Giocare a poker con i russi

E’ una brutta partita a poker quella con i russi: forse bluffano,ma loro hanno il gas e noi no.

Dopo averlo detto a dicembre,Gazprom ha confermato che entro due anni chiuderà i gasdotti ucraini; consiglia l’Europa di avviare i lavori per la costruzione di un gasdotto che unisca la Grecia alla Turchia perché, in futuro, il suo gas passerà dalla Turchia.

Il nuovo gasdotto intercetterà il TAP, quello che dovrebbe portare in Italia il gas azero, e non solo quello.

Per noi europei, che dobbiamo scaldarci con il gas degli stessi che teniamo sotto embargo, non è una buona notizia.

Se poi non saremo pronti  a pagare ai Russi il gas usato dagli ucraini, potremmo avere qualche problema quest’inverno e molte industrie potrebbero interrompere la produzione.

La Commissione si è detta sorpresa dall’annuncio e si aspetta che Mosca tenga fede ai contratti commerciali che la legano all’Europa.  

Ma non c’è nulla da sorprendersi: dovevamo fare con i russi il gasdotto South Stream e poi, per i problemi in Crimea, gli USA ci hanno spinti a sanzionare la Russia, che lo ha cancellato definitivamente scegliendo la Turchia.

E’ impossibile impostare, in così poco tempo, un realistico processo di diversificazione degli approvvigionamenti perché la Russia manda in Europa, attraverso l’Ucraina, 63 miliardi di metri cubi di gas, che equivalgono al nostro consumo annuo.

Lo shale-gas promesso dagli americani, se e quando arriverà, sarà molto più caro di quello russo.

Insignificante anche lo shale gas europeo, se e quando sarà disponibile.

Il gas dal nord-africa arriva un giorno si e uno no.

Fare in tempo più ri-gassificatori sarebbe una decisione assennata, e sarebbe già un successo coprire la metà di quanto ci danno oggi i Russi.

L’abbraccio alla Turchia, che si sta allontanando dall’Europa per la deriva islamico autoritaria del suo premier, ne è la prova; un abbraccio che, in questo modo, potrebbe estendersi anche alla Grecia, Serbia e ai Balcani.

 

Un pensiero su “Giocare a poker con i russi

  1. È attesa per domani la riunione del Consiglio europeo in cui si incontreranno i ministri degli Esteri
    per discutere del conflitto in Ucraina
    All’ordine del giorno, si legge in una nota, ci sono possibili interventi, in particolare in merito a ulteriori sanzioni e misure restrittive da infliggere alla Russia, ritenuta responsabile della strage che lo scorso fine settimana ha causato la morte di 30 persone nella cittadina di Mariupol. L’Ue ha esortato Putin a mantenere gli accordi di Minsk e a condannare le azioni dei separatisti, definiti intanto dall’Ucraina “organizzazioni terroristiche” in una risoluzione parlamentare approvata martedì, la stessa che chiama la Russia “paese aggressore”.
    Sul fronte di guerra aumenta la tensione e insieme lo scenario politico si fa sempre più delicato. Inghilterra, Svezia, Polonia e i Paesi Baltici non condividono molto la linea mostrata da Federica Mogherini nei mesi scorsi in tema di rapporti con la Russia, che ritengono troppo conciliante perché temono che l’Italia, in buona compagnia della Francia, voglia tendere una mano a Mosca per ricostruire relazioni commerciali. Il neo Governo greco di Alexix Tsipras invece ha già preso le distanze dal comunicato del Consiglio in cui si fa riferimento all’opportunità di adottare le sanzioni, perché a quanto pare non ne sarebbe stato informato. Un problema di procedure, ma forse anche di contenuti, perché il nuovo ministro degli Esteri greco, Nikos Kotzias, in passato si è espresso contro le sanzioni alla Russia. Per prendere decisioni sull’argomento serve il voto unanime del Consiglio, se oggi i ministri non dovessero venirne a capo è già previsto unprossimo incontro per il 12 febbraio. Intanto il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha fatto sapere che “rinnovare minacce e pressioni economiche contro la Russia costituisce una strategia assolutamente distruttiva, ingiustificata e miope”, riferendosi, oltre che all’Europa, a Barack Obama, d’accordo sulla linea di sanzioni più stringenti.

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