas, può richiedere a Snam Rete Gas di tagliare le forniture a quei clienti industriali che abbiano sottoscritto contratti “interrompibili” che prevedano, in cambio di sconti, la possibilità di una riduzione delle erogazioni. La stessa Autorità può chiedere a Terna di attivare le centrali elettriche alimentate ad olio combustibile o altri combustibili diversi dal gas”

Con pesanti conseguenze per le industrie e per i consumatori, che pagherebbero con la bolletta i costi per riavviare le centrali a olio combustibile, con grande soddisfazione dei produttori che non aspettano altro che utilizzare vecchie centrali, magari a carbone come nel centro di Genova, nei casi di emergenza, lucrandoci.

Previsto anche il ricorso all’aumento delle importazioni, utilizzando la flessibilità dei contratti di import o facendo ricorso a contratti spot”.

Nel febbraio del 2012, il picco di consumo di gas giornaliero fu di ben 440 milioni di m3 e Scaroni dichiarò al governo che c’era gas solo per tre giorni. L’attuale senatore Mucchetti, a quel tempo, era al Corriere e scrisse un interessante articolo.  

Anche in quell’occasione giravano navi e non tornavano i conti!

Oggi siamo in stato di allerta, non é ancora di emergenza. I criteri per stabilire i gradi di allerta o di  emergenza sono talmente superati che il prezzo in emergenza vale quattro volte quello di borsa e siccome il prezzo di borsa pesa per la metà della nostra bolletta.

Sempre dopo, si apprende che la centrale Enel di Bastardo in Umbria, che riceve carbone da Ancona, ha funzionato per tre giorni. Era una delle centrali in vendita con un costo di produzione del kWh che sarà da vero antiquariato.

Un pensiero su “L’allegra gestione del freddo

  1. La gestione dell’allarme gas di fine 2014 non va giù all’Associazione dei grossisti di energia e dei trader (Aiget), che ha chiesto al ministero dello Sviluppo economico “un confronto ai fini di una corretta interpretazione delle procedure di attivazione del Piano di emergenza gas”. Nello specifico, spiega Aiget in una nota, il 28 dicembre scorso e nei giorni successivi, in ragione del calo delle temperature e del conseguente repentino aumento della domanda di gas, il Mise ha attivato lo stato di “allerta” previsto dal Piano di emergenza, nel momento in cui le erogazioni dallo stoccaggio hanno ecceduto il 100% della capacità conferita.
    In tale contesto, e in particolare il pomeriggio del 31 dicembre 2014, a giudizio dell’associazione si è però verificata almeno una delle condizioni descritte nel paragrafo 2.3 del Piano, e cioè: un eccesso di erogazione consuntivato rispetto alla capacità commercialmente messa a disposizione degli utenti nei giorni 29 e 30 dicembre e una previsione di eccesso di erogazione nella giornata in corso. A ciò, tuttavia, non è seguita un’effettiva attivazione dello stato di “emergenza”.
    Alla luce di quanto accaduto, Aiget ritiene che “nella procedura di attivazione dei vari livelli del Piano di emergenza non debba esserci spazio per valutazioni arbitrarie, in modo che gli operatori possano impostare le proprie strategie operative sui mercati, sapendo con certezza qual è il prezzo che verrà applicato agli sbilanciamenti”.
    Grossisti e trader chiedono quindi che “vengano chiarite più nel dettaglio le modalità applicative del Piano di emergenza e che, se necessario, vengano apportati gli opportuni cambiamenti delle stesse per assicurare la maggiore oggettività possibile senza rischiare di dichiarare situazioni di ‘emergenza’ non necessarie”.

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