Chi paga la grid parity?

Per ogni kWh consumato, 6 centesimi vanno alle rinnovabili, 5 al fornitore e 6 coprono oneri di sistema, le accise, tasse e IVA. 

Con un conto di 13 miliardi di euro all’anno, per i prossimi 15, c’è qualche buontempone che si rallegra per la  grid parity.

La grid parity si raggiunge quando l’energia prodotta con sole e vento costa quanto produrla con il fossile e le due energie sono disponibili in rete.

Se non c’è sole, o non c’è vento, l’energia da rinnovabile manca e allora bisogna pagare quelli che mantengono le centrali a fossile pronte per funzionare.

Vero é che con sole e vento migliora il clima, ma quanto ci costa e chi ci guadagna?

La grid parity va valutata da due punti di vista: da quello di chi l’energia la produce e la vende e da quello di chi la compra e la paga.

In Italia le grid parity sono due: quella raggiunta con gli incentivi e l’altra, che senza incentivi, non esiste. Non esiste perché se ci fosse stata avrebbe ridotto drasticamente la differenza tra il prezzo all’ingrosso e quello al dettaglio, cosa che invece non é accaduta.

La grid parity all’italiana è onirica: é bello bruciare meno fossile e mantenere l’aria pulita, peccato però che tutto venga posto a carico dei consumatori.

Per il consumatore é anzi andata molto peggio perché ora non solo non approfitta del basso prezzo del petrolio, ma paga sempre di più i produttori di rinnovabile.

E così, dopo i tedeschi, abbiamo l’energia più cara di tutta europa.

Se avessimo per tempo previsto queste distorsioni e avessimo sbottigliato il sole del sud verso il nord, o solo verso la Sicilia, o il vento della Sicilia verso il continente, potremmo oggi parlare di grid parity.

E invece, siccome le rinnovabili sono discontinue, sono sempre le  nostre bollette, a pagare la disponibilità delle centrali a fossile, anche se non producono, anche se restano ferme.

E come possono diminuire così le bollette?

Avessimo, con tali risorse, strutturato una filiera industriale.

Nulla! I pannelli sono cinesi, le pale tedesche, gli inverters cinesi, i quadri di potenza francesi e tedeschi, i contatori cinesi.

In compenso i fondi verdi ci sfilano i soldi dalle tasche a ogni bolletta e li spediscono esentasse in Lussemburgo, per la felicità di banche e finanziarie estere.

Non é come in  Germania dove sono i consumatori a beneficiarne e non gli speculatori.

In Germania l’energia é più cara che da noi, ma è stata creata un’intera filiera industriale.

Noi spenderemo 200 miliardi e non avremo creato nulla se non una montagna di debiti, che peseranno sulla prossima generazione, a meno dello scoppio della bolla.

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